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la lite degenerata

La confessione dell'assassino: "L'ho colpito con un bilanciere, non so perché l'ho fatto"

In foto: Il luogo del delitto con le tracce di sangue ancora sulla porta (foto Migliorini)
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mer 12 gen 2022 15:06 ~ ultimo agg. 13 gen 13:17
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Ha confessato immediatamente l’omicidio rendendo spontanee dichiarazioni ai carabinieri di Riccione, Edi Zegarac, il 54enne di origine slovena, ma cittadino italiano, che all’alba di oggi ha ucciso il suo vicino, Nicola Donadio, 49 anni, originario di Potenza, dipendente di un’azienda fornitrice per Hera, divorziato, padre di quattro figli. “Non so cosa mi è preso, perché l’ho ammazzato. Ricordo di averlo colpito con un bilanciere da palestra in testa, poi più nulla”, sarebbero state le prime parole pronunciate dall’omicida davanti ai militari dell’Arma, poi ribadite anche alla presenza del pubblico ministero Luigi Sgambati.

Tra Zegarac, che vive da anni in una roulotte parcheggiata nei pressi del depuratore Hera (in zona Conca, a Misano, al confine con Cattolica), dove l’amministrazione misanese aveva autorizzato alcune persone in difficoltà a sostare in modo stabile, e Donadio, che alloggiava da un anno e mezzo in una piccola casa mobile lì a fianco, messa a disposizione sempre dal Comune, non correva buon sangue. I rapporti erano tesi, c’erano stati litigi anche accesi per questioni di vicinato, come una fioriera che a dire dell’assassino reo confesso avrebbe invaso la sua zona.

La vittima, Nicola Donadio

Nel giugno scorso l’ennesimo battibecco ero sfociato in uno scontro fisico, con Donadio che aveva querelato lo sloveno per lesioni (la prognosi fu di 3 giorni). E proprio la querela sarebbe alla base dell’ennesimo diverbio avvenuto tra i due all’alba di oggi. “Sapevo che Nicola sarebbe rientrato dal lavoro a quell’ora, così l’ho atteso davanti alla porta di casa sua. Volevo convincerlo a ritirare la querela nei miei confronti, ma poi abbiamo iniziato a litigare e l’ho colpito”, avrebbe raccontato l’assassino al pm. Zegarac aveva portato con sé un bilanciere perché temeva – sarebbe questa la giustificazione fornita – una reazione violenta da parte di Donadio. Tra i due ci sarebbe stata una colluttazione (lo dimostrerebbero i lividi e i segni che l’assassino ha in varie parti del corpo) terminata con i colpi di bilanciere inferti al capo della vittima, crollata a terra in una pozza di sangue.

All’arrivo dei carabinieri del Radiomobile l’omicida era rinchiuso nella sua roulotte con i vestiti ancora insanguinati. Solo dopo aver visto Donadio esanime a terra ha realizzato di averlo ammazzato. Dopo l’interrogatorio, il Zegarac – assistito dall’avvocato Massimiliano Orrù – è stato dichiarato in arresto per omicidio volontario e trasferito nel carcere dei Casetti, dove venerdì con tutta probabilità verrà sentito dal gip.