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Conoscono lo tsunami meglio del territorio: indagine su 70.000 studenti

AmbienteRegione

14 settembre 2007, 16:17

in foto: Si guadagnano un voto nell’insieme discreto i 70.000 studenti emiliano-romagnoli che hanno partecipato a una ricerca promossa dalla Regione sulla consapevolezza dei temi ambientali.

Tre le fasce di età considerate: quarta elementare, seconda media, terza superiore. I licei risultano più preparati degli istituti professionali, le femmine superano gli uomini.
Nell’era globale, i ragazzi sono più informati sullo tsunami che sulle tipicità del loro territorio.
L’indagine é stata realizzata in occasione dei 10 anni della legge regionale sull’educazione ambientale. 95.000 i questionari distribuiti, 69.760 quelli riconsegnati, corrispondenti all’80% degli studenti.

Il resoconto a cura della Regione:

Moltissimi sanno cos’è uno tsunami, lo sviluppo sostenibile o il Protocollo di Kyoto. Due su tre sbagliano però quando è loro richiesto di pronunciarsi sugli animali che vivono in Emilia-Romagna o sui parchi della regione. Conoscono le conseguenze dell’effetto serra, ma non sanno distinguere troppo bene i cibi prodotti in Emilia-Romagna da quelli provenienti da altre regioni o Paesi. E’ comunque un voto nell’insieme discreto quello che si aggiudicano in educazione ambientale gli studenti emiliano-romagnoli, mostrando le proprie conoscenze, consapevolezza e comportamenti. La stessa grandissima partecipazione (70.000 su un campione totale di 95.000) è già un indice di interesse e sensibilità per la tematica. Nelle tre fasce di età considerate (quarta elementare, seconda media, terza superiore) sono gli adolescenti a mostrarsi, salvo eccezioni, più preparati, con in testa i licei; tra questi spicca la componente femminile. Più debole invece la performance degli istituti tecnici e professionali. Sempre sopra la media le risposte positive di quel 30% di studenti nelle cui case c’è ogni giorno un quotidiano.
Elemento generale di debolezza è indubbiamente la conoscenza degli aspetti naturalistici (dato che migliora però sensibilmente nelle risposte provenienti da collina e montagna, ovvero da chi è più a contatto diretto con la natura). Un dato, quello naturalistico, che però non inficia un risultato complessivamente positivo. Molto incoraggiante, sempre in termini generali, è il grado di consapevolezza e di propensione al comportamento manifestato in modo più uniforme dall’insieme degli studenti: in materia di inquinamento atmosferico il 39,9% ritiene che “andare a scuola in bus, a piedi o in bici” “può servire” e il 28,4% dichiara di essere “pronto a fare la propria parte”. L’indagine, in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale, le Università di Bologna e Parma e l’Agenzia regionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica, è stata realizzata – in occasione dei 10 anni della legge regionale sull’educazione ambientale – distribuendo poco più di 95.000 questionari agli studenti di tutte le classi IV° elementare, II° media e III° superiore (4517 classi in totale). I questionari compilati e riconsegnati sono stati ben 69.760 (corrispondenti all’80% degli studenti).
PIANTE, ANIMALI & CO
Le risposte alle domande di tipo naturalistico sono risultate le più problematiche e il loro voto è insufficiente. Alcune difficoltà si rilevano nell’individuare i quattro arbusti (biancospino, nocciolo, rosa canina e rovo) presenti in Emilia-Romagna su un elenco di 15 piante, o le 10 specie di animali del nostro territorio. Da notare che le conoscenze dei più piccoli, in ambito botanico e faunistico, si confermano discrete e in alcuni casi superiori a quelle di ragazzi e adolescenti, invertendo un trend generale dei risultati questionario. Al contrario, alla richiesta di individuare le parole non riferibili a boschi e foreste, sono gli adolescenti a rivelarsi i più bravi, ma molto alta è stata la percentuale di errore degli “intrusi”. Praterie, ghepardi, fusibili, il pianeta Urano, una pianta coltivata come il riso e la barriera corallina sono stati legati a boschi e foreste con numeri in alcuni casi preoccupanti. I calanchi, invece, fenomeni erosivi caratteristici delle argille, sono piuttosto conosciuti, soprattutto nei territori collinari e montani. Passando dalle nozioni ai concetti relazionali ed evolutivi i risultati migliorano. Più del 60% risponde correttamente alla domanda su “cosa succede a un prato che non viene sfalciato per cinque anni” (sarà punteggiato di alberi e arbusti), percentuale che riferita agli adolescenti aumenta sensibilmente, dimostrando una buona conoscenza delle dinamiche della vegetazione. La scelta delle definizioni per termini come letame e cavedagna, relativi a un contesto agricolo, evidenzia una buona conoscenza delle forme di utilizzo del primo, mentre il secondo è ben assimilato dai bambini nel bolognese e ferrarese, in collina e montagna, ma complessivamente poco noto (30,4% di risposte esatte).

