Indietro
menu
gli appuntamenti

Gli imprenditori di Confindustria incontrano i candidati. I 18 punti del documento

In foto: Confindustria Romagna
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 8 minuti
mar 6 set 2022 13:05 ~ ultimo agg. 13:59
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 8 min
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email

A livello nazionale Confindustria ha inteso consegnare ai candidati il proprio punto di vista sulle cose da fare redigendo un documento in 18 punti. Confindustria Romagna ha organizzato a livello locale vari appuntamenti nelle sedi territoriali invitando a partecipare tutti i candidati del Collegio Uninominale del Senato e del Collegio Uninominale della Camera.
A Rimini il confronto si terrà in presenza nella sede dell’Associazione in Piazza Cavour 4 e da remoto, mercoledì 14 settembre, alle ore 14.30, per il Collegio Uninominale del Senato Rimini e Forlì-Cesena e giovedì 15 settembre, alle ore 14.30, per il Collegio Uninominale della Camera.
Dopo una breve illustrazione dei punti salienti del documento di Confindustria, verrà data la parola a tutti i candidati presenti affinché possano presentarsi ed esprimere il proprio punto di vista in merito.
Confindustria Romagna rinnova quindi l’invito a tutti i candidati al collegio uninominale per il territorio di Rimini di comunicare il proprio interesse a partecipare contattando il servizio Affari Generali dell’Associazione: 0541/352313, esemprini@confindustriaromagna.it.

Ricorda Confindustria Romagna: “Stiamo affrontando un momento storico caratterizzato da molta incertezza: non siamo ancora usciti da un evento straordinario come la pandemia per il COVID, l’invasione dell’Ucraina e le tensioni sulle materie prime e sulle fonti energetiche hanno gettato l’Italia ed il mondo intero in uno scenario di enorme complessità. Le elezioni del prossimo 25 settembre rappresentano quindi un appuntamento molto importante per la storia del nostro Paese. La classe dirigente che uscirà dal rinnovo elettorale dovrà dimostrarsi all’altezza di sfide davvero eccezionali”.


LE PRIORITÀ DI CONFINDUSTRIA PER UN GOVERNO CAPACE DI RIFORME INCISIVE, STABILITÀ FINANZIARIA E CRESCITA COESA

L’industria italiana continua orgogliosamente a fare la sua parte per rilanciare il Paese dopo i colpi inferti dalla pandemia e, oggi, è alle prese con il pesante impatto dell’invasione russa in ucraina. Inflazione, bolletta energetica, colli di bottiglia della globalizzazione, scarsità di input di produzione, carenza di competenze rispetto alla domanda delle imprese, rallentamento dell’economia statunitense e cinese, costi della transizione energetica e rischi per molte filiere industriali, peggioramento delle condizioni del credito: ciascuno di questi fenomeni pone una nuova, temibile sfida per l’Italia.

La consapevolezza di ciò ci spinge a delineare un’agenda di priorità rivolta al Governo che si formerà dopo le prossime elezioni politiche e che rappresenta una strategia d’azione per la prossima legislatura.
La visione di Confindustria resta saldamente ancorata alla scelta europea e a quella occidentale della NATO. Siamo convinti, oggi più che mai, che all’Italia serva una finanza pubblica che non torni a essere a rischio, una spedita attuazione del PNRR con una nuova stagione di riforme, incisive, per dare risposta al crescere della povertà e del disagio sociale.

L’industria va considerata un asset strategico di sicurezza nazionale: senza industria non c’è crescita, né coesione sociale. Tale convinzione, confermata dai numeri e dai successi di questi anni, costituisce la premessa delle proposte che avanziamo: senza un’azione riformista non migliorerà la produttività e la qualità della spesa pubblica, non si attrarranno capitali, non si darà risposta ai 10 milioni di italiani a rischio povertà, non s’invertirà la curva demografica, non si difenderà la crescita dell’industria italiana nelle catene globali del valore.

