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domenica 27 novembre 2022
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Il racconto della famiglia

Una storia da ricordare, quella di Francesco Pandolfi

In foto: Il matrimonio di Francesco e Manuela all'Hospice di Rimini (Foto di Nicola de Luigi)
di Icaro Sport   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
dom 25 set 2022 06:30 ~ ultimo agg. 19:50
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Quella che vogliamo raccontarvi è una storia di coraggio, amore, amicizia, passione per lo sport e per la vita e assistenza sanitaria efficiente. Una storia che riteniamo importante condividere soprattutto in un momento storico dove purtroppo i valori importanti, sembrano sempre più perdersi in un crescente individualismo.

Fracesco Pandolfi, “Franz”, “Panda”, “Apup” e in tanti altri modi in cui è chiamato, è un ragazzo riminese di 51 anni, con un lavoro, una compagna, un cane e tanti interessi. Nell’estate del 2021, a 50 anni, inizia ad avere alcuni disturbi fisici che lo portano a fare alcuni accertamenti medici. Gli viene diagnosticato un tumore e inizia così un lungo cammino fatto di esami, consulti, paura, decisioni da prendere, speranza e soprattutto determinazione, perché Francesco è convinto che la vita vada vissuta in tutte le sue mille sfaccettature.

Continua a lavorare e soprattutto continua a fare sport che è una delle componenti centrali di questa storia, della sua storia. Francesco, infatti, pratica con ottimi risultati pallavolo, beach-volley, tennis, basket, e segue tante altre discipline. Chi lo ha incontrato in qualsiasi campo, che sia in campionati ufficiali oppure all’oratorio o al parchetto, sa che non è un avversario facile, per capacità e per spirito competitivo.

I cicli di chemioterapia, inevitabili, lo costringono a rallentare. Ci vuole qualcosa di più tranquillo. È così che insieme ad alcuni amici dà inizio alle “camminazioni”, come le battezza lui. Si pratica il sabato pomeriggio e si parte da casa sua, in zona stadio Romeo Neri. Si prosegue lungo tutto la ciclabile del parco, fino ad arrivare alla punta della palata e poi rientrare. Quello che non ci si immagina è il grado di partecipazione. Avete presente la celebre scena della corsa nel film Forrest Gump?! Ecco, ogni volta il gruppo cresce in un numero imprecisato lungo la camminata con i “praticanti” che si uniscono in vari punti del percorso, il sovrappasso di via Roma, piazzale Kennedy, le isole del fitness, fino in fondo: si cammina e si chiacchiera di tutto, in perfetto stile romagnolo goliardico. Amici, conoscenti, donne, uomini e bambini, non solo per sostenere Francesco, ma perché “le camminazioni” fanno bene al fisico e al morale. Intanto la racchetta da tennis, momentaneamente appesa al chiodo, continua a chiamare e appena la salute glielo permette, Franz torna in campo e si iscrive ad un torneo organizzato dal CT UP di Torre Pedrera. Scala tutti i turni del tabellone fino alla finale, poi rinviata per il suo ricovero dell’Unità Operativa TACP Hospice Rimini.

Ed è proprio all’Hospice Rimini che con la sua compagna Manuela decidono di compiere un nuovo passo nel loro cammino insieme e sposarsi. Tutto il reparto si mobilita. Grazie all’aiuto di medici, infermieri e operatori, infatti, ha luogo un’emozionante cerimonia che racconta di un grande amore, ma anche di una sanità empatica, a contatto con il paziente non solo dal punto di vista medico: i fratelli degli sposi Marco, Francesco, Loris insieme a Deborah come testimoni, l’amico Nicola come fotografo e il dott. Luca Attilia, dirigente dell’Unità Operativa TACP Hospice Rimini, ad accompagnare la sposa. A dare l’annuncio ufficiale sulle sue pagine social lo stesso Francesco che con il suo consueto tono ironico e positivo, scrive: “Noi, fra le altre cose, ci saremmo anche sposati…felicità immensa”.

Intanto al circolo tennis di Torre Pedrera viene presa una decisione: “Vista l’impossibilità di giocare la finale – racconta l’altro finalista Giampaolo Manfrediniabbiamo scelto all’unanimità di dare il trofeo del vincitore a Francesco. Anche se non si è potuta disputare la finale, da lui meritatissima, il vincitore per punti e soprattutto per forza, determinazione e grande carattere è Franz”. A consegnargli il premio è stato lo stesso Manfredini. “La prima parola che mi viene in mente pensando a Franz è “Vulcano” – dice Nicola Giolito assistente allenatore e preparatore della neo campione del mondo Nazionale italiana di pallavolo – una esplosione di emozione continua, dal primo all’ultimo momento che stai con lui, in qualunque situazione…sui campi da gioco, nelle serate fra amici e anche in questa sfida tostissima della vita. Quello che ti incoraggia per primo quando lo chiami per fargli sapere che gli sei vicino nella sua lotta”.

Nel giorno dell’ultimo saluto, nella chiesta di San Giovanni Battista di Rimini che non è bastata a contenere tutti gli amici e conoscenti di diverse generazioni, ognuno con un soprannome da lui inventato e uniti nel celebrare anche il suo grande amore per lo sport, c’erano anche le maglie della nazionale italiana di pallavolo e dell’RBR con le firme di tutti i giocatori, un pallone da pallavolo firmato dagli amici e la sua racchetta.

“Abbiamo ritenuto importante condividere la sua storia, la nostra storia, per ringraziare tutti quelli che si sono lasciati coinvolgere in questo cammino – spiegano la moglie Manuela, il gemello Andrea e il fratello Marco e tutta la famiglia Pandolfi -. Ringraziamo particolarmente di cuore l’Hospice Rimini, il dott. Attilia, la caposala Simona e tutto lo staff infermieristico, dell’unità e dell’assistenza domiciliare, per l’amorevole cura e l’attenzione, rivolta al nostro amato Francesco. Ognuno di voi, chi con parole, chi con sorrisi e abbracci, ha reso la sua degenza, sia in reparto che a casa, e il suo cammino, molto più sopportabile”.

La famiglia di Francesco Pandolfi

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