Relativamente al quesito sugli alimenti e prodotti o meno in Emilia-Romagna, tra chi ha dato almeno 12 risposte esatte su 15 la secondaria di secondo grado spicca con il 67,5, quella di primo grado è al 42,9 e la primaria al 33,8. Ma quello che colpisce sono le percentuali di errore che riguardano alcuni “intrusi” (pistacchi, arance, salmone affumicato, in parte anche champagne), che hanno percentuali poco sopra o poco sotto il 50%, senza grandi differenze tra i tre ordini di scuole; solo banane (43,8 primaria, 37,8 secondaria di primo grado, 17,9 secondaria di secondo grado) e ananas (rispettivamente 32,0, 18,1, 7,7) sembrano essere percepiti un po’ più chiaramente come prodotti esotici. Evidenti, a volte, le differenze tra province. Scarso è anche il risultato ottenuto nel riconoscimento di quattro parchi naturali presenti in regione. Il Delta del Po è il più noto, seguito da Foreste Casentinesi, Boschi di Carrega e Corno alle Scale. Molti, tuttavia, sono quelli che collocano in regione anche i parchi della Maremma, dei Colli Euganei e dei Monti Sibillini, con i bambini che sbagliano meno e sembrano conoscere un po’meglio la geografia dei loro fratelli maggiori. Nel confronto tra province emergono notevoli differenze, dato che la presenza di un’area protetta nel territorio provinciale fa schizzare in alto l’indice di notorietà.

TSUNAMI, EFFETTO SERRA, BIODIVERSITA’
Le cose vanno decisamente meglio quando si passa da domande di argomento più strettamente naturalistico, ad altre tese a indagare la conoscenza delle più importanti emergenze o tematiche ambientali, che intrecciano saperi e consapevolezze. Qui, forse anche per l’attenzione mediatica su certi argomenti, i ragazzi si dimostrano più preparati. Tra le domande che hanno ottenuto i risultati migliori in questa sezione troviamo quella sullo “tsunami”, con ben l’84,/% di risposte esatte. Anche sul concetto di biodiversità, definita come la varietà della vita vegetale e animale che popola la terra, gli adolescenti sono piuttosto preparati (le risposte giuste sono state il 66,5%), anche se i liceali, come è stato spesso riscontrato anche nelle altre risposte, si rivelano largamente più preparati in materia rispetto ai coetanei di istituti tecnici e professionali. Risultati simili sono quelli alla domanda (anche questa riservata ai più grandi) sul significato della parola “sviluppo sostenibile”: le risposte esatte sono state il 69,2% (76,4% nei licei, 67,9% nei tecnici, 57% nei professionali). Sui temi inquinamento, energia e rifiuti gli adolescenti hanno le idee piuttosto chiare e quando si parla di combustibile meno inquinante, più della metà non esita a indicare il metano. Anche l’energia eolica è ben conosciuta come forma di energia rinnovabile (57,6%). Relativamente ai rifiuti e raccolta differenziata, tra il 70 e il 90% risponde correttamente su carta, vetro, plastica, alluminio, organici, mentre si mostra incerto o sbaglia sugli “intrusi” (porcellana, bancomat, tv) .

Per quanto riguarda i consumi di acqua, quasi la metà di ragazzi e adolescenti, a cui era rivolta la domanda, individuano in 170 litri il consumo medio pro capite annuo per usi domestici e quasi il 70% degli studenti delle superiori riconosce nel fare un uso ponderato ed efficiente delle risorse naturali, la definizione corretta di sviluppo sostenibile. La definizione esatta del protocollo di Kyoto, accordo internazionale per la riduzione progressiva delle emissioni in atmosfera di gas a effetto serra, è stata data da più del 60% degli intervistati, con un divario notevole tra i liceali, più preparati, e i ragazzi degli istituti professionali. Anche le conseguenze a livello planetario dell’emissione dei gas serra sono state individuate dal 76,4% del campione, mentre rimane ancora un 9% a sperare che gli effetti si vedranno solo tra due o trecento anni. Un po’meno della metà ha invece indicato correttamente come “intruso” la parola terremoto in un elenco di termini riferiti all’effetto serra, mentre un buon 63,8% ritiene che la distruzione dell’ambiente naturale e i crescenti livelli di inquinamento nei paesi in via di sviluppo sia un problema che coinvolge l’intero pianeta e vada risolto con la collaborazione di tutti i paesi. È curioso constatare come le scuole della costa mostrino, soprattutto in questi quesiti, una percentuale di risposte esatte inferiore alla media.

