Indietro
menu
dati Infocamere-Movimprese

Crescono le imprese giovanili ma in provincia pesano ancora poco

In foto: repertorio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
mar 6 set 2022 14:54 ~ ultimo agg. 14:59
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 3 min
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email

Crescono le imprese giovanili attive nel territorio Romagna – Forlì-Cesena e Rimini, secondo quanto rilevato dai dati Infocamere-Movimprese nel primo semestre del 2022. Un dato in controtendenza rispetto al calo nazionale  e superiore all’incremento regionale.

Si conferma l’aumento di questa tipologia di impresa cominciato nel 2021; anno che ha interrotto un decennio contraddistinto da continue diminuzioni annue. Riguardo ai principali settori, le imprese giovanili aumentano nei servizi alle imprese, in quelli alle persone, nelle costruzioni, nel manifatturiero e nelle attività professionali; calano, invece, nel commercio, nell’agricoltura e nelle attività di alloggio e ristorazione. Si evidenzia la forte incidenza delle imprese individuali, in crescita, con tre imprese giovanili su quattro; lieve aumento, inoltre, anche per le società di capitale. A livello provinciale, però, risulta ancora molto basso il peso delle imprese giovanili sul totale delle imprese attive.

Nello specifico della provincia di Rimini, al 30 giugno si contano 2.430 imprese giovanili attive, che costituiscono il 6,9% del totale delle imprese attive (7,0% in Emilia-Romagna e 8,6% in Italia); nel confronto con il 30 giugno 2021 si riscontra un aumento delle imprese giovanili dell’1,9%, superiore all’incremento regionale (+1,4%) e diversamente dal calo nazionale (-1,3%). Questa variazione risente, parzialmente, dell’ingresso dei comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio (ex provincia di Pesaro) nella provincia riminese; la crescita al netto di questa componente sarebbe pari a +1,2%. Continua, pertanto, la crescita di tale tipologia di impresa, iniziata nel 2021; anno, quest’ultimo, che ha avuto il merito di interrompere un periodo decennale caratterizzato da continue diminuzioni annue.

Rimane molto basso, tuttavia, il peso delle imprese giovanili sul totale delle imprese attive provinciali, maggiormente visibile in ambito nazionale; in tal senso, infatti, Rimini occupa il 5° posto in regione (dopo Reggio Emilia, Piacenza, Modena e Ferrara) e solo il 93° a livello nazionale (su 105 province di analisi).

I principali settori economici sono il Commercio (27,1% delle imprese giovanili), le Costruzioni (17,8%), l’Alloggio e ristorazione (14,9%), le Altre attività di servizi (soprattutto servizi alle persone) (6,5%), l’Industria Manifatturiera (5,6%), le Attività professionali, scientifiche e tecniche (4,8%), Noleggio, agenzie viaggio e servizi alle imprese (4,6%) e l’Agricoltura (4,5%). Rispetto al 30 giugno 2021 si registra un aumento in cinque dei suddetti principali settori: +9,1% nelle Costruzioni, +6,0% nelle Altre attività di servizi, +1,5% nel Manifatturiero, +19,4% nelle Attività professionali, scientifiche e tecniche e +2,8% nell’Agricoltura; in flessione, invece, il Commercio, dell’1,8%, Alloggio e ristorazione, del 4,0%, e il settore Noleggio, agenzie viaggio e servizi alle imprese, del 4,3%.

I settori con la più alta incidenza percentuale delle imprese giovanili sul totale delle imprese attive risultano: Attività finanziarie e assicurative (11,1%), Altre attività di servizi (10,4%), Noleggio, agenzie viaggio e servizi alle imprese (9,2%), Attività professionali, scientifiche e tecniche (8,5%), Costruzioni (8,2%), Servizi di informazione e comunicazione (8,2%), Commercio (7,6%) e Alloggio e ristorazione (7,5%).

Riguardo alla natura giuridica delle imprese giovanili, prevalgono nettamente le imprese individuali (73,6% del totale), seguite, a distanza, dalle società di capitale (16,7%) e società di persone (9,0%); in termini di variazione annua si riscontra, da un lato, l’incremento delle imprese individuali (+2,2%) e delle società di persone (+4,3%), dall’altro, il calo delle società di capitale (-1,0%).

In un contesto di analisi territoriale, poi, si evidenzia come la maggioranza delle imprese giovanili provinciali si trova nel comune di Rimini (46,5%), classificato come “Grande centro urbano”; buona anche la presenza nei comuni di Riccione (10,7%), Bellaria-Igea Marina (6,7%), Santarcangelo di Romagna (5,9%) e Coriano (2,8%), ossia nei cosiddetti “Comuni di cintura” (totale 26,1%), e di Cattolica (5,9%), Misano Adriatico (3,6%) e San Giovanni in Marignano (1,8%) (”area del Basso Conca”, totale 11,3%). Ad essi vanno aggiunti i comuni di Morciano di Romagna (2,0%), Montescudo-Monte Colombo (1,6%) e San Clemente (1,4%) (Valconca), Verucchio (2,7%), Novafeltria (1,7%) e Poggio Torriana (1,2%) (Valmarecchia).

Infine, i comuni con la più alta incidenza percentuale delle imprese giovanili sul totale delle imprese attive sono Gemmano (10,3%), Saludecio (8,6%), Verucchio (8,5%), Pennabilli (8,2%), Montescudo-Monte Colombo (7,9%), Casteldelci (7,9%), Rimini (7,4%), Montefiore Conca (7,4%), Sant’Agata Feltria (7,2%) e Bellaria-Igea Marina (7,1%).

Commenta Carlo Battistini, presidente della Camera di commercio della Romagna: “La crescita delle imprese giovanili nei nostri territori è positiva e molto importante per lo sviluppo imprenditoriale. I giovani, infatti, per motivi anagrafici, di indole e formazione, rafforzano la capacità di innovazione delle imprese, promuovono la creatività, sviluppano nuove idee e progetti imprenditoriali, accelerando lo sviluppo del Paese e la trasformazione digitale. In questo contesto di crescita, la bassa percentuale di giovani imprenditori operanti nel settore manifatturiero è una criticità. Se la ripresa economica deve passare necessariamente da un forte rilancio industriale dell’economia italiana, è opportuno che tale rilancio tragga un contributo importante anche dalla componente imprenditoriale giovanile, attraverso interventi che favoriscano il fare impresa dei giovani nei vari settori manifatturieri. I giovani, come già detto, costituiscono una risorsa insostituibile e meritano particolare attenzione e interventi mirati. Il migliore investimento che una classe dirigente lungimirante possa attuare, infatti, è quello finalizzato a stimolare le vocazioni, innalzare le competenze ed educare al rischio d’impresa.