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Rimini Vita della Chiesa

Per la Festa del Mare una riflessione del Vescovo su Marvelli

In foto: Anche Alberto Marvelli amava il mare, il nuoto, i giochi sulla spiaggia, come tanti ragazzi della sua età. Il mare era un "elemento normale" nella sua vita.
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lun 5 lug 2004 13:18 ~ ultimo agg. 00:00
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Il vescovo di Rimini, monsignor Mariano De Nicolò, in occasione della Festa del Mare, ha ricordato come il giovane riminese, prossimo alla beatificazione, avesse compreso nel profondo il legame della città di Rimini con la sua marina.
E proprio Alberto – ha detto il Vescovo – nella sua instancabile ricerca del bene comune – è un esempio da seguire per una Rimini che spesso rischia di perdere il suo volto “dobbiamo dunque amare questa città – ha detto Monsignor De Nicolò – quanto l’ha amata Marvelli, ma senza perdere la nostra identità, la nostra cultura, le nostre radici di fede, le nostre tradizioni più vive e feconde di convivenza civile, di moralità, di accoglienza ordinata e rispettosa.

L’Omelia del Vescovo alla Festa del Mare:

Rivolgo un caro saluto a tutti i presenti, cittadini di Rimini e graditi ospiti. Saluto quanti nel mare lavorano e del mare vivono: i marinai in primo luogo, gli operatori del porto e della spiaggia, i militari, le forze dell’ordine e della sicurezza. Ringrazio di cuore i Padri Minimi, o Paolotti, che, in questa festa del Santo Patrono San Francesco di Paola, propongono ogni anno alla Città, con tanto impegno, la Festa del mare.
Una festa che ogni anno è occasione di rinnovate riflessioni.
Per Rimini il mare non è un elemento fra i tanti che ne caratterizzano la vita, ma entra nella definizione stessa di Rimini “città di mare”, di incontri, di vacanze. Rimini trova nel mare gran parte della sua vita economica: sono innumerevoli le attività che dal mare traggono alimento. Il nostro stesso turismo, anche se sempre più diversificato, ha tuttavia le sue origini, la sua caratteristica principale, la sua fortuna, nel fatto che Rimini è una città di mare.
Anche il nostro concittadino Ing. Alberto Marvelli, che fra due mesi sarà proclamato Beato e proposto come modello di vita cristiana, frequentava e amava il nostro mare.
Venuto ad abitare a Rimini quando aveva dodici anni, da allora visse e crebbe in riva al mare, nella sua casa in viale Regina Elena.
La sua Parrocchia, S. Maria Ausiliatrice, ebbe sempre le caratteristiche di una parrocchia di mare, affollata nei mesi estivi da persone provenienti da ogni parte, con una vita a due velocità: quella normale dei residenti e quella dei mesi estivi, più rivolta ai turisti, molto più numerosi rispetto ai parrocchiani abituali. Fin da ragazzo Alberto frequentò la spiaggia, amò il nuoto e i giochi sul mare; fra i tanti giovani che in estate popolavano le ville della sua zona conobbe molti amici, che gli furono sempre carissimi. Il mare entrò come un elemento normale nella sua vita.

Anche per tutti noi riminesi il mare entra a far parte della nostra vita in maniera così profonda che difficilmente può comprendere chi abita altrove: il mare è bellezza che avvince, è riposo, è gioco, è sport, è possibilità di incontrare persone e formare amicizie, è lavoro, è opportunità economica. Il mare si imprime per sempre nello stile di vita dei riminesi.
Il legame della città di Rimini con il suo mare e con la sua spiaggia contribuisce a delineare in profondità l’identità della nostra Città.
Più volte si è sottolineato, tuttavia, come l’attività turistica, per tanti aspetti provvidenziale, possa rischiare di far perdere alla Città il suo volto; di farne una città senza un’identità, senza una cultura propria. Dobbiamo amare questa nostra Città e questo mare; dobbiamo apprezzare le attività economiche che su questo mare fioriscono; dobbiamo incoraggiare i turisti a frequentare questa nostra Riviera. Ma senza perdere la nostra identità, la nostra cultura, le nostre radici di fede, le nostre tradizioni più vive e feconde di convivenza civile, di moralità, di accoglienza ordinata e rispettosa.
In questo amore alla Città l’Ing. Alberto Marvelli ci è maestro. Amava le persone e per esse si spendeva, a cominciare dalla carità verso i poveri. Oggi i poveri sono gli immigrati, che in gran parte contribuiscono alla ricchezza e al benessere di tutti, ma che molte volte ci si ostina a tenere ai margini della vita; poveri sono gli anziani soli; i malati; le famiglie impoverite. L’ospitalità non può essere praticata solo come espediente per avere clienti.
Alberto cercava i poveri, si prendeva cura delle loro necessità, si privava di cose sue per donarle a chi ne aveva urgente bisogno.
La sua carità fiorì quando, nominato pubblico amministratore, fu incaricato del problema degli alloggi in una città distrutta quasi al 90 per cento: non fece che continuare in quella logica di attenzione ai più poveri nella quale si era allenato fin da ragazzo.
La sua fu ed è una lezione per la Città. Vediamo in Alberto Marvelli il testimone di una autentica cultura civica, che prende le sue mosse dalla fede e dalla vita cristiana, come suggeriscono le letture bibliche appena ascoltate.
In esse è richiamato il primato della fede in Gesù Cristo: “Chi è costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?”; ed è richiamata la carità come sintesi di una vita vissuta in pienezza: “la carità è più grande, è più perfetta, di ogni altra cosa”. Come suggerisce la Parola di Dio e come testimonia Alberto Marvelli, anche l’impegno per il bene comune, per il bene di tutti e di ciascuno, non nasce da astratte ideologie, ma da una vita che matura nel riconoscere in ogni persona un fratello da amare. La politica stessa deve essere intesa non come gioco di potere, ma come servizio ed espressione di un amore più grande, perché dilatato a tutti.
L’Ing. Marvelli era sostenuto dalla preghiera quotidiana, dall’Eucaristia, da un’intensa vita ecclesiale, vissute non come devozioni private e come rifugio in una realtà interiore consolatoria ed estraniata dal mondo esterno; ma come energia di trasformazione dei rapporti umani e delle relazioni sociali, per costruire una Città e un mondo a misura dell’uomo. Non si costruisce una città più umana se si prescinde da un forte rapporto personale e comunitario con Dio.
Affidiamo la preghiera per la salute del nostro mare, insieme a queste riflessioni, all’intercessione del Santo Patrono della gente di mare, San Francesco di Paola, e alla materna

 
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di Redazione