Confindustria ha stilato un elenco di 18 priorità che sintetizziamo rapidamente di seguito:

1 – FERMA ADESIONE AI PRINCIPI E AI VALORI EUROPEI

La pandemia e la guerra hanno confermato che le soluzioni alle grandi sfide globali del nostro tempo sono europee e non nazionali. L’Europa e il mercato interno, di cui bisogna preservare il corretto e uniforme funzionamento, sono l’orizzonte imprescindibile per chi produce e la prospettiva entro cui rafforzare e incentivare la ricostituzione delle filiere strategiche

2 – FERMA ADESIONE A NATO E OCCIDENTE

L’irresponsabile crisi politica che ha posto termine al Governo di solidarietà nazionale guidato dal Presidente Draghi ha aperto una crepa nella solidarietà occidentale, messa alla prova dall’invasione russa in Ucraina. Il Governo che nascerà dopo l’esito delle urne deve scongiurare ogni equivoco in proposito, e ribadire la linea di assoluta fermezza e condivisione delle misure politiche, militari ed economiche assunte in sede NATO e di concerto con gli USA, impegnandosi altresì in sede internazionale per scongiurare il ritorno a un mondo diviso in due blocchi, che non corrisponde agli interessi di un paese trasformatore ed esportatore come l’Italia.

3 – FINANZA PUBBLICA SOSTENIBILE

Negli ultimi 10 anni governi di vario orientamento politico hanno accresciuto il debito pubblico italiano dal 120% al 150% del Pil. Molto più rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea, e la pandemia non c’è stata solo in Italia. La spesa pubblica italiana è stata maggiore della media dell’area euro in ciascuno dei 10 anni considerati. Il nuovo Governo dovrà perciò considerarsi obbligato a perseguire l’equilibrio strutturale dei conti pubblici. Politiche di bilancio che non rispettino i vincoli vengono vanificate dalle tensioni sul mercato dei titoli di Stato. Tutte le forze politiche devono avere ben presente che l’eventuale attivazione dello scudo anti-spread, recentemente introdotto dalla BCE, è condizionata al rispetto degli impegni assunti con l’UE in termini di aggiustamento dei conti pubblici e di attuazione delle riforme, comprese quelle del PNRR.

4 – NESSUN PASSO INDIETRO SUL PNRR

Il puntuale raggiungimento degli obiettivi e l’attuazione delle riforme previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è essenziale per l’ammodernamento dell’Italia. L’Italia tra sovvenzioni e prestiti è beneficiaria di 191,5 miliardi di euro. Circa un quarto di questa somma gli è già stato pagato. Ha ancora circa 145 miliardi di euro da ricevere entro il 2026. Per questo, nella prossima legislatura il rispetto degli obiettivi negoziati con l’UE è una priorità irrinunciabile. È poi necessario, al di là delle informative dovute al Parlamento sul procedere nel tempo della realizzazione del PNRR, predisporre una piattaforma di monitoraggio costantemente aggiornata sullo stato di attuazione di bandi, gare e opere previste e finanziate dal PNRR, a livello nazionale e locale.

5 – WELFARE EQUO E SOSTENIBILE

L’enorme aumento della spesa pubblica e sociale dispersa in mille bonus e agevolazioni invece che concentrata in riforme organiche incisive ci consegna un’Italia che in 20 anni non riesce a superare la quota del 60% di italiani tra i 15 e i 64 anni con occupazione legale, e che ha visto il reddito pro-capite diminuire. La crisi economico-sociale è aggravata dall’inflazione e dal caro energia, e obbliga a interventi che escano dalla pura emergenza. A tal fine, è prioritario:

intervenire sul reddito di cittadinanza, riconducendolo a esclusivo strumento di natura socioassistenziale destinato al sostegno della povertà;

ridurre il cuneo fiscale nella sua componente contributiva in modo da aumentare il potere d’acquisto dei salari e ridurre il costo del lavoro: Confindustria propone da tempo un intervento per 15-16 miliardi concentrati per due terzi a vantaggio dei lavoratori sotto i 35 mila euro di reddito lordo;

