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Querelle su alberi piazza Ferrari. Pivato contro gli ‘incoerenti’

Rimini

29 luglio 2004, 16:47

in foto: Il dibattito sugli alberi abbattuti in piazza Ferrari per i lavori della Domus del Chirurgo resta acceso. Oggi in Consiglio Comunale il consigliere di AN Renzi presenterà una lettera aperta in cui si dichiara a favore della copertura della Domus, ma salvaguardando i cedri secolari del Libano.

Renzi cita una sua interrogazione presentata nel novembre scorso in cui si chiedeva di intervenire sullo stato di degrado del verde di piazza Ferrari, con particolare riferimento ai cedri. Il consigliere si rifaceva alla Carta di Firenze, regolamento sul Verde Pubblico con norme specifiche per i giardini storici.

Oggi interviene anche l’assessore alla Cultura Stefano Pivato, che condanna con fermezza chi prima ha chiesto a gran voce che si intervenisse sulla Domus e oggi critica l’intervento. Il testo della lettera di Pivato:

Su una cosa sono certo: non c’è stato alcun progetto più pubblicamente dibattuto, presentato, analizzato, valutato, sofferto, sviscerato, anche preso a pretesto per polemiche più o meno giustificate di quello del recupero della Domus Romana.
Lo dico a beneficio di tutti coloro i quali ora gridano alla ‘mancata informazione alla cittadinanza’; opinione rispettabile, per carità, ma smentita da dati e fatti.
Il Sindaco, nei giorni scorsi, ha già tracciato sinteticamente l’excursus burocratico: dal Ministero ai Beni Culturali ai Comitati ministeriali di settore, dalle Soprintendenze competenti sino al Consiglio Comunale di Rimini, dalla Giunta agli uffici comunali sino ad arrivare al programma di mandato non è stato tralasciato alcun passaggio (anche politico) e soprattutto alcuna approvazione per un progetto pensato per integrarsi rispettosamente nel contesto urbano in cui va realizzato.
Gli atti, accessibili a chicchessia, sono lì, incontrovertibili e inevitabili. Non solo: il mio ruolo mi impone di considerare un altro aspetto, vale a dire la capacità di saper illustrare alla collettività l’importanza di un intervento strategico non solo per gli studiosi di archeologia ma per l’intera Rimini, città che oggi più che mai ha necessità e urgenza di guardare e confrontarsi con il suo passato.
Anche da questo punto di vista l’Amministrazione Comunale ha la coscienza tranquilla. Cito alcuni fatti, ribadisco fatti e non congetture personali: il 7 aprile 2001, al Museo della Città, è stato pubblicamente presentato (e adeguatamente pubblicizzato con comunicati stampa, cartoline e manifesti) dal Dottor Jacopo Ortalli (Soprintendenza Archeologica dell’Emilia Romagna) e dall’Architetto Alessandro Colombo (dello studio Cerri e Associati) l’intervento di sistemazione dell’area archeologica di piazza Ferrari; il 19 agosto 1999, all’Anfiteatro Romano, vengono per la prima volta illustrati davanti a 600 persone i capolavori restaurati della Domus; l’8 maggio 2003 viene inaugurata al Museo l’ala imperiale con una sezione dedicata alla Domus; da almeno 10 anni a questa parte sono state prodotte decine di pubblicazioni e almeno un centinaio di articoli (a star stretti) di giornale in cui costantemente si evidenzia la centralità e la necessità di chiudere la ‘ferita’ storica e urbana di piazza Ferrari.
Ogni giorno per anni ho personalmente guardato al malridotto scavo della Domus con un misto di preoccupazione e di speranza: Gli stessi sentimenti che hanno invariabilmente espresso, pubblicamente, residenti e ospiti. Su ciò non temo smentite.
Adesso, a leggere qualche dichiarazione che appare ultimamente sulla stampa locale, pare quasi che la Domus in fondo può restare anche così, che il suo recupero non è tanto urgente, che la sua importanza per Rimini non è scontata. A leggere alcuni interventi sembra che l’Amministrazione Comunale abbia furtivamente ideato un progetto truffaldino e, nello spazio di un giorno e senza consultare alcuno, lo abbia messo in opera.
Magari senza neanche le autorizzazioni previste dalla legge. Addirittura lo stesso giornale che oggi fa da grancassa alle polemiche, dal 2001 ha ospitato una robusta serie di articoli per sostenere e magnificare il progetto della Domus.

Se mi si permette faccio io qualche rispettosa domanda: quanti di coloro che ora spacciano il recupero di un sito archeologico con un’operazione degna di Attila hanno mai partecipato alle iniziative pubbliche che, seppur solo in parte, ho citato in precedenza? Quanti di questi si sono presi la briga di visitare la sezione museale dedicata alla Domus?

Quanti, in cinque anni di percorso trasparente, hanno gettato un’occhiata meno distratta a un progetto che è una valorizzazione complessiva non solo di quell’area ma della città intera? Soprattutto chi e per quale incomprensibile motivo adesso vuole confondere un intervento per il quale anche il Ministero ai Beni Culturali ha manifestato la sua soddisfazione con la realizzazione di un condominio in pieno centro o giù di lì?
Magari uno di quei condomini- invero bruttini- che stanno proprio accanto alla Domus e sui quali nessuno ha mai avuto niente da ridire. Certo, tutelare il bello e il buono tocca innanzitutto al Comune ma il privato ha eguali responsabilità in questo senso. Il brutto non arriva alla porta di casa e poi non bussa per entrare.

L’Assessore alla Cultura

Stefano Pivato

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