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Rapporto sull'economia

Una ripresa ridimensionata dall'incertezza. "Il rischio crisi è reale"

In foto: il presidente della Camera di Commercio Zambianchi
di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 6 minuti
mar 5 apr 2022 17:48
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Segnali di ripresa nel 2021 per l’economia riminese ma con tante incognite legate al 2022. A trainare gli incrementi le Costruzioni e il manifatturiero. Ma a mettere i bastoni tra le ruote ai piani di rilancio che vedevano per la provincia una crescita attesa del Valore Aggiunto del 3,7 % nel 2022 ci si sono messe incertezza e rischi che caratterizzano lo scenario attuale. Con un conseguente impatto anche sulla ripresa. E’ quanto emerso oggi in occasione della presentazione del Rapporto sull’Economia 2021 della Camera di Commercio della Romagna.

I numeri dell’anno scorso sono comunque positivi. Aumentano nel riminese le imprese attive (+1,8%) che arrivano a quota 34.693. Incremento a doppia cifra per l’export che guadagna 17,7 punti percentuali rispetto al 2020 per un totale di 2.630 milioni di euro. Trend positivo anche per la produzione lorda vendibile agricola (+6,1%). Nell’industria, si segnala la crescita del 9,3% della produzione nelle imprese con oltre 10 addetti e del 7,3% in quelle tra 1 e 500 addetti. Segno più anche per le costruzioni, dove il volume d’affari è aumentato del 5,1%, e per il commercio al dettaglio, dove le vendite sono salite del 2,6%. Rispetto al 2020 sale addirittura del 20,7% il volume d’affari del settore alloggio e ristorazione con le presenze turistiche che aumentano del 36,4%.

Per quanto riguarda il credito: +8,2% per il deposito in banca, -2,3% dei prestiti totali e – 4,4 di quelli alle imprese. Il rapporto sofferenze7prestiti si attesta al 3,3%.

Migliorano i dati sull’occupazione, anche se Rimini resta fanalino di coda in Regione e vede aumentare il gap tra uomini e donne. Il tasso di occupazione 15-64 anni si attesta al 65,8% con una crescita del 2,6 sul 2020. Il tasso di disoccupazione scende al 7,4% (-2,6%).

Infine per quanto riguarda il ricorso alla cassa integrazione, le ore autorizzate sono nel 2021 11.286.585, vale a dire il 43,4% in meno del 2020.

Nel complesso, la provincia di Rimini ha fatto rilevare, nel 2021, un incremento del valore aggiunto del 5,1%, rispetto al +7,% regionale e al +6,4% nazionale (Scenario Prometeia, gennaio 2022). Al netto delle incognite pandemiche e delle ripercussioni dovute alla guerra tra Russia e Ucraina, le prospettive di ripresa per il 2022 indicano un aumento del valore aggiunto stimato al 3,7% (+4,1% in Emilia-Romagna e in Italia). Come detto però a livello nazionale le stime sono già state riviste al ribasso e “tale ridimensionamento – spiega il Presidente della Camera di commercio Zambianchi – non sarà uguale per i due territori di Forlì-Cesena e di Rimini, soprattutto per il diverso peso del comparto turistico.” “Prima la Pandemia. Poi l’innalzamento del costo delle materie prime, la guerra, lo shock energetico. Di certo – ha aggiunto il segretario generale Albonetti –, il rischio di una nuova crisi economica è reale“.

I commenti

Lo scenario generale in cui ci troviamo – ha commentato Alberto Zambianchi, Presidente della Camera di commercio della Romagnaè complesso e difficile, con la pandemia da Covid-19 ancora presente e con i problemi causati dalla carenza di materie prime, a partire da quelle energetiche (aumenti shock, ora al 400%!) ulteriormente aggravati dall’invasione russa dell’Ucraina. Aggiungasi l’incertezza sulla durata e gli esiti del conflitto e sulla durata e gli effetti delle sanzioni. Purtroppo sono tutti elementi che generano ulteriori problemi sul sistema degli approvvigionamenti e causano un rallentamento generalizzato del commercio mondiale. Questa situazione, inoltre, si ripercuote negativamente sul normale andamento e tenuta dei mercati finanziari. Sui nostri territori, nel 2021, si era registrato un buon andamento, con una variazione positiva del Valore Aggiunto (2021, sul 2020) del 7,2% per la provincia di Forlì-Cesena e del 5,1% per quella di Rimini. In Emilia-Romagna, tale variazione è stata del 7,0% e, in Italia, del 6,4%. Gli incrementi trainanti si sono registrati nel settore delle Costruzioni e, a seguire, in quello del Manifatturiero – ha commentato nel suo intervento il presidente Zambianchi –. Cosa si prevede per il 2022? Le previsioni del Centro Studi Prometeia, fatte a gennaio, segnalavano per il 2022 un’ulteriore crescita del Valore Aggiunto, del 4,5% per la provincia di Forlì-Cesena e del 3,7 % per quella di Rimini, mentre la crescita per Emilia-Romagna e Italia era prevista al 4,1%. Le previsioni a marzo 2022, a causa dell’incertezza e dei rischi che caratterizzano lo scenario attuale, sono state ridotte, per cui la crescita per l’intero Paese è stata rivista al +1,7% / +2,2%. Tale ridimensionamento non sarà uguale per i due territori di Forlì-Cesena e di Rimini, soprattutto per il diverso peso del comparto turistico. Per cercare di rispondere positivamente a questo scenario – ha proseguito Zambianchi – serve una “pianificazione strategica di area vasta” che tocchi alcune questioni importanti e che tenga insieme alcuni elementi basilari: Società, Istituzioni, Ambiente ed Economia, profit e non profit. Gli obiettivi primari consistono nel generare una vision condivisa su alcuni temi strategici e nello stimolare la capacità della Romagna di attrarre finanziamenti e investimenti, garantendo ai nostri territori benessere e lavoro, sulla base di analisi di contesto ed iniziative mirate e senza sterili campanilismi. In quest’ottica il ruolo delle Camere sarà strategico, perché proprio le Camere sono in grado di rappresentare la “catena di trasmissione” istituzionale più efficace e strutturata per tenere ben connessi il livello centrale ed i sistemi economici locali. È necessario, inoltre, favorire il ripristino di un “orizzonte di fiducia” fra cittadini e Istituzioni e occorre delineare e condividere nuovi strumenti partecipativi: la mediazione degli interessi non ci deve precludere di percorrere strade che ci portino a un futuro migliore, soprattutto per in nostri giovani. La situazione, quindi, è straordinariamente complessa e l’incertezza fortissima, ma si possono condividere le parole usate recentemente da Mario Draghi: “Nonostante tutto sono ottimista, siamo stati in grado di superare già molte crisi e, con l’impegno di tutti, supereremo anche queste”.”

