Indietro
menu
Eletto alla camera

Il commento di Gnassi: vince chi fa alleanze, se non le fai perdi prima di giocare la partita

In foto: Andrea Gnassi
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
lun 26 set 2022 14:43 ~ ultimo agg. 27 set 13:07
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 3 min
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email

Andrea Gnassi arriverà alla Camera da capolista del collegio plurinominale del PD ma ha perso la sfida con Jacopo Morrone nel collegio uninominale dove si fronteggiavano le due coalizioni. Nel suo commento sul voto si sofferma proprio su questo aspetto: “è evidente che si tratta di un voto politico, nazionale, frutto di una voglia di cambiamento (‘proviamo la Meloni’) e di errori fatti dal campo riformista e progressista nel non voler leggere questa legge elettorale per come (aggiungo anche purtroppo) è: infatti vince chi fa alleanze anche nelle differenze. Se non le fai, perdi prima di giocare la partita“. Gnassi però ne ha anche per il suo competitor: “il caso di Morrone è lampante: è stato candidato in provincia di Rimini ed eletto grazie ai voti di Fratelli d’Italia, avendo la metà dei voti dei partiti che lo sostenevano. Ora l’augurio è che, tutti gli eletti lavorino e siano fedeli al territorio e ai suoi bisogni e non ai diktat e ai richiami di leader e partiti. Io lavorerò come sempre ho fatto per il territorio, nel rispetto e nel confronto di qualunque governo che verrà“.

La nota di Andrea Gnassi

Prima di tutto un ringraziamento. A tutti coloro che hanno scelto andando a votare. A chi, a tutti i livelli, ha dato il suo contributo alla campagna elettorale. Un ringraziamento per l’onore conferitomi con l’elezione alla Camera dei Deputati che richiede una grande responsabilità come capolista della Romagna del centro sinistra.
L’Italia ha deciso. E ha deciso premiando Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni. Che per altro ha ridotto la Lega di Salvini a partito marginale del centrodestra.
E’ stata capace di ritagliarsi una visibilità e un protagonismo politico sia durante la pandemia del Covid che nella crisi economica e internazionale, come quella energetica, stando all’opposizione. Ora dovrà governare, mettendo al centro l’interesse del Paese e i bisogni reali.
Il Pd sconta la mancanza di identità politica che di alleanze. Inutile dire di come le scelte di soggetti politici come il ticket Renzi-Calenda alla luce di una legge elettorale che premia solo chi sta insieme pur nelle differenze (destra docet) hanno penalizzato sia loro stessi sia l’Italia che non si riconosce né nel sovranismo, né in una destra che ora è chiamata alla prova di governo.
Il Movimento 5 Stelle in Romagna e a Rimini si attesta sull’8-9% dal 32% che aveva nel 2018. E sarà chiamato nei fatti a misurarsi anch’esso con il nuovo quadro politico.
Tutta la Romagna è dentro un voto nazionale. Il centrosinistra in Romagna infatti non ha vinto in nessun collegio uninominale, come il nostro che era già del centrodestra nel 2018 e in altri nei quali aveva vinto e ora no.
È evidente che si tratta di un voto politico, nazionale, frutto di una voglia di cambiamento (‘proviamo la Meloni’) e di errori fatti dal campo riformista e progressista nel non voler leggere questa legge elettorale per come (aggiungo anche purtroppo) è: infatti vince chi fa alleanze anche nelle differenze. Se non le fai, perdi prima di giocare la partita.
Inutile lamentarsi del Rosatellum che non consente nei collegi uninominali provinciali di scegliere con il voto disgiunto, né di scegliere assegnando preferenze a nomi e cognomi, ma bensì grazie ai voti sui simboli del partito. E non consente neanche di avere un quadro politico nazionale in base ai voti proporzionali dei partiti, che nella realtà restituisce una situazione di un Paese diviso elettoralmente in due.
Su quest’ultimo punto evidenzio che uno spazio politico esiste per una proposta che sappia rispondere a povertà e sostegno al mondo produttivo, ai diritti e alle libertà. Qui c’è la vera riflessione da fare.
Tutto questo però è il gioco dei se e dei ma, e oggi, appunto, non vale.
A livello locale con il Rosatellum è solo il voto alla Meloni e a Fratelli d’Italia che porterà in Parlamento candidati sconosciuti sui territori che o non si sono mai misurati con le preferenze reali o che quando lo hanno fatto non sono stati magari neanche eletti in Consiglio Comunale o regionale.
Il caso di Morrone è lampante: è stato candidato in provincia di Rimini ed eletto grazie ai voti di Fratelli d’Italia, avendo la metà dei voti dei partiti che lo sostenevano. Ora l’augurio è che, tutti gli eletti lavorino e siano fedeli al territorio e ai suoi bisogni e non ai diktat e ai richiami di leader e partiti. Io lavorerò come sempre ho fatto per il territorio, nel rispetto e nel confronto di qualunque governo che verrà.
Ci sarà tempo, al di là dell’emozione del momento, per una riflessione più profonda di cosa voglia essere il campo riformista e progressista e da qui ripartire. A Roma porterò come detto tutte le battaglie di Rimini e della Romagna: dall’ambiente, all’energia, alle imprese, ai diritti. Si riparte da qui: dai fatti. Perché sono i valori che si trasformano in fatti che costruiscono le alleanze sociali e anche politiche che possono dare il contributo per ripartire e non viceversa.

]