mercoledì 23 gennaio 2019
In foto: Traendo spunto dalla drammatica vicenda di Simona Pari, l'assessore alle Politiche Sociali del Comune di Rimini Stefano Vitali propone una riflessione sulle realtà del volontariato riminese. Pubblichiamo la riflessione, dal titolo "Rimini fuori dai riflettori":
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gio 9 set 2004 16:50 ~ ultimo agg. 00:00
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Quasi imbarazatti nel dover accostare il nome di questa Rimini vacanziera ad un evento tragico come la guerra ieri, i giornalisti, ci hanno dato la notizia che una nostra concittadina, Simona Pari, operatrice di pace in Iraq, è stata sequestrata.
Simona Pari è nata e cresciuta a Rimini, ha 29 anni e, come tanti suoi coetani Riminesi si occupa da anni di cooperazione internazionale, educazione e impegno sociale.
Simona Pari è figlia di Rimini, non una sua eccezione, perché sotto lo stereotipo del divertimentificio vacanziero Rimini cova un’anima di impegno sociale e di valori solidaristici come poche altre città in Italia.
Fuori dai soliti servizi televisivi e dai frivoli scoop giornalistici, per chi ha voglia di andare oltre le luci del sabato sera, Rimini si manifesta come uno dei fulcri della cooperazione internazionale in Italia, con le sue associazioni e i suoi volontari che da anni, fuori dai clamori del momento o dal conflitto in prima pagina, si occupano quotidianamente per ridare dignità e creare sviluppo nelle zone calde del pianeta (tante, purtroppo).
dall’ africa all’america latina passando per medio oriente e balcani, medici, infermieri, educatori, operatori del sociale riminesi portano speranza e aiuto alle popolazioni messe in ginocchio prima ancora che dalla guerra, da condizioni endemiche di povertà e discriminazione, frutto di una ingiustizia sociale in pericoloso aumento “globale”.

Oggi, tragicamente, tutta Italia si sta accorgendo che Rimini è soprattutto questo, impegno civile e sociale. Fuori dagli slogan urlati nelle piazze, dalle prime pagine dei notiziari, un esercito di volontari lavora quotidianamente senza apparire, senza mostrarsi, senza avere “visibilità”.

Vogliamo la pace, e lo gridiamo in tanti in questi mesi di lutto e dolore per le guerre sempre più vicine a noi; c’è chi poi la pace la costruisce giorno per giorno nelle strade e nelle piazze del mondo, Come Simona Pari.
L’impegno per la liberazione di Simona è oggi la cosa più importante per cui lavorare, quando tornerà al suo lavoro avremo però la responsabilità di supportare e lasciare meno sole le tante Simone che, come lei, si ostinano con cuore e consapevolezza a portare in giro per il mondo il messaggio di convivenza e pace sociale.

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