giovedì 17 gennaio 2019
In foto: Interrogato in carcere dal pm Francesca Zavaglia, l'ex maresciallo dell'Aeronautica militare Vincenzo D'Ambrosi ha confessato l'omicidio dell'agente di polizia Paolo Pari. Gli investigatori di polizia e carabinieri hanno inoltre convocato in Questura i parenti dell'ex maresciallo dell'Aeronautica militare. In Questura è andato anche il pm.
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sab 19 gen 2002 22:44 ~ ultimo agg. 00:00
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La svolta nell’indagine sull’omicidio Pari, ucciso con due colpi di pistola la sera del 27 dicembre a Riccione, è avvenuta lunedì scorso, quando investigatori della Squadra mobile, del Reparto operativo del Comando provinciale di Rimini dei carabinieri e della Compagnia di
Riccione, hanno trovato quella che dovrebbe essere l’arma del delitto. E’ un revolver Franchi calibro 38 special da quattro pollici che riconduceva al sospettato numero uno, Vincenzo D’ Ambrosi.
D’Ambrosi disse di essersi accorto della sparizione di una pistola di quel tipo solo quando, alle 2 della notte dell’omicidio, gli investigatori bussarono alla sua porta. L’arma è stata trovata avvolta in due sacchetti di plastica identici a quello che custodiva un giubbotto rinvenuto a poca distanza dalla sua abitazione dal Nucleo operativo di Riccione il 29 dicembre, e sono solitamente utilizzati da un’officina meccanica a poca distanza da casa di D’Ambrosi per coprire i sedili delle auto.
Che si tratti della pistola “rubata” in un furto mai denunciato da D’Ambrosi non ci sono dubbi: il numero di matricola corrisponde a quello dell’arma che l’ex maresciallo aveva acquistato quando ancora indossava la divisa, tra l’87 e l’88. Ed è quasi sicuramente quella del delitto: nel cilindro c’erano ancora quattro proiettili da esplodere.

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