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Spiagge sono bene pubblico

Stop a proroga concessioni. Affronte: il conto dell'incapacità dei governi

In foto: Marco Affronte di Europa Verde
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mer 10 nov 2021 13:19 ~ ultimo agg. 13:25
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Sul pronunciamento del Consiglio di Stato che blocca a fine 2023 la proroga delle concessioni balneari, interviene Marco Affronte, esponente di Europa Verde Rimini ed ex europarlamentare. Affronte attacca i governi che si sono succeduto in Italia in questi anni per non avere neanche risposto alle proposte di dialogo da parte dell’Europa e riferisce anche di minacce ricevute negli anni passati per avere difeso la posizione delle spiagge come bene comune.

“Chi parla, oggi, di fulmine a ciel sereno si copre di ridicolo. La Direttiva Bolkestein è del 2006 e tutti i Governi passati da allora non l’hanno mai applicata, nonostante l’Europa abbia intrapreso nel 2020 una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese. Ho seguito molto la vicenda anche e soprattutto nei 5 anni al Parlamento Europeo, ricordo per esempio l’entusiasmo di qualche anno fa quando l’estensore della Direttiva disse che le spiagge sono beni e non servizi. Entusiasmo fuori luogo perché le concessioni demaniali sono un servizio, per cui sono soggette alla direttiva. La Commissione lo avevo messo nero su bianco nel rispondere ad una petizione popolare del 2013. Più chiaro di così è impossibile. La stessa Commissione aveva anche chiarito, in quell’occasione, che “spetta allo Stato membro trovare la soluzione che consenta di tenere conto degli interessi in gioco, nel pieno rispetto della direttiva servizi. La Commissione è disposta ad avviare discussioni con le autorità italiane per trovare una soluzione al problema”.

Cosa che l’Italia, per la mancata volontà e l’incapacità di governi che si sono succeduti, non ha voluto mai fare, mancando l’opportunità per portare anche un po’ di aria fresca in un settore molto statico e alimentando solo l’incertezza, con conseguente blocco degli investimenti. Tutti i Governi, parlo degli ultimi quindici anni, hanno sempre ignorato la richiesta dell’Europa di presentare un piano di riforma delle coste nel quale eventualmente inserire le proroghe motivate – come ha fatto invece la Spagna. Si è preferito inseguire il facile consenso elettorale e promettere, promettere… fino al governo Lega-M5S che se ne è lavato le mani dando una proroga immotivata, fino al 2033″.

Per Affronte la decisione del Consiglio di Stato “sistema le cose e possiamo e dobbiamo sfruttarla per fare bandi che lavorino per selezionare e aumentare la qualità dei servizi offerti. I balneari della nostra costa sono i migliori, non possono avere paura della competizione! È ovvio che servano bandi scritti bene, che premino gli investimenti, l’esperienza, la cura della spiaggia e i progetti a minor impatto ambientale e inclusivi. Sono anni che ripeto che le aste vanno fatte, ma vanno fatte bene. Era su questo che si sarebbe dovuto lavorare negli ultimi anni, non a proroghe e rimandi che avevano solo lo scopo di lisciare il pelo a qualcuno. Ho anche ricevuto esplicite minacce per questa mia posizione, ma resta, per me, una posizione di buon senso. Rimane da sottolineare, come se ce ne fosse bisogno, che le spiagge sono un bene pubblico, appartengono a ciascuno di noi, è giusto darle in concessione perché si forniscano dei servizi, ma non possono essere monopolizzate né gestite come una proprietà.

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