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scagionata da un video

Reddito di cittadinanza, l'albergatrice "Iena" rischia la condanna per un consiglio errato

In foto: le indagini della guardia di finanza
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
gio 5 mag 2022 15:56 ~ ultimo agg. 6 mag 15:31
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Dall’aprile 2019 al settembre 2020 ha percepito 10.400 euro dallo Stato usufruendo del Reddito di Cittadinanza. Sostegno economico che una albergatrice riminese di 50 anni si è vista annullare dalla Guardia di finanza al termine di mirati accertamenti. Infatti la donna, che risultava possedere alcune quote sociali (circa il 27%) di un albergo tre stelle e aveva omesso di indicarle al momento della presentazione della domanda, non avrebbe avuto diritto di percepire il beneficio statale. Da qui la richiesta di restituzione dell’intera somma, ma soprattutto l’accusa di dichiarazione infedele (reato penale per cui è prevista una pena che va dai 2 ai 6 anni di reclusione).

Quando le è stata comunicata l’apertura di un’indagine a suo carico, l’albergatrice è caduta dalle nuvole. A consigliarle di non inserire la partecipazione di quelle quote immobiliari erano stati il suo commercialista e il dipendente del Caf alla quale la donna si era rivolta per presentare la richiesta. L’hotel, infatti, era chiuso da anni e la società non produceva utili. Circostanza che la donna aveva rappresentato ai due esperti, che l’avrebbero rassicurata sul buon esito della domanda.

Consapevole di essere in buona fede e certa di non aver commesso volontariamente alcun reato, la 50enne riminese si è ‘travestita’ da “Iena” e nel giugno del 2021, dopo essersi recata al Caf, ha registrato e filmato di nascosto con il telefonino l’intera conversazione con la stessa operatrice che all’epoca si era occupata della sua pratica. L’intento era chiaro: ottenere la prova della sua estraneità in ordine alla scelta di omettere la partecipazione societaria, mostrando che era stata mal consigliata, oggi come all’epoca.

Nel video l’imprenditrice, oltre a non ricevere mai alcuna smentita dall’operatrice del patronato in merito alla ricostruzione dei fatti, si sente ribadire gli stessi consigli di allora. “E’ evidente – spiega l’avvocato Enrico Graziosi, che assiste la 50enne riminese – che quel Caf sia nella erronea e persistente convinzione che la domanda di Reddito di Cittadinanza da loro gestita fosse corretta e lo sia ancora oggi”. Grazie alle prove prodotte, l’albergatrice, che nel frattempo ha restituito i 10mila 400 euro percepiti dallo Stato, è stata scagionata. Il gip, infatti, su richiesta del pubblico ministero, ha disposto l’archiviazione della notizia di reato a suo carico.

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