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il bilancio

Casa Don Gallo, un tetto per quasi 400 persone. 'Una prospettiva alternativa'

In foto: Casa Don Gallo
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
ven 18 nov 2022 14:55 ~ ultimo agg. 15:43
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In vista della scadenza dell’Istruttoria pubblica di assegnazione della gestione degli spazi di Casa Don Gallo, l’equipe del progetto insieme al gruppo di gestione di Casa Don Gallo a Rimini hanno pubblicato sul sito di Casa Madiba Network. un report delle attività . Sono 275 le persone accolte dal 24 dicembre 2015 al 11 marzo 2019 e 123 nel secondo triennio 2019/2021, per un totale di 398 persone dalla nascita del Progetto, mentre sono 284 quelle incontrate per un colloquio o attività di primo contatto al Punto d’ascolto homeless gestito con la formula “peer to peer”. Ma, al di là dei numeri, c’è stato anche un lavoro di integrazione, di rivendicazione di diritti e di costruzione di proposte alternative che è stato fatto parallelamente.


Il documento dell’Equipe e Gruppo gestione Casa Don Gallo

La pandemia e crisi sanitaria, oggi economica e sociale, ha evidenziato la necessità della riforma “concettuale” nel sistema di accoglienza e servizi delle persone senza casa e in precarietà abitativa (secondo la classificazione Ethos). In questo senso si è mossa l’azione di Casa Don Gallo, dal settembre del 2019 al dicembre 2021, e per tutto il 2022, caratterizzato da un periodo di incertezza e precarietà progettuale, dovuto al fatto che quest’anno il progetto è stato gestito con una proroga, e solo a fine dicembre dl 2022 verrà fatta una nuova istruttoria di affidamento degli spazi dopo che lo scorso anno si è insediata la nuova giunta.

In questi anni abbiamo continuato ad interrogarci su quale tipo di Welfare ha bisogno oggi la nostra città e il nostro paese, in termini di risposte sui temi della homelessness e povertà, della salute, dell’abitare, della fruizione degli spazi pubblici e verdi, e a mettere in luce proposte e criticità della gestione pubblica attuale che riproduce quello che abbiamo definito il circolo vizioso dell’indigenza.

Nelle crepe di questo modus operandi in questi anni ci siamo inseriti, abbiamo aperto dei varchi e sono nate esperienze come quella di Casa Don Gallo, del Guardaroba Solidale Madiba che offrono un’alternativa a tutto ciò, che testimoniano che è possibile immaginare e costruire insieme una prospettiva alternativa al contrasto alla povertà e alla precarietà abitativa.

Sono esperienze che hanno al centro dei gruppi soggetto, realtà e collettivi pensanti e che progettano non sulla carta ma sui bisogni che si incontrano, e con le quali, volenti o nolenti, chi governa la città si deve confrontare.

In questo senso sono numerose anche le attività di monitoraggio e inchiesta che abbiamo portato avanti. In questi ultimi due anni per es. abbiamo elaborato una con-ricerca sul tema lavoro/casa e attualmente, grazie al contributo di due sociologi, stiamo effettuando un’inchiesta sui bisogni della popolazione senza casa che attraversa i nostri spazi e progettualità, propedeutica a nuove progettazioni.

In questo senso, oltre alle inchieste, un altro strumento per noi importante in questi anni è stato quello dell’urbanistica partecipata che abbiamo sperimentato e stiamo sperimentando con le azioni del “Percorso Partecipato per la comunità Madi_Marecchia”, il cui modus operandi è stato quello di un’azione dal basso istituente non istituzionalizzante, uno spazio infatti non consiste solo nella dimensione geometrica, cioè lo spazio tridimensionale fisico, lo spazio è anche funzione: è definito anche per quello che succede in questo spazio.

Garantire sicurezza vuol dire soprattutto questo: vuol dire aprire le finestre per vedere chi c’è fuori, per sapere con chi stiamo dividendo lo spazio comune e in questo spazio comune come vogliamo viverci.

A Rimini in questi ultimi anni, a ridosso del centro storico, si è sviluppata un’esperienza unica di accoglienza degna delle persone senza casaCasa Don Andrea Gallo per l’autonomia.

Sono 275 le persone accolte dal 24 dicembre 2015 al 11 marzo 2019 e 123 nel secondo triennio 2019/2021, per un totale di 398 persone dalla nascita del Progetto, mentre sono 284 quelle incontrate per un colloquio o attività di primo contatto al Punto d’ascolto homeless gestito con la formula “peer to peer”, esperienza che si è sorretta sullo sforzo delle attiviste e attivisti del Network solidale di Casa Madiba, della cittadinanza consapevole che si è attivata intorno al progetto, del vicinato che ha visto in questo intervento e processualità un’opportunità, una sicurezza, una luce nel buio dell’area abbandonata ex Hera/Forlani, dei tanti professionisti e professioniste che hanno dedicato le loro competenze a supporto del progetto.

Per noi contrastare la homelessness vuol dire proseguire in questo percorso, vuol dire continuare a ripensare alla base le politiche per l’abitare prima ancora che stabilire quali siano i livelli essenziali delle prestazioni sociali o progettare scatole o contenitori vuoti senza tenere conto dei bisogni della popolazione delle persone senza casa o in precarietà abitativa.

Per queste ragioni, mentre l’azione istituzionale del Comune di Rimini sta imponendo il suo progetto di Centro servizi per il contrasto alla povertà in via di realizzazione con i fondi della Missione 5 del PNRR senza, a nostro avviso, un percorso realmente partecipato che coinvolga e soprattutto riconosca le realtà e progettualità già in essere che operano e sono attive in questo quartiere, noi vogliamo fare la nostra parte per incidere materialmente su questo progetto affinché le persone senza casa che attraversano e vivono con noi spazi e progettualità messe in campo dal 2013 ad oggi in questa area urbana, a livello formale dalla nostra associazione e a livello informale dai progetti attivi nel network solidale di Casa Madiba, siano al centro di questa progettualità e non ai margini come qualcuno vorrebbe.