Indietro
menu
La questione privacy

Rete Scuola in Presenza: rivedere il protocollo, quarantena solo per positivi

In foto: repertorio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
sab 13 nov 2021 11:21
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 2 min
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email

La Rete Nazionale Scuola in Presenza, attiva anche a Rimini, torna a farsi sentire per chiedere di rivedere il protocollo per la gestione dei casi di covid in ambito scolastico prevedendo, a differenza di quanto avviene oggi, la quarantena solo per i positivi. Si citano anche problemi di privacy emersi alla luce delle disposizioni attuali.

La Rete Nazionale Scuola in Presenza ha inviato, in data 10 novembre, una lettera al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, ai Ministri dell’Istruzione e della Salute, all’Istituto Superiore di Sanità, alla Conferenza Stato-Regioni, al Garante della Privacy e al Garante per i diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

“Seppure si riscontrino, dei miglioramenti nel protocollo, in quanto la quarantena della classe non è prevista dopo il primo caso indice e ci si trovi finalmente in presenza di una regolamentazione finalmente unica a livello nazionale, riteniamo inaccettabile, per mancanza di basi scientifiche, la discriminazione tra vaccinati e non vaccinati in presenza di un secondo caso positivo”.
La quarantena verrà estesa ai vaccinati solo in caso di evidenza di un terzo caso positivo ma “ECDC (Centro europeo per il controllo delle malattie) sottoscrive una cosa ben diversa: va garantita la presenza in classe di tutti e senza distinzione (tra vaccinati e non/tra studenti e docenti o personale Ata) e sono sufficienti un tampone negativo e l’assenza di sintomi, tenendo conto che dai 6 anni in su, tutti (vaccinati e non) hanno obbligo di mascherina e distanziamento in classe; quindi si può parlare a tutti gli effetti di contatti a basso rischio.
Proprio per questo ECDC non differenzia le categorie che frequentano la scuola: in sintesi, per ECDC chi ha un tampone positivo sta a casa, chi è negativo va a scuola in presenza.

Questa “fantasiosa” soluzione del protocollo di tracciamento scolastico italiano pone inoltre dei problemi di tipo giuridico legati alla privacy: non viene tutelata in alcun modo (al secondo positivo sarebbe evidente chi è vaccinato e chi no); questione già affrontata chiaramente dal Garante Privacy con un richiamo ufficiale al Miur in seguito al dilagare di indagini sullo stato vaccinale degli studenti svolte illegittimamente da parte di diversi insegnanti a inizio anno”.

Si condanna “la posizione di alcuni Dirigenti come quello dell’istituto Salvemini di Casalecchio di Reno, che invece di puntare all’inclusione, primario obiettivo scolastico e all’organizzazione per le uscite didattiche, vorrebbe spaccare le classi tra vaccinati e non, privando i ragazzi non vaccinati di esperienze che sono opportunità formative e di crescita per tutti. Far venire a conoscenza una classe di un dato sanitario così sensibile, soprattutto in questo momento storico, per lo più trattandosi di un minore, potrebbe innescare meccanismi e dinamiche pericolose di bullismo ed esclusione”.

La Rete Nazionale Scuola in Presenza ha proposto al Governo di “non disporre quarantene per tutti gli alunni negativi ai tamponi a T0 e a T5, siano questi vaccinati o meno, e, al limite, di predisporre la quarantena per tutti solo al terzo caso positivo, in modo da garantire sia la presenza che la privacy degli studenti”.

Ricordando che “L’isolamento ha causato gravi danni non solo a livello didattico ma anche cognitivo e sociale in bambine, bambini, ragazzi e ragazze; danni che sono ben più gravi di quelli causati ad essi dalla malattia da Covid-Sars-19 (Fonte OCSE). Come Rete Nazionale Scuola in Presenza continueremo a lavorare al fine di garantire a tutti la presenza a scuola ma anche un graduale ritorno alla normalità, che sta avvenendo quasi ovunque ma che fatica ad avvenire a Scuola”.