Prima la Pandemia. Poi l’innalzamento del costo delle materie prime, la guerra, lo shock energetico…Qualcuno l’ha già definita la tempesta perfetta. Di certo, il rischio di una nuova crisi economica è reale – ha commentato Roberto Albonetti, Segretario generale della Camera del commercio, nel suo intervento sul tema dei dati e della competitività per l’innovazione e lo sviluppo –. L’economia emiliano-romagnola è fortemente interconnessa con le dinamiche nazionali, europee e internazionali, perciò molte delle sfide che abbiamo davanti non possono essere risolte solo a livello locale, ma serve una risposta congiunta, non solo a livello Paese, ma soprattutto a livello europeo. Restando sulla lettura dei dati del Rapporto, la prima suggestione che si ricava è che “sopravvivere non basta più”. Ciò che è stato sufficiente per molto tempo – una certa qualità del prodotto, un mercato consolidato, i conti in ordine – non basta ad affrontare il contesto attuale e gli scenari futuri. L’innovazione è il driver che può fare la differenza per la crescita e la competitività. Come Camera di commercio, abbiamo analizzato quantitativamente questa dimensione ed è emerso che le aziende che hanno investito e puntato di più sull’innovazione tecnologica, in uno scenario di generale recessione hanno mostrato una maggiore resilienza. Per esempio, nell’ambito della manifattura le aziende leader di innovazione hanno prodotto un fatturato e un valore aggiunto, rispettivamente, del + 2,7 % e del +14,6 % nel 2020, rispetto alle aziende dello stesso settore e della stessa classe dimensionale, con picchi sul valore aggiunto del + 30,9% in aziende che hanno innovato nell’ambito della manutenzione predittiva. Al contrario, le aziende che non hanno investito in innovazione sono incorse in un divario sostanziale rispetto alle aziende leader, che si è riflettuto in un -10,8 % del fatturato e un -20 % del valore aggiunto rispetto alle aziende leader nel 2020. Un’altra suggestione che emerge dalla lettura dei dati e del contesto – continua Albonetti – è relativa al cambiamento del mercato del lavoro, per esempio con il fenomeno delle “Grandi Dimissioni”, che anche se in misura nettamente minore rispetto agli Stati Uniti ha iniziato a riguardare il nostro mercato del lavoro. Nel 2021, secondo i dati del Ministero del Lavoro, si contano 2 milioni di abbandoni volontari da parte dei dipendenti, un +33% rispetto al 2020, dato in crescita anche rispetto al 2019. E nel 2022 i numeri potrebbero aumentare ancora. Risulta, pertanto, necessario per le aziende adottare misure per evitare una vera e propria emorragia di talenti, sempre meno disposti a dedicare la propria vita e la propria competenza ad organizzazioni che non valorizzano a sufficienza il loro lavoro e che non incarnano i loro stessi valori. Nostro compito, come Istituzione, è di sostenere le imprese, ma anche l’affacciarsi al mondo del lavoro delle nuove generazioni, supportare i giovani nella connessione con reti e infrastrutture, con i centri della conoscenza, della ricerca e dell’innovazione. Sono convinto che per riuscire a orientare le nostre scelte e a cambiare direzione rapidamente occorre investire con decisione sul tema delle politiche predittive e per farlo, occorre, sempre, partire dai dati, estrarne valore leggendoli in profondità, anche grazie al supporto di strumenti di intelligenza artificiale. La Camera di commercio si sta dotando di nuovi strumenti di analisi dei dati, che siano in grado di simulare possibili scenari nel breve termine, non solo per elaborare analisi tendenziali, ma per fare analisi di stima degli impatti che shock esogeni, come quelli che viviamo oggi, possono avere sull’attività produttiva delle aziende del territorio. I dati a disposizione del sistema camerale hanno un valore enorme, specialmente se uniti all’impiego di modelli previsionali. Per questo vogliamo adottare strumenti di analisi predittiva sperimentali che, uniti a tutte le attività istituzionali della Camera di commercio, ci facciano fare meglio ciò che abbiamo sempre fatto (abbastanza) bene: continuare a sostenere le nostre imprese e lo sviluppo del territorio romagnolo