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le conseguenze psicologche

Rete Scuola in presenza: stop a obbligo mascherina, ragazzi hanno già pagato

In foto: repertorio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
sab 9 apr 2022 13:21 ~ ultimo agg. 13:23
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Sull’obbligo delle mascherine a scuola, rimasto nonostante la fine dello stato di emergenza, e in generale sulla necessità di un ritorno alla normalità l’Italia deve fare un cambio di passo per non fare pagare a bambini e ragazzi conseguenze ancora maggiori di quello che hanno già pagato. Lo affermano i Comitati emiliano romagnoli aderenti alla rete nazionale Scuola in Presenza.


L’intervento di Stefania Montebelli, Per la Scuola in Presenza- Ragazzi a scuola Rimini, Referente Comitati regione Emilia Romagna Aderenti a RETE NAZIONALE SCUOLA IN PRESENZA

L’articolo 5 del D.L.24 cosiddetto riaperture ha lasciato le scuole italiane fuori dall’ultimo miglio dell’obbligo delle mascherine al chiuso, mantenendolo in vigore a tempo indeterminato e introducendolo addirittura per i bambini dal compimento dei sei anni che fino al giorno prima non erano tenuti all’uso della mascherina nelle scuole dell’infanzia. A Rimini gli studenti che dovranno portarla fino all’ultima campanella sono 40.963 dalla primaria più i quasi 3.000 bambini di 6 anni.

I comitati aderenti a Rete Nazionale Scuola in Presenza costituiti da genitori e insegnanti da nord a sud, registrano l’ennesimo trattamento discriminatorio riservato agli studenti italiani che hanno pagato più di altri coetanei europei il prezzo della lunga chiusura e di rigidissimi protocolli non applicati in altri paesi.

Nel direttivo della Rete di cui fa parte anche la rappresentante dei comitati dell’Emilia Romagna, hanno messo nero su bianco in una lettera al Ministro Speranza e Bianchi, che l’obbligo di utilizzo delle mascherine in ambito scolastico ad oggi vige solo in Portogallo e in Grecia mentre negli altri Paesi europei la mascherina a scuola è stata resa obbligatoria solo per periodi molto limitati, come ad esempio in Francia e in Belgio e addirittura non è mai stata utilizzata in posizione statica in Olanda, Svizzera, Austria, Svezia, Finlandia, Danimarca, Norvegia, Regno Unito e parte della Germania. In Spagna, la Catalogna ha eliminato l’obbligo dal 21 febbraio scorso.

Il mantenimento dell’obbligo nelle aule italiane non risponde a criteri scientifici che invece hanno confortato i governi di altri paesi grazie ai numerosi studi internazionali in base ai quali l’utilizzo delle mascherine a scuola non è associato a una minore incidenza e trasmissione del virus.

Infatti, paesi come il Regno Unito si sono preoccupati di commissionare ricerche per esaminare l’impatto negativo sui vari livelli di istruzione, misurandolo nel tempo. Nell’ultima pubblicazione si legge come molti bambini abbiano ritardi nello sviluppo sociale, emotivo e linguistico a causa della difficoltà di decodifica delle espressioni facciali impossibile per via dell’uso della mascherina negli adulti. – Colpisce – fa sapere Stefania Montebelli la coordinatrice regionale – leggere sul sito del governo inglese che le capacità sociali e di costruzione dell’amicizia siano state influenzate negativamente, non tanto per la criticità in sé che riscontriamo anche nei nostri bambini e giovani, quanto per il fatto che esista un’attenzione profonda e concreta da parte delle istituzioni verso gli studenti che peraltro in Uk sono esonerati dall’obbligo della mascherina a differenza dei nostri.

Dell’urgenza di normalità per contrastare il catastrofico aumento di disagi psicofisici, si sono accorti molto bene anche gli Stati Uniti che grazie a un pool di esperti di diverse discipline hanno messo a punto un toolkit Children, Covid and the urgency of normal2 destinato a genitori e insegnanti. Questa sorta di vademecum centra perfettamente l’obiettivo di supportare una strategia di cui in Italia si fa fatica a comprenderne la necessità. Altrove hanno dimostrato che l’uso prolungato di mascherine e del distanziamento, fanno aumentare la paura in bambini e giovani, favoriscono la percezione del pericolo, trasmettendo l’idea sbagliata che le scuole non siano sicure.

Se non ci sarà un cambio di passo anche in Italia, fanno sapere dai comitati, si continuerà ad esporre gli studenti al pericoloso rischio di disturbi dell’ansia, dell’alimentazione, del sonno, disturbi psichiatrici, autolesionismo e a ideazione suicidiaria, che è la causa più importante dell’incremento esponenziale dei ricoveri nei reparti di neuropsichiatria dove non ci sono spazi a sufficienza rispetto al fabbisogno esploso. In Emilia Romagna solo nel periodo marzo 2020 marzo 2021 le richieste di aiuto ai pronto soccorso hanno subito un incremento del +110% come emerge dal rapporto della Società Italiana di Pediatria.

Il ritorno alla normalità è drammaticamente urgente, lasciamo che l’approccio per i giovani sia almeno mask optional, sperando che questo oggetto oramai così familiare non sia diventata per alcuni di loro una sorta di coperta di Linus nella quale nascondere le proprie fragilità.