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Indagini sulla morte di Samanta: dopo gli arresti, le riflessioni

Rimini

30 aprile 2002, 12:50

in foto: Nella tarda serata di ieri si è appreso che c’è anche un minorenne, posto agli arresti in comunità, tra i 5 giovani arrestati nell’inchiesta sulla morte di Samanta Moretti. L’imputazione di omicidio colposo riguarderebbe solo uno di loro; gli altri sono accusati di omissione di soccorso e di essere gli autori di due incendi dolosi. Ci sono poi una quindicina di ragazzi indagati:

si tratta di giovani di età tra i 15 e i 23 anni che abitualmente si ritrovano vicino alla discoteca Mosquito di Spadarolo, dove Samanta fu investita. L’indagine sulla morte della commessa riminese si è infatti intrecciata con quella su una serie di furti di auto e moto, incendi dolosi e spaccio di hascisc condotta dal pm Gengarelli. Proprio vicino al luogo della tragedia fu trovata una Fiat Uno rubata a un santarcangiolese, poi bruciata e abbandonata. E’ venuta così alla luce, grazie anche alle testimonianze di alcuni genitori, un’ampia realtà di bullismo e delinquenza giovanile; ascoltando dialoghi tra i componenti della banda, gli inquirenti hanno intercettato una frase relativa alla morte di Samanta che ha portato alla svolta di ieri. Ma che cosa può aver spinto questi giovani a dedicarsi ad atti di teppismo? “In questi ultimi anni ci siamo trovati di fronte a situazioni simili tante volte. Il lancio dei sassi dai cavalcavia e le “stragi del sabato sera” sono un esempio di come il disprezzo della vita sembri circolare sempre più costantemente in ambito giovanile – risponde Sabrina Zanetti, sociologa e presidente delle Acli, da noi interpellata -. E’ espressione di disagio, ma non si deve generalizzare. I ragazzi, senza punti di riferimento chiari, si trovano sempre più “soli” (tra virgolette) di fronte alla fatica del crescere e questo può creare una non chiarezza di percorsi e una difficoltà a realizzarsi completamente”.

La clamorosa svolta di ieri nelle indagini di Samanta Moretti, intrecciandosi a quella su una serie di furti di auto e moto, ha fatto luce su una realtà di delinquenza giovanile, su un gruppo di ragazzi che fino a pochi mesi fa ha spadroneggiato con prepotenza nella zona vicino alla discoteca Mosquito, dove la commessa riminese ha trovato la morte.
“Ci sono giunte segnalazioni dalle zone dei Padulli o di Spadarolo, ma non so se si trattasse dei giovani arrestati o di quelli indagati per la morte di Samanta – interviene Giovanna Zoffoli, presidente del Quartiere 4- noi non abbiamo un monitoraggio così capillare sul territorio, per questo ci sono gli organi preposti. Possiamo solo segnalare qualcosa nel momento in cui ci viene indicato”.

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