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La riflessione del dottor Paolizzi

Il medico di famiglia e la "maledetta" burocrazia

In foto: repertorio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
gio 27 ott 2022 12:02 ~ ultimo agg. 18:35
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Una pericolosa deriva burocratica iniziata da decine di anni con “il colpevole silenzio dei nostri ordini professionali e dei nostri sindacati“. E poi ancora lamiopia” della politica e i tagli alla sanità. E neppure tre anni di pandemia sembrano aver realmente invertito la situazione. Il dottor Corrado Paolizzi, medico di famiglia, affida ad un lungo intervento/sfogo la sua riflessione su una professione che è sempre più ostaggio della burocrazia. Anzi della “maledetta” burocrazia.

L’intervento del dottor Corrado Paolizzi

Promesse da marinaio

Per certe promesse non mantenute si usa l’espressione “promesse da marinaio”.

Mi chiamo Corrado Paolizzi sono un medico di famiglia perché così mi ritengo in barba alle moderne definizioni tese a spersonalizzare il rapporto medico paziente.

Ometto anche il titolo di dottore perché l’università italiana con le proprie riforme è diventata un “dottorificio”, attribuendo il titolo ormai a qualsiasi percorso di studio anche a breve, in modo tale che ormai siamo tutti dottori come quando si parcheggia l’auto in qualche città d’Italia ed il parcheggiatore abusivo appella tutti con il titolo di “dottò vjè qua”.

Svolgo la professione di medico chirurgo ormai da 32 anni (quasi 40 se tengo conto della frequenza ospedaliera come volontario) e la deriva, la pericolosa deriva burocratica della nostra professione è iniziata decine e decine di anni fa, con il colpevole silenzio dei nostri ordini professionali e dei nostri sindacati.

La politica? In tutti questi decenni ha dimostrato la propria miopia evidenziando la presenza di troppi politici e pochi statisti.

Credevo che oltre trenta mesi di pandemia avessero insegnato cosa fosse il lavoro del medico o dell’infermiere o comunque di tutte le altre professioni sanitarie.

Sono un ingenuo con troppa fiducia nell’operato altrui.

Dopo aver creato numeri chiusi per l’accesso all’università ed alle scuole di specialità, ulteriore spallata alla deriva della nostra professione, probabilmente spallata definitiva tenute presenti le fughe dei medici dagli ospedali e dei medici di famiglia dai propri ambulatori, è rappresentata dalla schifosa, inutile, intralciante, elefantiaca, noiosa burocrazia, esperienza comune quando si esamina la “res publica”, ma che diventa pericolosa quando questa INQUINA la sanità e l’operato di noi medici.

Per mesi abbiamo letto ed ascoltato proveniente da ogni fonte di informazione e da ogni parte politica prima lo slogan che eravamo tutti eroi e che dovevamo essere sgravati dalla burocrazia; con il passare dei mesi siamo diventati, almeno noi medici di famiglia, una sorta di nullafacenti strapagati, quando non addirittura quasi untori di manzoniana memoria relativamente al covid. Ma non di questo vi voglio scrivere, ma della maledetta burocrazia e credo che servano gli esempi concreti e non le teorie relative ai massimi sistemi.

Una mia paziente viene dimessa da un noto policlinico bolognese dopo essere stata sottoposta ad un intervento chirurgico.

Il reparto, necessitando la paziente di medicazioni, non tenta neppure di mettersi in contatto preventivamente con me, ma informa una struttura della AUSL di cui mi onoro essere un medico (perché non dimentichiamolo che l’Emilia-Romagna è punta di diamante del SSN).

Questa struttura dell’Asl informa il servizio infermieristico domiciliare, che è bene dire essere un servizio che per la mia esperienza è efficiente, veloce, concreto, capace e molto collaborativo.

La logica di chi lavora concretamente suggerirebbe che qui l’iter dovrebbe cessare ed il servizio infermieristico domiciliare contattare il medico nell’eventualità ci fossero dei problemi clinici.

Invece?

Invece la gentile infermiera che ha ricevuto la richiesta di attivazione per la loro opera cosa è costretta a fare? Perché uso il termine costretta? Perché è chiaro che l’infermiere, come il medico non hanno studiato per compilare carte, ma per occuparsi dei cittadini che per malattia diventano i loro, i nostri pazienti.

Cosa è costretta a fare l’infermiera?

A chiedermi la compilazione dell’ennesimo modulo, dell’ennesimo pezzo di carta, modulo dove io, medico di famiglia chiedo il loro intervento, intervento da loro stesso suggeritomi.

Sarei curioso di capire la logica di chi ha studiato questo percorso, logica che per mia colpa mi sfugge.

Anche perché il cittadino deve sapere che l’attivazione del servizio infermieristico domiciliare può essere fatta dal medico di famiglia, ma anche dal paziente o dai suoi familiari, dalla struttura dove il paziente è ricoverato e da cui dovrà essere dimesso, dai servizi sociali o dalle strutture residenziali.

Però sempre il medico di base, ex di famiglia, deve scrivere, scrivere, scrivere, scrivere, scrivere, scrivere.

Il computer che usiamo per il gestionale dei pazienti non mente, perché al netto dei troppo frequenti momenti giornalieri in cui si blocca o in cui la linea è assente, momenti rallegrati dalla presenza di una rotellina che gira nel centro dello schermo, ormai è difficile non stare a scrivere al computer per ore e ore e ore e ore quasi facendoci venire a noi le piaghe da decubito al sedere; peccato che sia noi che gli infermieri avremmo studiato per fare altro, nel mio caso per parlare con i miei pazienti dal vivo, per visitarli, per consolarli, per spiegargli, per fare prevenzione, per ascoltarli, non per fare certificati (e con le assicurazioni che forniscono prestazioni mediche la cosa è ulteriormente esplosa), certamente non abbiamo studiato per compilare moduli.

Cari pazienti vi accorgerete come cambierà la musica tra qualche anno e lo dico anche ai politici altro che spending review, appropriatezza della spesa, risparmio e nuova ripartizione delle risorse, cercano inutilmente di nascondere la parola “tagli”.

La spesa sanitaria ancora è tenuta sufficientemente a freno dal rapporto di fiducia medico paziente, quel rapporto di fiducia per cui certi esami non vengono eseguiti se non ritenuti veramente necessari al percorso diagnostico terapeutico, ma quando questo rapporto non ci sarà più per mancanza di medici o per sfinimento degli stessi, quando per ogni borborigmo o meteorismo, per medicina difensivistica (non ci credete? Pensate a quante visite specialistiche si concludono solo con la visita senza prescrizione di accertamenti strumentali), corrisponderà una richiesta di risonanza magnetica, a qualcuno torneranno in mente le parole che ho scritto.

Buona vita a tutte e tutti

Corrado

e dutor dla muttua

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