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Meno di un mese per decidere

Elezioni, impazza il toto candidati. Tanti nomi, meno eletti, più competizione

di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
gio 28 lug 2022 16:14 ~ ultimo agg. 29 lug 10:23
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Giusto il tempo di chiudere la campagna elettorale per le amministrative che già infuria il toto candidati per le politiche del 25 settembre. Si andrà al voto ancora con il cosiddetto Rosatellum: un terzo degli eletti sarà scelto con il maggioritario nei collegi uninominali mentre i restanti con il proporzionale tramite i listini corti bloccati. Ci saranno però da eleggere 345 parlamentari in meno: l’Emilia Romagna esprimerà solo 29 deputati (contro i 45 del 2018) e 14 senatori (rispetto ai 22 precedenti). Si restringono quindi le possibilità per i candidati e diventa più feroce la concorrenza. La competizione tra partiti in coalizione riguarda i collegi uninominali dove si può presentare un unico nome. Quello del Senato però comprende sia Rimini che Forlì-Cesena (quindi anche le anime di due territori da mettere d’accordo su unico candidato).

In casa Pd il nome più gettonato è quello dell’ex sindaco di Rimini Andrea Gnassi, forte anche dell’endorsment arrivato oggi dall’attuale primo cittadino Sadegholvaad. “Se vogliamo, e lo vogliamo, un PD che si apra oltre gli steccati dell’appartenenza stretta, un PD credibile e competente per i lavoratori e le imprese, Andrea deve essere il suo rappresentante per il territorio di Rimini e della Romagna alle elezioni del prossimo 25 settembre” scrive il primo cittadino riminese. Il decalogo Pd, che esclude gli amministratori in carica e i sindaci dei comuni con oltre 20mila abitanti, taglierebbe fuori (salvo deroghe della segreteria nazionale) Emma Petitti e l’assessore regionale Andrea Corsini che comunque già ieri ha detto di non essere interessato a fare le valigie per Roma. Altro nome in campo, quello segretario provinciale Pd Filippo Sacchetti. Il partito democratico riminese ha comunque le mani libere, visto che nel 2018 non aveva eletti.

Più tesa la situazione nel centrodestra dove ci sono il senatore uscente di Forza Italia Antonio Barboni (che ancora non ha sciolto le riserve sulla ricandidatura) e la deputata Elena Raffaelli della Lega. Ma Fratelli d’Italia, forte della crescita di consensi, scalpita: in pole position ci sono i nomi della ex sindaca di Coriano Domenica Spinelli, di Nicola Marcello e di Filippo Zilli. Tra i papabili anche la ex sindaca di Riccione Renata Tosi.

Il MoVimento 5 Stelle, capace nel 2018 di portare due riminesi a Roma (Marco Croatti in Senato e Giulia Sarti alla Camera), ancora non si sbilancia sui nomi ma annuncia la sua corsa solitaria in attesa di risolvere alcune questioni interne come, ad esempio, il mantenimento o meno della regola dei due mandati (che quindi escluderebbe dai giochi la Sarti).

Per presentare le candidature la scadenza è il 22 agosto.

I collegi riminesi

Alle elezioni del 2018 il nostro territorio, per quanto riguarda la Camera, eleggeva 4 deputati all’uninominale nei collegi di Forlì (che comprendeva anche Faenza e il suo entroterra), Cesena (che comprendeva anche i comuni dell’entroterra forlivese, oltre a Bellaria e Santarcangelo), Ravenna (la provincia di Ravenna senza il faentino) e Rimini (la provincia di Rimini senza Bellaria e Santarcangelo). Le tre province romagnole erano poi raggruppate in un collegio plurinominale, con il sistema proporzionale, con 6 deputati eletti. Il nuovo disegno dei collegi vede scomparire quello di Cesena. I nuovi collegi uninominali sono quindi Ravenna, Forlì e Rimini, coincidenti con le tre province. Per il maxi-collegio plurinominale della Romagna i 6 eletti saranno scelti, oltre che dai cittadini di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, anche da quelli della provincia di Ferrara.

Per il Senato nel 2018 c’erano 2 collegi uninominali: Ravenna (che comprendeva tutta la provincia e anche la città di Forlì e alcuni suoi piccoli comuni) e Rimini (comprendente anche Cesena e i comuni dell’entroterra forlivese). Il collegio pluri-nominale del Senato era formato dalle tre province romagnole con le province di Bologna e di Ferrara con 7 eletti complessivi. Il nuovo disegno dei collegi prevede che restino due uninominali, ma molto differenti. Il collegio di Ravenna, infatti, unisce tutta la provincia ravennate a quella di Ferrara, mentre il collegio di Rimini unisce la provincia riminese a quella di Forlì-Cesena. Il maxi-collegio plurinominale resta invece lo stesso con le province di Bologna, Ferrara, Ravenna, Forli-Cesena, Rimini e 5 eletti.

Il voto

Per gli elettori, il voto è unico: va alla lista e si riporta al candidato uninominale collegato a quella lista. I partiti possono presentarsi da soli, quindi ad una lista corrisponde un candidato, o coalizzati (a più liste corrisponde un candidato). Nella parte proporzionale, ci si presenta con liste bloccate corte.

Se l’elettore vota solo il candidato nel collegio uninominale, ed esso è collegato a più liste, il voto è spalmato tra le diverse liste che lo appoggiano.

Per la parte proporzionale i seggi sono spartiti tra le liste e le coalizioni che abbiano superato il 3%. Per la Camera il calcolo è nazionale mentre per il Senato avviene a livello regionale.

Ogni lista ha uno sbarramento del 3% e se non lo supera non entra a fare parte del riparto dei seggi. Per le coalizioni lo sbarramento è al 10%, con almeno una lista che abbia superato il 3%.

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