DESIDERI E COMPORTAMENTI
Le domande tese ad analizzare desideri e comportamenti dei ragazzi mostrano come le preferenze siano fortemente legate all’età. Se infatti si lascia ampia scelta agli studenti su come trascorrere una giornata, ecco che emergono forti differenze tra i diversi ordini di scuola. I piccoli e i ragazzi delle medie preferiscono esplorare una zona naturale o praticare lo sport prediletto in un grande giardino pubblico, mentre i più grandi aggiungono, in cima alle preferenze, alla pratica sportiva la visita di una città o un giro in un centro commerciale (considerata solo dal 5% dei più piccoli). I maschi sono decisamente più sportivi delle femmine, le quali prediligono la gita in una nuova città o l’esplorazione nel verde. Leggere un libro e ascoltare musica, guardare la tv o provare un nuovo gioco al computer non sembrano considerate attività sufficientemente coinvolgenti da riempire un’intera giornata. Ancora più significativi i risultati alla domanda sulla destinazione preferita per le vacanze (rivolta solo agli studenti delle superiori). La meta nettamente preferita (41%) è Ibiza, mentre il Parco nazionale d’Abruzzo è risultato all’ultimo posto con un 4,4% di preferenze, un distacco che non lascia dubbi sull’attrattiva esercitata dal divertimentificio balneare. Seguono le Seychelles il 24,7% dei ragazzi, Parigi, meta più apprezzata dalle ragazze, la Patagonia, indicata in misura un po’più alta dai liceali.

La classifica generale delle cose più desiderate nel posto dove si abita vede ai primi posti più zone selvatiche da esplorare, più parchi e giardini pubblici con l’aggiunta di qualche altro cinema o teatro. Ma se per bambini e ragazzi questa graduatoria rimane pressoché invariata, per gli adolescenti la richiesta di più discoteche, negozi di abbigliamento e centri commerciali, ma anche di ritrovi dove discutere e scambiare esperienze, dà la misura di come cambino esigenze e gusti in base all’età. Le differenze sono marcate anche tra i sessi. I maschi chiedono campi sportivi, sale giochi, negozi di giocattoli e videogame, mentre le femmine optano per negozi di abbigliamento, centri commerciali, piste per pattinare. Forse gran parte dei bisogni elencati potrebbero essere soddisfatti scegliendo di vivere nella periferia ben servita di una città, in una cittadina o in un paese tranquillo circondati dal verde. Infatti in quest’ordine di preferenza si è espressa la maggioranza, con l’unica eccezione degli adolescenti che gradirebbero abitare nel centro di una città, con palazzi antichi, giardini, negozi, locali e tanta gente per le strade. In epoca di risparmio energetico e d’acqua, la casa diventa il primo luogo dove mettere in pratica semplici accorgimenti. La maggioranza chiude l’acqua quando si lava i denti, sceglie la doccia anziché il bagno per risparmiare e chiederebbe ai genitori di cambiare lo sciacquone che consuma troppa acqua, mentre l’installazione di timer, dispositivi frangigetto, lampadine fluorescenti e doppi vetri sono sistemi più noti ai grandi che ai piccoli.

Fuori casa invece, i tre comportamenti considerati più gravi sono lasciare nei prati o in spiaggia piatti di plastica e lattine, tracciare grandi scritte o disegni sui muri e, soprattutto per le femmine, andare in motorino senza casco. È interessante notare come i ragazzi degli istituti tecnici e commerciali dimostrino in alcuni casi maggiore senso civico dei loro coetanei liceali, sembrano infatti più inclini a non buttare cartacce per terra, lasciare il posto agli anziani in autobus, buttare una bottiglia nella raccolta del vetro e pagare il biglietto dell’autobus. Buona anche la disponibilità a mettersi in gioco in prima persona per limitare l’inquinamento atmosferico. Il 39,9% dei ragazzi ritiene che “andare a scuola in bus, a piedi o in bici” “può servire”; e il 28,4% dichiara “sono pronto, ma servirebbero misure strutturali e innovazioni tecnologiche”. Rimane però un 12% di adolescenti, i più scettici e sfiduciati, a ricordarci di poter fare ben poco insieme ai compagni di fronte alla gravità del problema.

L’analisi della percezione dei tre problemi ambientali più rilevanti in regione pone al primo posto l’inquinamento dei fiumi e dell’Adriatico (69,4%), seguito con un certo distacco dalla scarsa qualità dell’aria dei centri urbani (53,7%) e dal consumo del suolo per nuove costruzioni, strade e altri insediamenti (43,3%). Ma il confronto tra studenti di medie e superiori, a cui era riservata la domanda, ha messo in luce alcune differenze significative. La qualità dell’aria è un problema più sentito dagli adolescenti che dai ragazzi delle medie, mentre per il consumo del suolo accade il contrario. Se però si allarga l’orizzonte e si chiede di pronunciarsi sui tre problemi più importanti nella nostra società, in ordine di importanza sono stati indicati il terrorismo, l’immigrazione clandestina e la criminalità, tutti con percentuali di poco superiori al 50%, l’inquinamento viene posto solo al quinto posto (46%). Sono abbastanza evidenti alcune differenze di percezione tra maschi e femmine. Mentre i primi pongono l’accento sull’immigrazione clandestina, le ragazze avvertono con maggiore preoccupazione le questioni inerenti terrorismo e criminalità, ma anche inquinamento e disoccupazione.

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