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Comizio sotto l'Arco

Conte a Rimini difende il reddito di cittadinanza

In foto: Giuseppe Conte il 31 agosto 2022 a Rimini
di Serena Saporito   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mer 31 ago 2022 15:29 ~ ultimo agg. 1 set 10:52
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Tappa romagnola per la campagna elettorale di Giuseppe Conte questa mattina intorno alle 11 a Rimini. Appuntamento sotto l’Arco d’Augusto. Un’accoglienza calorosa come era stato in passato per altre visite riminesi dell’ex presidente del Consiglio, e ai sostenitori arrivati appositamente si sono uniti i curiosi di passaggio, nel giorno di mercato.

Dopo il consueto rito dei selfie, il leader del Movimento 5 Stelle – accompagnato dal senatore riminese Marco Croatti e dall’ex deputata Giulia Sarti – si è fermato coi giornalisti, prima di dare vita a un piccolo comizio, salendo su una delle panchine sotto l’Arco, e prima di fare un giro tra i banchi del mercato.

In primo piano, naturalmente, il tema dell’energia, con la condanna da parte di Conte di quelle lobby che starebbero approfittando del momento di emergenza per ritornare a vecchie soluzioni, come il fossile o il nucleare: “l’unica soluzione è un investimento massiccio nelle rinnovabili” ha detto.

Sui temi locali si è andati sulla questione lavoro. Se per la mancanza di lavoratori stagionali da tempo in Riviera si chiama in causa il reddito di cittadinanza, il leader Cinque Stelle rimanda le accuse al mittente, sottolineando i dati Istat sugli aumenti delle assunzioni. “L’anno scorso per il lavoro stagionale ci sono stati 260mila contratti in più rispetto al 2018 quando è stato introdotto il reddito di cittadinanza” ha detto, rimarcando invece la necessità di riformare il mercato del lavoro. “Ci sono persone che si sfiancano di lavoro tutto il giorno per due, tre, quattro euro l’ora. Bisogna andare verso un salario minimo legale”. Necessaria per il Presidente una riforma generale del mercato del lavoro, con il taglio del cuneo fiscale, senza dimenticare di sostenere le imprese, in tema di caro bollette.

Sulla campagna elettorale, critiche al Pd e a Calenda e all’atteggiamento generale di attacco alla destra sui temi della “comunicazione” dei suoi leader più che sul concreto, ovvero di una ricetta per le riforme presentata che viene giudicata inadeguata. Ma le stoccate sono state riservate soprattutto a Di Maio. Un attacco questo anche in relazione ai temi internazionali e al rapporto con la Russia. Ribadita la ferma condanna dell’aggressione russa “senza se e senza ma“, il leader Cinque Stelle ha richiamato sulle presunte mancanze del ministro degli Esteri, più concentrato – sempre secondo Conte – più sulla campagna elettorale per il suo piccolo partito, non premiato dai sondaggi, che sul suo ruolo istituzionale.