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chiede nuove norme su saldi

Saldi. Zanzini (Federmoda): non bastano. Bisogna intervenire su concorrenza sleale

In foto: Giammaria Zanzini federmoda
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
mar 4 gen 2022 13:28
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Secondo Giammaria Zanzini, presidente Federmoda-Confcommercio della provincia di Rimini i saldi non servono o comunque non bastano a risollevare il commercio di vicinato. Occorre invece intervenire sulla concorrenza sleale di  outlet, temporary store, mercato parallelo e per l’e-commerce. Servono nuove norme su saldi.

“L’avvio dei saldi invernali di fine stagione che vedrà le famiglie spendere circa 160 euro a testa, impone una riflessione più ampia sul mondo del commercio della moda. Non possono essere svendite e saldi a sollevare i commercianti di vicinato dai problemi che li attanagliano: servono programmazione e pianificazione commerciale delle nostre città, nuove norme su saldi, outlet, temporary store, mercato parallelo e per l’e-commerce, così fa far emergere un mercato dai numeri in crescita frutto di concorrenza sleale”.

Il comunicato di Federmoda:

“L’avvio dei saldi invernali di fine stagione che vedrà le famiglie spendere circa 160 euro a testa, impone una riflessione più ampia sul mondo del commercio, in particolare su quello della moda – dice il presidente di Federmoda-Confcommercio della provincia di Rimini, Giammaria Zanzini -. Per salvare il commercio al dettaglio non bastano le parole, ma serve rimettere il punto boa nella direzione giusta: serve coraggio da parte della politica nel dare forma alle nostre istanze, senza avere timore delle multinazionali o delle grandi piattaforme dell’e-commerce che ad oggi hanno messo in fuorigioco i piccoli negozi con pratiche che agiscono secondo logiche insostenibili per i commercianti di prossimità.
Il sistema moda italiano è il secondo al mondo per produzione e quota di mercato e dà lavoro a oltre un milione e 200mila persone con un fatturato di oltre 95 miliardi di Euro. Siamo il primo Paese dell’Unione Europea per produzione di tessile e abbigliamento, ma nonostante questi numeri siamo incapaci di valorizzare e tutelare appieno il nostro comparto. Non possono dunque essere svendite e saldi a sollevare i commercianti di vicinato dai problemi che li attanagliano. Certo, i saldi di fine stagione permettono di avere un po’ di liquidità per fare fronte ai numerosi impegni da pagare, dai dipendenti alle imposte, dai fornitori agli affitti, ma così come sono impostati oggi li ritengo inefficaci e senza particolari effetti positivi per i fatturati delle attività. Per questo come Federazione Moda Italia dobbiamo mettere in campo programmi concreti e come rappresentanti provinciali non staremo a guardare. Vogliamo portare all’attenzione regionale e poi sul piano nazionale alcuni progetti a tutela delle micro, piccole e medie imprese legate al nostro comparto, ovvero al commercio tessile, abbigliamento, pelletteria, calzature e accessori.
Servono assolutamente una programmazione e una pianificazione commerciale delle nostre città a tutela dell’identità, della storia e del Made in Italy, ma ancora più urgente è mettere in campo un patto di filiera tra industria, negozi di prossimità, piattaforme dell’e-commerce, istituti di credito e Stato centrale.

Un accordo che dovrà sviluppare anche una nuova normativa sui saldi: o si impone una data univoca sul territorio e sul web, che potrebbe essere il 28 febbraio per i saldi autunno/inverno e il 30 agosto per quelli primavera/estate, oppure si liberalizzano totalmente lasciando agli imprenditori la libertà di scelta. Oggi infatti per chi commercia on-line non esiste una regola e le storture di questo meccanismo vengono pagate dai negozianti al dettaglio. Si potrebbe cominciare con l’impedire ai grandi brand di mettere in sconto sui siti on-line per almeno 12 mesi la merce ordinata dai commercianti 7/8 mesi prima della consegna nell’attività attraverso clausole restrittive in copia commissione. Inoltre, se si vuole davvero salvare il commercio al dettaglio e tutto ciò che porta alle città, ai borghi e alle nostre comunità, occorre imporre
la trasformazione di quei soggetti privati che operano sul web con la vendita di intere serie di prodotti con assortimento e non solo capi singoli o usati, in operatori commerciali professionisti con tutti gli adempimenti e gli obblighi di legge relativi, così fa far emergere un mercato dai numeri in crescita frutto di concorrenza sleale. Fondamentale, urgente e non più derogabile anche una normativa sugli Outlet, i Temporary store e gli spacci aziendali.
Per quanto riguarda il rapporto con lo Stato e le banche, serve una revisione o l’abolizione degli ISA e il credito d’imposta sulla merce del magazzino.

Ultimo punto, ma ben più in alto nella classifica di importanza per la sopravvivenza del commercio al dettaglio nel settore moda, è smascherare definitivamente quello che da più parti viene considerato il segreto di Pulcinella nell’industria italiana del lusso: il Parallelo Grey Market, ovvero il business del parallelo multibrand. Questo canale di vendita, non solo non è combattuto nei fatti come ci si aspetterebbe, ma anzi viene gestito in maniera sempre più professionale alla ricerca del massimo profitto sul mercato asiatico, ponendo di fatto una pietra tombale sul retail nazionale”.