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Politica Sanità

Pronto Intervento Santarcangelo. Vicario (FI): problema è vuoto normativo

In foto: l'incontro tra Carradori e Vicario
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
gio 11 nov 2021 17:13
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Il pronto intervento di Santarcangelo è tornato al centro della discussione politica. L’obiettivo è quello di tornare alla sua apertura h24 ma il problema è la mancanza di almeno quattro medici. Sul tema, reduce da un incontro con il direttore dell’Ausl Romagna Tiziano Carradori, interviene oggi il commissario santarcangiolese di Forza Italia Walter Vicario. “Il vero problema – spiega – è il vuoto normativo che va sanato, urge un intervento politico a livello nazionale e non più solo locale.” Carradori ha detto infatti a Vicario di aver assunto, dal giorno del suo insediamento, ben sei medici che però hanno dovuto abbandonare il pronto intervento perché frequentare corsi di specializzazione è incompatibile con il contratto di lavoro. “Il secondo nodo da sciogliere – aggiunge il commissario – è strettamente collegato al primo: dove si fanno i corsi di specializzazione“. Prevalentemente a Bologna e di Ferrara “dove poi naturalmente gli specializzandi vengono utilizzati, in quanto trattasi di unità di riferimento di un polo universitario“. “L’idea del direttore generale – aggiunge Vicario – è quella di siglare un accordo per fare di questa Ausl la prima unità sanitaria locale di riferimento di una università così da poter poi utilizzare gli specializzandi“. Carradori ha assicurato all’esponente di FI che “finché le regole saranno queste, farà tutto quanto in suo potere per coprire i turni e far funzionare il presidio in h24 nonostante in totale nei pronto soccorso e pronto intervento della Romagna manchino ben 30 medici“. Secondo Vicario “l’unica via d’uscita nell’immediato è arrivare ad avere un unico contratto per i medici e superare la staticità di mansioni (pronto soccorso, continuità assistenziale, emergenza territoriale)”. “Ci vogliono delle norme – prosegue –, e una di quelle che la politica potrebbe e dovrebbe pensare, è garantire che l’emergenza territoriale venga affrontata già sui mezzi di soccorso da personale infermieristico che è preparato per quella funzione, mentre i medici dell’emergenza territoriale stiano all’interno degli ospedali a fare continuità assistenziale“. Vicario auspica che la politica, anche locale, si faccia carico delle istanze che arrivano dal mondo sanitario e le porti nei tavoli regionali e nazionali “invece di continuare a fare della polemica sterile additando colpe ai non colpevoli e ipotizzando soluzioni a che la normativa non consente di attuare“.