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in carcere

Omicida interrogato: "non ci credo di averla uccisa, voglio andare al funerale"

In foto: la polizia di Stato sul luogo dell'omicidio (foto Migliorini)
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
lun 25 apr 2022 12:11 ~ ultimo agg. 26 apr 14:50
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Un racconto in cui si sono alternati momenti di lucidità ad altri di delirio, accompagnati dal pianto e dalla incredulità per quanto ha compiuto. Si è svolto questa mattina in carcere l’interrogatorio di garanzia di Raffaele Fogliamanzillo, 62 anni, di origine campana, accusato di avere ucciso a coltellate la moglie Angela, nella serata di venerdì in un appartamento di via Portogallo alle Celle di Rimini (vedi notizia). Assistito dall’avvocato Viviana Pellegrini l’uomo ha deciso di rispondere alla domande del giudice Benedetta Vitolo. Ha provato a ricostruire l’accaduto, alternando il racconto ad accessi di pianti e ripetendo più volte frasi prive di senso come: “Non è vero che l’ho uccisa, voglio andare al funerale perché non ci credo“.

Ha detto: “stavamo insieme da 45 anni e la amavo. Dall’anno scorso, però è cambiato qualcosa perché mi tradiva“. Il presunto amante sarebbe un parente della vittima, ma del tradimento non c’è nessuna prova. L’ossessione, però, ha cominciato ad impadronirsi del 62enne con attacchi di gelosia sempre più violenti (il 28 febbraio era già stato denunciato). Al giudice ha detto che aveva visto più volte insieme la moglie con l’amante, ma anche questo non è vero, l’uomo, infatti, soffre di allucinazioni. Da 10 anni è in cura al centro di salute mentale di Rimini e assume parecchi farmaci e già diverse volte aveva dato segni di squilibrio, avventandosi sulla moglie, tanto da spingerla a chiamare le forze dell’ordine.

Ha raccontato di avere visto l’uomo sul pianerottolo di casa il giorno in cui ha ucciso la moglie. “Li ho visti anche il giorno prima – ha affermato –. Ero andato a prendere mia moglie al lavoro e la aspettavo sotto al palazzo e ho visto anche lui che scendeva le scale“. Della sera dell’omicidio ha ricordi solo a tratti lucidi. “Abbiamo litigato e lei ha ammesso che mi tradiva dandomi del cornuto e insultandomi. Poi ha preso una scopa per colpirmi e io ha reagito. Ma poi non ricordo più nulla. Non so cosa è successo. Stavo cucinando la pasta con il sugo al pomodoro, poi non ricordo“.

Non ha mai citato il coltello con cui ha colpito Angela, con sette fendenti tra cui quello mortale alla gola uccidendola. L’arma è stata trovata in un secchio nel suo appartamento. Si ricorda però di averla vista riversa a terra, di essere andato nel suo appartamento (la lite è avvenuta in quello della figlia che vive sullo stesso pianerottolo, dove c’erano anche i nipotini) di essersi cambiato la maglia sporca di sangue, di avere portato i bambini in camera dicendo di stare lì: “Il nonno torna subito“, di essere salito in auto per andare in questura e costituirsi. Nel viaggio ha telefonato alla figlia per dirle che era capitato qualcosa alla madre. Anche il rapporto con la figlia non è semplice: era infatti convinto che coprisse il tradimento della madre.

Poi più volte, tra il pianto, e in modo delirante ha ripetuto che non credeva che la moglie fosse morta, che a dirglielo era stato l’avvocato quando la prima volta era andato in carcere, ma che non poteva avere fatto quella cosa e che vuole andare al funerale, perché non è possibile che Angela non ci sia più.

L’interrogatorio è durato circa un’ora. Domani sarà svolta l’autopsia sul corpo della donna, disposta dal Pubblico Ministero Paolo Gengarelli. L’avvocato Pellegrini, viste anche le condizioni mentali del suo assistito, ha chiesto al Gip gli arresti domiciliari in una struttura che accolga persone con disturbi mentali. Chiederà anche la perizia psichiatrica con incidente probatorio.