Emicrania. Prevenire è meglio che curare

6 novembre 2017, 08:45

I mal di testa non sono tutti uguali. Per capire se si soffre di emicrania, occorre rivolgersi a uno specialista e fare una diagnosi. Se questa arriva in maniera tempestiva, è possibile evitare la cronicizzazione del disturbo. Non solo. Contro l’emicrania è possibile fare anche prevenzione.
Ne abbiamo parlato col dottor Simone Vigneri, neurologo, consulente del Poliambulatorio Medicina del Dolore di Rimini.

Cos’è l’emicrania?
Con il termine “emicrania” si intende una cefalea caratterizzata da dolore pulsante di intensità moderata o severa, spesso ma non sempre localizzata ad un solo lato del capo e
che peggiora con l’attività fisica quotidiana. E’ più frequente nelle donne e nei Paesi industrializzati, fatto che sembra confermare il ruolo dello stile di vita nella genesi del disturbo. L’età di esordio è tipicamente attorno ai 20-40 anni, con una riduzione di intensità e frequenza degli attacchi dopo la menopausa.
Ne esistono due forme fondamentali:
• con aura: il dolore è preceduto da fenomeni visivi temporanei quali, ad esempio, flash e lampi luminosi di durata compresa tra 5 e 60 minuti;
• senza aura.
Tra i sintomi più frequentemente associati il paziente riporta fotofobia (ipersensibilità alla luce), fonofobia (ipersensibilità al rumore), osmofobia (ipersensibilità agli odori), nausea e vomito, stato di confusione o vertigini. La durata di ogni attacco è compreso tra 4-72 ore nell’età adulta. La presenza di almeno cinque attacchi con caratteristiche tipiche permette di fare la diagnosi.

Perchè si sviluppa l’emicrania?
La causa dell’emicrania non è del tutto nota, ma si pensa che il disturbo sia dovuto ad una alterata attivazione dei neuroni cerebrali a cui seguirebbero variazioni di flusso ematico e rilascio di sostanze infiammatorie che scatenerebbero gli episodi dolorosi. Nelle forme con aura gli stessi meccanismi provocherebbero disturbi unilaterali transitori della vista (visione oscurata o flash luminosi che si estendono progressivamente nel campo visivo), della sensibilità (formicolio e addormentamento a una parte di un arto) o nel parlare (difficoltà nel formulare una frase).

E’ una patologia grave?
L’emicrania non presenta una prognosi sfavorevole né riduce l’aspettativa di vita del paziente, tuttavia può diventare invalidante e peggiorare la qualità di vita di chi ne soffre, rappresentando quindi un costo sociale notevole in termini di numero di giorni di lavoro/scuola persi e di accessi presso strutture ospedaliere. Ecco perché risulta fondamentale una pronta e corretta diagnosi che permetta la gestione del disturbo. Uno dei rischi maggiori infatti è la possibilità che l’emicrania vada incontro a “cronicizzazione”, ovvero progredisca verso forme di cefalea poco o per nulla responsive ai trattamenti convenzionali. La cronicizzazione può essere favorita da scelte terapeutiche errate (ad esempio un abuso di farmaci antiinfiammatori) o ritardate, a conferma della necessità di una diagnosi tempestiva. Per quanto riguarda la terapia é possibile curare l’attacco di emicrania con farmaci specifici per il singolo attacco ma esiste anche una terapia di prevenzione da assumere quotidianamente per periodi prolungati e che andrebbe associata alla rimozione di fattori scatenanti o di rischio (ad esempio fattori stressanti). Una buona strategia è quella di scegliere il farmaco adattandolo al paziente e ai suoi fattori di rischio: ad esempio un paziente affetto da tachicardia o ipertensione potrebbe trarre maggior giovamento dal trattamento con propranololo rispetto ad altri farmaci.

 

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