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martedì 24 maggio 2022
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A spasso con i libri

Lamberto Burgassi presenta il suo romanzo "Social control. Le verità di Tim Works"

di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
mar 8 feb 2022 13:32
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Un ragazzino ribelle, bullizzato dal cocco della maestra e dall’insegnante stessa, è il protagonista di “Social control. Le verità di Tim Works”, il romanzo di Lamberto Burgassi pubblicato nel 2019 e che ha anticipato quello che poi è accaduto nelle scuole negli ultimi due anni con lo scoppio della pandemia.

È l’estate del 2006 e Tim Works è già pronto per le vacanze estive, quando a rendere ancor più complicata la sua vita arriva nella sua scuola elementare, a Bigeto City, il sovrintende Frank Kreuze per attivare un programma nazionale di digitalizzazione scolastica. Tim cerca di boicottare il progetto: inizia così una serie di disavventure che investirà lui e la sua famiglia.

“Io sono padre di due ragazzi, uno di 14 anni e una di 10 – racconta l’autore -. Quando mi è venuta questa idea mio figlio aveva 5-6 anni e aveva già maturato la voglia di avere tra le mani un device. Ho cercato così di creare degli anticorpi che gli permettessero di avere uno spirito critico nel maneggiare questo strumento. E poiché sono figlio di insegnanti e anche mia sorella è un’insegnante, da sempre mi affido alle favole per parlare ai più giovani. Mi considero in questo senso un figlio di “Pinocchio”. Ho voluto così affrontare una criticità che in realtà non riguarda solo i giovani, ma anche i grandi. Lo smartphone viene generalmente considerato uno strumento come gli altri che hanno impattato la nostra vita, come la televisione e la radio, e invece se ne differenzia perché ha un impianto cibernetico, cioè la possibilità di modificare il soggetto, che modifica lo smartphone, che modifica il soggetto… in una sorta di circolo perverso. Influisce così sulla nostra formazione: dare in mano a un giovane uno smartphone è abbastanza deleterio perché non ci sono filtri e non ci sono regole”.

Nel romanzo sembra quasi che le parti si invertano: il bambino ribelle, anche robusto dal punto di vista fisico, non è il bullo, ma subisce le angherie del secchione della classe e della stessa maestra.
“Penso al social control dal 2007, dalla prima volta che ho visto Zuckerberg. E penso che la nuova generazione di nerd si sia abbassata al consumismo. Fino a qualche anno fa i nerd erano visti come eroi, qui l’eroe è un ribelle, che si distingue dagli altri per il suo spirito critico. È un libro quasi profetico perché è uscito nel 2019, un anno prima dello scoppio della pandemia da covid-19. Diciamo che il covid ha accelerato il processo di digitalizzazione scolastica in Italia e in diversi Paesi del mondo. Pensavo che saremmo arrivati al punto in cui ci troviamo oggi tra il 2025 ed il 2030. Anche Alessandro Baricco quando ha scritto “The Game” ha detto: “questo strumento ci migliora la vita perché ci permette un vestito in base alle nostre richieste”. Questo va bene finché i dati raccolti non vengono utilizzati per fini politici, all’insegna del “se riesco a inculcargli qualcosa da piccolo riesco a tenerlo sotto controllo anche quando sarà adulto”. Per questo ho volutamente ribaltato le regole tradizionali del rapporto”.

Un libro che non è però rivolto solo ai giovani.
“Spesso si parla di nativi digitali – continua Burgassi -. Paradossalmente la mia generazione è più acculturata dei nativi digitali, ma bisogna ritagliarsi dei momenti in cui il nostro essere sia sconnesso dal mondo virtuale. Lo smartphone deve essere assente, per esempio, quando si è a tavola o durante la notte. E i genitori sono i primi a utilizzarlo in modo non corretto. Per questo il romanzo si rivolge anche agli adulti”.

Come funziona il meccanismo del social control?
“L’obiettivo sono i contenuti: ciò che produce la persona diventa l’humus delle società per l’utilizzo dei dati. Le auto del futuro saranno costruite da chi oggi produce device, si indosseranno occhiali che potranno monitorare le scelte personali, non solo legate ai consumi, ma anche alla politica. Quando scoppiò la rivoluzione industriale gli industriali fecero fatica a sottoporsi a delle regole, così com’è restio a farlo chi oggi si occupa della gestione dei dati. Non c’è niente che funzioni in un device: con un semplice click l’utente autorizza a pagine e pagine di contenuti, e questo non va assolutamente bene. Sta a noi dettare le regole se non lo fanno le istituzioni”.

Come sta affrontando la scuola questa accelerazione nel processo di digitalizzazione?
“Si è trovata completamente impreparata perché la scuola dovrebbe essere proprietaria dei server e dei domini di posta elettronica che usa, non affidarsi a quelli di Google o di altre società private, che possono così “monitorare” anche i colloqui tra studenti e insegnanti. Viviamo una realtà che va a una certa velocità e la realtà scolastica viaggia invece a una velocità diversa. Gli strumenti ci sono e sono eccezionali, ma devono essere controllati. Noi viviamo in una realtà fisica con regole rigide, sulle quali non si può derogare, e una realtà virtuale nella quale determinate applicazioni, come Booking o Tripadvisor, si basano su una legge americana del ‘96 per la quale se un singolo utente manca di rispetto a un altro non risponde anche la società che gestisce, ma solo chi mette il contenuto offensivo. Secondo me dovrebbe invece esserci una corresponsabilità. In questo momento il mondo social e delle applicazioni non è in grado di filtrare tutto. Ci sono regole reali che nel mondo virtuale non valgono. E questo non va bene. Andrebbe rimodulato tutto. Quello che mi fa paura è il social control, ossia la possibilità che politica e contenuti deviati possano influenzare la gente. I social sono stati utilizzati sia per l’elezione di Trump che per condizionare l’opinione pubblica durante la Brexit. I ragazzi di oggi sono nati in un ambiente già iperconnesso, nel quale è impossibile distinguere ciò che è reale da ciò che è virtuale. Ma se tu metti tutte le tue foto ed esprimi tutte le tue idee online ci sono persone che utilizzeranno questi dati per cercare di condizionare le tue scelte future”.

La storia di Tim Works, che si rifiuta di entrare nel mondo delle app e per questo si ritrova suo malgrado “in guerra”, è quindi il pretesto per lanciare un messaggio.
“Quando Collodi voleva far capire che bisogna studiare ci portava nel mondo dei ciuchi. Anche se “Social control” non ha la stessa grandezza di “Pinocchio” vuole far capire a chi lo legge che quello dei device non è un mondo chiaro, ma contorto perché ci sono troppe persone che li utilizzano male, permettendo a pochissimi di arricchirsi. L’effetto polarizzatore che si crea si ripercuote nella società in cui viviamo”.

Lamberto Burgassi presenterà il suo volume domenica 13 febbraio alle 17 all’Hotel Villa Adriatica di Rimini (viale Vespucci, 3) nell’ambito della rassegna “A spasso con i libri”, promossa da Lions Club Rimini Host e Associazione Itaca e condotta da Carla Amadori.

Limite di 30 presenze con Green Pass rafforzato e mascherina FFP2.

Ingresso gratuito su prenotazionesegretario@lionsrimini.it. Aperitivo conclusivo, su prenotazione, al costo di 10 euro.

La presentazione sarà trasmessa in diretta sulla pagina Facebook Lions Club Rimini Host.

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