Indietro
lunedì 27 giugno 2022
menu
Promozione del Rimini F.C.

Lettera aperta della Curva Est al sindaco di Rimini Sadegholvaad

di Roberto Bonfantini   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
mar 17 mag 2022 12:01 ~ ultimo agg. 22:36
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 3 min
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email

Lettera aperta (sulla pagina Facebook) della Curva Est, il cuore della tifoseria biancorossa, al sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad.

“Caro sindaco,
abbiamo molto apprezzato la sua presenza a Sasso Marconi, perché non occasionale (nel primo anno da sindaco ha superato le presenze di molti suoi predecessori) e perché con la sua bella famiglia, che ce l’ha fatta percepire come personale oltre che istituzionale o di convenienza. Questo, e anche un suo sensato messaggio nel giorno della promozione, ci rende fiduciosi di poter essere ascoltati e meglio capiti riguardo a un concetto che da anni abbiamo provato a spiegare a palazzo Garampi.

Il Rimini è tornato in C l’unica espressione professionistica cittadina (speriamo l’unica ancora per poco) e il difficile come abbiamo provato per esperienza viene adesso. La città infatti non può ancora una volta aspettare che il presidente di turno si sveni fino allo sfinimento. Quello che serve per strutturare una società è ben noto: servono soci, sponsor ma ancor più servono strutture che consentano di svolgere un’attività nel tempo, che diano una prospettiva. Che non consegnino puntualmente, a ogni nuova resa, i migliori giovani di Rimini a realtà limitrofe, vanificando lavoro, investimenti, identità, sogni.

Le realtà professionistiche sane gestiscono (o addirittura possiedono) quantomeno un centro sportivo proprio. Le realtà professionistiche molto sane hanno anche una “casa” e il Romeo Neri non è né una casa bella, né una casa comoda, né soprattutto una casa propria. Per decenni si è deciso di investire sullo stadio col concetto di “pezza” in emergenza: serve una pista: la facciamo al Neri; poi il campo nuovo (che già dobbiamo rifare) per l’omologazione, poi i seggiolini, poi gli impianti video: ogni anno nuove prescrizioni, ogni anno nuove pezze, ogni anno in deroga. Il risultato è che se sommiamo tutti questi interventi non risolutivi, avremmo avuto le risorse per fare un centro per l’atletica, sistemare lo stadio per il calcio (ha ragione, senza progetti faraonici, lavorando ma con criterio sul Neri), dare una “casa” adatta a tutti invece di un vecchio e scomodo condominio.

La sostanza sta nella progettualità: non solo quella societaria del Rimini, che certo non dipende dal Comune ma che con buone scelte amministrative può essere indotta, ma anche quella pubblica sugli impianti e sulla loro gestione. In una situazione impiantistica razionale e sostenibile, più facilmente si formerà o si insedierà una società importante e sostenibile. Non si possono ancora cercare scorciatoie, mettere “pezze”. Anche perché le prossime “pezze” continueranno solo a costare e a sommare spese inutili: la questione va affrontata con una progettualità e la previsione è propria della buona politica.

Confidiamo in lei
Grazie ancora del sostegno
Forza Rimini!

Post scriptum. Le facciamo un esempio di quello che noi chiamiamo “pezza”. Si parla della copertura dei distinti. Chi non sarebbe d’accordo, specie dopo quanto successo nella partita col Ravenna, nella quale intere famiglie invitate sono dovute scappare dallo stadio per un’improvvisa pioggia? Il problema è che questa sarebbe una ennesima pezza. Miglior scelta, meno vistosa ma più lungimirante, sarebbe usare quelle risorse per spostare la pista d’atletica liberando lo stadio.

È più importante e ha maggiore prospettiva la separazione delle discipline sportive e rendere il Neri un potenziale luogo di investimento e gestione per la società calcistica. Solo spostare la pista consentirebbe di poter intervenire, quando verranno reperite nuove risorse, come lei stesso auspica: coprire i distinti e avvicinare la curva (non le curve, inutile avvicinare quella ospiti, sufficientemente capiente e opportunamente lontana dal campo). Cosa quest’ultima impossibile (o se fattibile raffazzonata), nell’idea di uno stadio che diventerebbe ancor più incasinato: ancor più condominio polisportivo, ancor meno abitabile per tutti. In una situazione lineare, “senza progetti faraonici”, si potrebbe rendere il nostro stadio adatto e più degno e consono all’importanza della nostra città”.