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nessun colpevole

Morta dopo un tumore non diagnosticato, ma il medico non è processabile

In foto: repertorio
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
lun 28 nov 2022 17:48 ~ ultimo agg. 29 nov 14:56
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Una diagnosi errata, la morte della paziente e il medico specialista che la visitò prima indagato e poi a processo per omicidio colposo. A distanza di quattro anni dai fatti, quello stesso professionista, che a lungo ha operato con successo in una struttura privata del Riminese, non può essere processato. Così ha stabilito il giudice del tribunale di Rimini, che ha emesso sentenza di non doversi procedere sulla base dell’esito della perizia affidata allo psichiatra forense Renato Ariatti.

Il medico indagato, infatti, è risultato affetto già all’epoca dei fatti, e senza che ne fosse a conoscenza, da una grave malattia neurodegenerativa che gli avrebbe impedito di riconoscere il tumore che causò la morte di una donna di 50 anni. Per questo motivo il professionista, uno stimato oncologo oggi 80enne, è stato ritenuto inidoneo a difendersi attivamente e coscientemente, e quindi non processabile.

E’ a lui che nel 2018 si rivolese un’estetista 50enne, alla quale era stata da poco riscontrato attraverso ecografia un nodulo al seno, evidenziato anche da una successiva mammografia. Quel nodulo, poi, si rivelò essere un tumore che nel giro di poco provocò la morte della paziente. Secondo i familiari della vittima, che presentarono un esposto in procura, l’oncologo non solo avrebbe sottovalutato la sintomatologia della donna, tenuto conto che la madre – alcuni anni prima – era deceduta per lo stesso motivo, ovvero per un tumore alla mammella, ma avrebbe anche sbagliato la diagnosi, confondendo il nodulo con una cisti benigna.

Un errore che, come ha evidenziato il difensore dell’oncologo, l’avvocato Alessandro Pierotti, sarebbe dipeso proprio dalle precarie condizioni di salute del medico, come certificò anche la perizia di parte svolta dal professor Claudio Aurigemma, ex direttore dell’unità operativa di Psichiatria dell’ospedale Infermi di Rimini.

Il medico specialista, che nel frattempo era stato rinviato a giudizio, proprio a causa della grave patologia che tuttora lo affligge non sarà processato. Una decisione alla quale non si sono opposti neppure i familiari della vittima, rappresentati dall’avvocato Roberto Giannini, che però procederanno in sede civile con la richiesta di risarcimento danni sia nei confronti della struttura sanitaria sia nei confronti dell’oncologo.