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report regionale

Abbandono scolastico. A Rimini 49 casi. L'assessore Bellini: sconfitta di tutti

In foto: la scuola
di Lucia Renati   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
lun 12 set 2022 16:08 ~ ultimo agg. 20:54
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Sono 25 mila gli studenti riminesi pronti alla prima campanella il 15 settembre. Dai dati del rapporto di Save the Children ‘Alla ricerca del tempo perduto – Un’analisi delle disuguaglianze nell’offerta di tempi e spazi educativi nella scuola italiana’, emerge un ritratto impietoso sullo stato dell’educazione scolastica del nostro Paese. Un diplomato su dieci non ha le competenze minime per entrare nel mondo del lavoro o dell’università, mentre quasi il 13% dei giovani abbandona la scuola prima della maturità. C’è una forte disparità geografica nella dispersione implicita- rileva Save the Children – che raggiunge il picco in Campania, al 19,8%. In Campania, Calabria e Sicilia più del 60% degli studenti non raggiunge il livello base delle competenze in italiano, mentre quelle in matematica sono disattese dal 70% degli studenti in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. Inoltre, l’abbandono scolastico nella maggior parte delle regioni del sud va ben oltre la media nazionale (del 12,7%), con punte in Sicilia (21,1%) e Puglia (17,6%) e valori decisamente più alti rispetto a Centro e Nord anche in Campania (16,4%) e Calabria (14%).

I dati in Emilia Romagna:

I numeri di Rimini sono migliori rispetto a quelli della media nazionale, così come testimonia un report della Regione Emilia-Romagna appena pubblicato. I casi di abbandono scolastico accertati nel corso dell’ultimo anno scolastico sono stati 49 (149 le segnalazioni ricevute); di questi, 32 nella scuola primaria (pari allo 0,50% sul totale degli iscritti), 8 nelle medie (0,19%, 9 nelle scuole superiori (0,13%); 44 le segnalazioni inviate alla Questura e al servizio della tutela minori. Sono invece 27 gli studenti che siamo riusciti a riportare a scuola, di cui 18 alle scuole primarie, 3 alle medie, 6 alle superiori. Un dato correlato è quello dell’educazione parentale che, nel corso dell’anno scorso è arrivata a quota 58, laddove fino a qualche anno fa si assestava al massimo intorno alle 15 richieste.

Il commento dell’assessora alle politiche educative di Rimini Chiara Bellini che si rivolge a chi lascia gli studi:  

“Tra pochi giorni suonerà la prima campanella di un anno scolastico che, per la prima volta, inaugurerò come assessora  – scrive la Bellini in una nota. Proprio in questi giorni, pensando con quali parole fare i miei auguri ai venticinquemila studenti riminesi prossimi al nuovo inizio. Mi è venuto spontaneo partire da loro, da queste ragazze e ragazzi che in mezzo a mille difficoltà lasciano gli studi, per parlare anche a tutti gli altri. La parola giusta per farlo, a questo punto, è venuta di conseguenza, ed è “dignità”. La dignità, lo ricordava recentemente il nostro Presidente della Repubblica Mattarella, dovrebbe essere la pietra angolare del nostro impegno di amministratori e amministratrici pubblici, ma anche della passione civile di tutta una comunità. Ne deriva, di conseguenza, che ogni abbandono non deve essere sentito solo come una difficoltà, a volte un fallimento personale, ma come la sconfitta civile di tutta una comunità. Certo, in prospettiva, anche una perdita economica, ma prima ancora culturale. Questo principio deve valere sempre e comunque, aldilà dei dati, perché dietro ogni cifra ci sono ragazze e ragazzi in carne e ossa, genitori, famiglie che si portano dietro non solo un carico di sofferenza personale ma anche difficoltà nel percorso di vita e di piena inclusione lavorativa, sociale e culturale.

Se è vero che l’abbandono scolastico si compie nel difficile passaggio dell’adolescenza, dove ogni disfatta pesa e costa di più, con il rischio di portarsela dietro per tutta la vita, non possiamo permetterci di affrontarlo come un male secondario, ma inevitabile, delle nostre scuole. Soprattutto se a farne le spese sono spesso proprio coloro che partono già da situazioni di difficoltà sociale e famigliare. È nostro compito lavorare per contrastare il circolo vizioso tra povertà economica e povertà educativa. Per questo, già dalla fine del precedente anno scolastico, stiamo lavorando come Amministrazione comunale insieme ad alcune associazioni del territorio che hanno dato disponibilità e si stanno mettendo al servizio di un progetto per la riduzione dell’abbandono scolastico, con il coinvolgimento di gruppi di educatori, delle reti di quartiere, del volontariato e dell’associazionismo. Abbiamo già predisposto una sorta di protocollo per il recupero dell’abbandono scolastico in grado di mettere a sistema le diverse buone azioni che, sebbene talora circoscritte, sono attive sul nostro territorio. Un progetto tanto più importante perché corale, a dimostrazione di come la lotta all’abbandono scolastico debba essere un patrimonio comune di tutta la comunità. Solo così quella parola con cui saluterò i nostri studenti, “dignità”, assumerà un senso e una declinazione pratica, trasformandosi in diritto allo studio, lotta all’abbandono scolastico, annullamento del divario tecnologico e digitale e contrasto alle disuguaglianze socioculturali e territoriali. Per garantire una sempre più piena e concreta uguaglianza di possibilità per tutte e tutti.

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