6 – L’INDUSTRIA VA CONSIDERATA ASSET STRATEGICO

Non c’è crescita e coesione sociale possibile senza l’industria, che in questi anni con il suo export ha generato una posizione finanziaria attiva sull’estero dell’Italia, intaccata solo oggi dai rincari energetici. Competitività e produttività dell’industria e delle imprese devono essere considerate la vera condizione strategica da garantire per riprendere l’ascesa dei redditi degli italiani.

7 – SCUOLA E L’UNIVERSITA’ PER I NOSTRI GIOVANI

Occorre urgentemente accelerare la formazione di profili altamente qualificati, che oggi mancano drammaticamente rispetto alla domanda delle imprese. A tal fine, è necessario valorizzare il coinvolgimento delle imprese nella costituzione e nelle attività degli ITS e nelle Università, e adottare uno strumento contrattuale agile – una forma nuova di apprendistato – per favorire il passaggio dalla scuola al lavoro, semplificando e accelerando l’inserimento dei giovani al lavoro.

8 – POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO PER SOSTENERE LE TRANSIZIONI

Il mercato del lavoro resta troppo sbilanciato sulle politiche passive e sulla CIG protratta anche per anni, mentre occorrono politiche attive del lavoro davvero efficaci.

9 – SALARI E CONTRATTAZIONE COLLETTIVA

Non serve affatto un salario che fissi per legge il trattamento economico e che annullerebbe libertà e benefici della contrattazione, bensì occorre stabilire con un accordo fra Governo e Parti sociali criteri generali di misurazione della rappresentanza, condizione per individuare il CCNL da prendere a “riferimento” in ogni settore, e consentire all’INPS di poter effettivamente controllare il rispetto dei minimali contrattuali e dei minimali contributivi.

10 – UN FISCO PER LA CRESCITA E LA COMPETITIVITÀ

Confindustria propone una nuova impostazione dell’IRES che premi con aliquota di vantaggio le imprese che reinvestano l’utile e una integrazione di tassazione quando gli utili vengono distribuiti. A ciò deve affiancarsi l’abrogazione dell’IRAP, va ripristinato il Patent Box e occorre assicurare continuità agli incentivi per gli interventi di riqualificazione energetica ed edilizia

11 – INVESTIMENTI PER DIGITALIZZAZIONE E SOSTENIBILITÀ

È necessario ripristinare e potenziare il Piano Transizione 4.0 e supporto agli investimenti privati. Occorre estendere l’ambito di applicazione delle misure, includendovi gli investimenti per la transizione ecologica e aumentare le aliquote del credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali 4.0 per gli anni 2023-2025;

12 – PATRIMONIALIZZAZIONE E FINANZA D’IMPRESA

Anche attraverso la leva fiscale, si dovranno favorire le emissioni obbligazionarie da parte delle PMI, la quotazione delle PMI, rifinanziando e rafforzando il credito d’imposta e introducendo semplificazioni regolamentari, lo sviluppo di investitori specializzati in PMI, lo sviluppo della finanza digitale. In questo contesto, va strutturata una misura di incentivo alla patrimonializzazione delle PMI non quotate da parte di investitori esterni alla compagine sociale.

13 – RICERCA E SVILUPPO PER IL FUTURO

È fondamentale proseguire nell’azione avviata con il PNRR per dotare il Paese di una chiara strategia di crescita basata su Ricerca e Sviluppo, che ha come elemento qualificante e innovativo una strutturale partnership pubblico-privato, nonché la valorizzazione della proprietà intellettuale.

