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Rotatorie, poster e 'claim'

Rimini e la promozione. I segni che restano, quelli che sbiadiscono

In foto: un poster di Cattelan
di Maurizio Ceccarini   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
dom 17 ott 2021 09:27 ~ ultimo agg. 18 ott 11:01
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Dalla Notte Rosa al Capodanno più lungo del mondo, dal marchio RiminiWellness, per il rilancio dopo l’era Fitness, alla Molo Street Parade fino a che c’è stata. Rimini in questi anni si è mostrata città capace di produrre, a diversi livelli, marchi, “claim” e immagini riconoscibili in grado di promuovere la propria offerta oltre i confini locali e di resistere negli anni. Ma ci sono inevitabilmente anche operazioni che, per tanti motivi, hanno meno impatto o lo perdono col tempo.

Come la rotatoria “Mitica” sulla Tolemaide vicino al casello di Rimini nord. Faceva parte del progetto Riminintorno promosso dalla Provincia di Rimini nel 2006, mirato a valorizzare come segni identitari una serie di rotatorie in punti strategici della viabilità da Rimini alla Valconca. All’epoca il progetto contribuì a creare un nuovo modo di concepire le rotatorie: non più solo strumenti di gestione del traffico ma anche elementi con valore paesaggistico e comunicativo. Oggi però di quella grande “emme” che mostra i segni del tempo si è perso il contesto e chi non me conosce l’origine fatica ovviamente a coglierne il significato.

 

In tempo più recenti, a marzo 2015 il Comune di Rimini lanciò Rimining, “Un brand forte che interpreta lo stile di vita di Rimini – recitava la presentazione ufficiale – Un’operazione di branding per riposizionare la destinazione mettendo al centro non un marchio ma il nostro stile di vita. Rimini diventa un modo di essere, un verbo, un moto e un motto di cui essere orgogliosi”. Ci fu subito però un problema tra l’informatico e il boccaccesco: cercando la parola Rimining, Google suggeriva coi suoi algoritmi un termine simile che indicava invece una pratica da siti per adulti. Superato il problema di riconoscimento online, il marchio non ha mai veramente fatto breccia. Compare ancora, in un angolo, sulla home page dell’assessorato al Turismo e diversi utenti di Instagram lo usano come hashtag per foto a tema riminese. Ma pare ormai uscito dai radar della promozione ufficiale.

Sempre nel 2015, a cavallo tra giugno e luglio, Rimini fu travolta dal ciclone Cattelan. Se l’operazione “Saluti da Rimini” aveva come scopo quello di finire sotto i riflettori, ci riuscì in pieno: le cartoline e i poster irriverenti e provocatori dell’artista padovano finirono in men che si dica su giornali e media nazionali. A livello locale la città di divise tra plauso e condanna, e sui social i riminesi divennero per qualche giorno tutti critici d’arte contemporanea. Nel mirino, oltre ai contenuti ritenuti da molti eccessivi, anche la spesa di centomila euro tra compenso, produzione del materiale e spese per le affissioni delle immagini delle otto cartoline in tutta la città. Dopo il clamore iniziale, a mantenere il ricordo di quella campagna per qualche anno è stato il cartellone rimasto su una pensilina della stazione. Oggi le cartoline riminesi di Cattelan si trovano ancora sul web,  in vendita come oggetti da collezionisti.

 

Ci sono marchi che non hanno nemmeno avuto il tempo di vedere la luce. Negli anni del boom della Molo Street Parade, a Rimini pareva che nell’agosto 2013 dovesse debuttare anche il suo “spin off”, per dirla in termini cinematografici: la “Carnival Street Parade”, una festa con sfilata sul lungomare. Erano già pronti progetto, programma di massima e logo. Ma si decise di non farne niente.

Dopo dieci anni vissuti intensamente a livello di promozione di nome e immagine di Rimini, c’è curiosità per vedere ora su che canali e in che modi si indirizzerà la promozione turistica cittadina. Consapevoli che la promozione, per quanto si possa essere preparati, non è una scienza esatta. E che a volte basta un’idea semplice ma azzeccata. Si pensi all’impatto recente che ha avuto la passerella arcobaleno in spiaggia al bagno 27 a sostegno dei diritti LGBT. Realizzata semplicemente con qualche secchio di vernice e un po’ di braccia a spennellare. Ma soprattutto con l’intuizione giusta al momento giusto.

 

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