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L'Emilia Romagna chiede più peso in Europa

In foto: L'Emilia Romagna è in prima fila in un gruppo di dieci regioni europee che chiedono alla Commissione Europea di avere un peso maggiore nelle politiche dell'Unione:
www.spazioeuropa.it
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mar 14 mag 2002 14:20 ~ ultimo agg. 00:00
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a Bruxelles il presidente Errani, con i
presidenti delle 10 regioni, ha presentato un documento che chiede
semplificazione e partecipazione nel processo di riforma dei trattati
dell’Unione, previsto entro il 2004. Il commento diVasco Errani.

Il resoconto della trasferta a Bruxelles a cura dell’Ufficio Stampa della Regione:

(Bruxelles, 13 maggio 2002) – “Se si vuole che i cittadini europei si
sentano protagonisti dell’Europa è fondamentale il pieno coinvolgimento
delle Regioni”. Il presidente della Regione Vasco Errani lo ha ribadito, a
Bruxelles, nell’illustrare i contenuti di una “Dichiarazione comune sulla
governance europea” presentata da dieci regioni europee: Emilia-Romagna,
Toscana, Marche, Aquitania, Assia, Fiandre, Galles, Scozia, Skania e
Vallonia; all’incontro, svoltosi presso la sede di Bruxelles della Regione
Emilia-Romagna, ha preso parte il Commissario Europeo Michel Barnier.
Le
dieci Regioni – di cui l’Emilia-Romagna è capofila – hanno accolto con
entusiasmo l’invito di Romano Prodi a costruire un’Europa più vicina ai
cittadini e capace di dialogare con le realtà locali, dando vita a un vero e
proprio ‘network’ sul buongoverno europeo, e vogliono partecipare con
proposte concrete ai lavori della convenzione incaricata di scrivere le
riforme istituzionali, in vista della revisione dei trattati prevista per il
2004.
“L’Europa – ha detto Errani – è la nostra casa, il nostro futuro, la nostra
comunità, è chiaro che le Regioni devono costruire una vera e propria
presenza in Europa, una loro politica. Entro il 2004 l’Emilia-Romagna dovrà
avere un maggior peso in Europa, un ruolo capace di incidere sulle decisioni
importanti delle politiche europee con un forte spirito unitario, forte del
contributo di diverse identità, diverse culture, diversi punti di vista,
diverse religioni. Il futuro nostro, dei nostri figli sta nella capacità di
costruire questa grande casa di tutti”.
L’iniziativa delle dieci Regioni – che appartengono a sei Stati membri
dell’Ue: Italia, Francia, Germania, Belgio, Gran Bretagna e Svezia – ha
preso avvio dall’incontro a Fontanellato, in provincia di Parma,
nell’ottobre del 2001. In quell’occasione, i rappresentanti delle Regioni
espressero a Romano Prodi il loro apprezzamento per la pubblicazione del
cosiddetto “Libro Bianco sulla governance europea”, con il quale il
presidente della Commissione Ue aveva inteso avviare il confronto sulla base
di alcune parole chiave: apertura, partecipazione, responsabilità, efficacia
e coerenza. “Una importante base di discussione – hanno commentato le
Regioni – per trovare le modalità attraverso le quali l’Unione può formulare
al meglio le proprie politiche coinvolgendo tutti i livelli di governo”.
Dall’incontro di Fontanellato è iniziato un lavoro comune di approfondimento
e di scambio di esperienze, sfociato nella “dichiarazione” a dieci firme
sottoscritta con l’obiettivo di ridisegnare il ruolo delle Regione nella
nuova Europa.

LA DICHIARAZIONE COMUNE

Come dovrà essere la nuova Europa? Più democratica e più semplice. Due le
parole d’ordine individuate dalle dieci Regioni, in prima fila nel dibattito
sulla governance europea: partecipazione e semplificazione.
La “partecipazione”. “Le Regioni – ha sottolineato Errani a nome dei dieci
presidenti – dovranno essere maggiormente coinvolte nel processo decisionale
della Commissione europea e dei Governi. Ci sono decisioni che riguardano la
vita dei nostri cittadini, come le politiche del lavoro, le politiche
industriali, le politiche sociali, che devono vedere già nell’impostazione,
nella proposta il pieno coinvolgimento delle realtà regionali”.
Regioni e autorità locali, ricordano i dieci presidenti, sono chiamate ad
attuare le politiche comunitarie in un numero crescente di settori. Eppure,
a questa maggiore responsabilità non corrisponde un loro adeguato
coinvolgimento. Dunque: occorre coinvolgere nelle scelte chi, poi, quelle
scelte deve concretamente attuare. La proposta contenuta nel Libro bianco di
scrivere un “Codice di procedure di consultazione” va bene, ma è necessario
prevedere “momenti di confronto regolare tra Commissione europea e Regioni”
e anche consultazioni dirette e individuali.
Attenzione, però, avvertono i
dieci, la tempistica è determinante: per dare contributi veri “la
consultazione deve essere avviata a monte della formulazione delle
politiche”.
La “semplificazione”. A questo proposito, c’è la necessità di semplificare e
ridurre la legislazione comunitaria, in linea con la più generale richiesta
di migliore regolamentazione e maggiore flessibilità, nei settori dove le
Regioni hanno la responsabilità di applicare regolamenti e direttive.
I
dieci auspicano un più ampio ricorso a leggi quadro che permettano di tenere
in maggiore considerazione i bisogni regionali. “Chiediamo che il
procedimento decisionale sia meno vincolante – ha detto Errani – chiediamo
più flessibilità, più possibilità per le Regioni di autodeterminarsi dentro
il processo europeo. Credo che partecipazione e semplificazione si
incontrino con le esigenze dei cittadini, con le esigenze di un Europa che
si riforma, capace di risponedere meglio alle esigenze di oggi”.

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di Roberto Bonfantini   
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