14 – SANITÀ EFFICIENTE PER PROTEGGERE LE NOSTRE COMUNITA’

Va completata la riforma degli IRCCS, pubblici e privati, eccellenze nel campo della cura e della ricerca nelle Scienze della Vita. Ma va separata la funzione dello Stato regolatore da quella di erogatore dei servizi. Vanno poi finanziati adeguatamente i settori della sanità (es. farmaci, device e tecnologie) in linea con l’effettiva domanda di salute.

15 – ENERGIA E AMBIENTE PER UNA TRANSIZIONE SOSTENIBILE

Le politiche energetiche e ambientali nazionali devono garantire sicurezza, indipendenza, sostenibilità e competitività, puntando su tutte le soluzioni tecnologiche che consentano di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, compreso il nucleare. L’Italia può diventare l’Hub Sud Europa del gas e aumentare la sua sicurezza con l’incremento dell’utilizzo delle risorse nazionali, che richiede la revisione del PiTeSAI; l’accelerazione dei processi autorizzativi per la produzione di biogas e biometano; un piano di incentivazione di lungo termine per lo sviluppo del potenziale nazionale e il supporto agli investimenti necessari all’utilizzo dell’idrogeno nei processi industriali; un pieno agganciamento dell’Italia ai progetti di ricerca e investimento in corso in Europa in vista di impianti nucleari di nuova generazione.

Occorre accelerare le procedure autorizzative e l’identificazione delle aree idonee per lo sviluppo degli impianti rinnovabili. È necessario tutelare le filiere italiane dai rischi di perdita di competitività e delocalizzazione, attraverso misure strutturali di compensazione rispetto al caro energia; compensazione dei costi indiretti ETS; politiche di riqualificazione dei settori industriali e delle competenze professionali per sviluppare capacità produttiva nelle tecnologie della green economy, per la riconversione e sviluppo delle nuove tecnologie per i settori automotive, rinnovabili ed efficienza energetica.

16 – INFRASTRUTTURE, TRASPORTI E LOGISTICA PER LA MOBILITA’ SOSTENIBILE

È necessario definire il Piano Generale dei Trasporti e della Logistica, già previsto dal Codice dei Contratti Pubblici vigente dal 2016 e mai elaborato, e potenziare la decarbonizzazione dei trasporti. La mobilità sostenibile richiede una profonda revisione della regolamentazione tecnica del trasporto

È prioritario favorire la nascita e lo sviluppo di grandi player logistici nazionali capaci di competere su scala europea e globale. Va poi valorizzata l’Economia del Mare, un cluster economico rilevante del nostro Paese, con un coordinamento politico specificamente dedicato e interventi di regolazione economica, europea e nazionale, e di investimento a supporto della transizione energetica e digitale di trasporti marittimi e attività ausiliarie, logistica portuale, industria navalmeccanica e cantieristica navale, nautica da diporto, turismo marino e pesca.

17 – FINANZA PER LO SVILUPPO

Occorre traghettare con grande attenzione, oltre l’emergenza, le tante imprese che hanno fatto massiccio ricorso ai finanziamenti garantiti dallo Stato e alle moratorie dei debiti bancari. Il ruolo del Fondo di garanzia per le PMI va ridisegnato a sostegno delle imprese in uscita dall’emergenza, attraverso un congruo rifinanziamento e, nell’immediato, sfruttando appieno gli spazi offerti dal quadro temporaneo sugli aiuti di Stato.

18 – INVERTIRE LA DERIVA DEMOGRAFICA

La curva demografica continua a rappresentare un elemento di squilibrio sempre più grave per il futuro dell’Italia. È un declino pluridecennale che proietta ombre sempre più lunghe sulla sostenibilità dell’intera economia italiana, del welfare socio-sanitario e del sistema previdenziale italiano, che si sostiene sulla base dei contributi mensili versati da chi è al lavoro. Occorre un radicale cambio di marcia. L’Italia deve tornare ad essere un Paese per i giovani, dove la natalità sia sostenuta anche da politiche economiche.