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CreArTe: "l'Arte venga considerata oltre l'effimero"

di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
gio 16 set 2021 15:57
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L’associazione riccionese CreArTe, presieduta da Maria Pontrandolfo, lancia un appello: “l’Arte venga considerata oltre l’effimero” e si apra un serio dibattito in merito.

Il comunicato stampa

CreArTe parte da quanto nella filosofia stessa dell’ass.ne come ribadisce l’artista associata Beatrice Facchin: “Perché ci hanno convinto che l’arte non è indispensabile come se il nutrimento della mente non andasse di pari passo con quello del corpo?

Ora consideriamo uno stato in cui tutti abbiano lo spazio e la possibilità di “creare”, non sarebbe un posto perfetto in cui vivere e non sopravvivere? Un quadro per pagare le tasse, perché no?

Intendiamoci, non è sicuramente il magico incantesimo che ti fa vivere d’arte ma sarebbe l’insegnamento che di arte si può BENVIVERE , che non è necessario abbandonare creatività ed aspirazioni per ESSERE.”

CreArTe lancia la sintesi di una ricerca messicana elaborata da S. Mulazzani, associata.

Pago en especie anche in Italia? E perché no, Riccione come città “apripista”…

Questa frase “Pago en especie” in messicano significa “Pagamento in natura” e corrisponde ad un programma creato nel 1957 dal Ministro delle Finanze Hugo B. Margain.

La leggenda narra che il muralista David Alfaro Siqueiros, uno degli artisti più influenti della sua generazione, si avvicinò alla segreteria delle finanze nel 1957 con una proposta per tenere fuori di prigione un amico e collega artista, il pittore Diego Rivera e marito dell’artista Frida Kahlo, per evasione fiscale: lascialo pagare il suo debito in arte.

Da allora il governo messicano ha raccolto circa 7.000 opere d’arte, selezionate da una commissione ad hoc che ne valuta i criteri di qualità.

Il sistema è molto semplice, se l’artista vende tra 1 e 5 opere in 1 anno, ne versa 1 al fisco; se ne vende tra 6 e 8, ne verserà 2, e così via con un tetto massimo di 6 opere all’anno donate.

Non importa il valore che le opere potrebbero acquisire con il tempo perché lo Stato messicano conta su una base di contribuenti pari al 20% della popolazione. Uno studio sugli ultimi 40 anni ha stimato che lo Stato messicano abbia perso circa 872 miliardi di dollari per l’evasione fiscale

Questo progetto, oltre ad essere conveniente all’artista per il pagamento delle tasse dovute dalla vendita, è anche motivo di orgoglio perché le opere consegnate allo stato andranno a far parte di una collezione storica che raccoglie il patrimonio creativo del Messico.

Negli ultimi 28 anni (articolo datato 2014), Antonio ‘Gritón’ Ortiz non ha pagato un centesimo al Tax Administration Service (SAT), l’equivalente messicano dell’IRS. Ma non è un criminale. Gritón è in regola con la legge. Come più di 700 artisti in tutto il Messico, partecipa a un programma Pago en Especie (Payment in Kind), l’unico del suo genere al mondo, che consente agli artisti di pagare le tasse federali sul reddito con le proprie opere d’arte.

Se poi l’opera donata risulterà di particolare valore ed interesse diventerà parte della “Collezione Patrimonio Nazionale” in mostra permanente a Città del Messico.

Ma nel settembre 2014 il governo di Enrique Peña Nieto ha annunciato una riforma del Fisco “per spazzare via i privilegi corporativi e porre fine ai programmi speciali”.

Non è ancora chiaro se questa riforma includerà anche gli artisti ed il loro modo di pagare le tasse dovute allo Stato per le opere vendute.

Noi di CreArTe auspichiamo vivamente che l’Arte venga considerata oltre l’effimero e, ovviamente, lanciamo un appello a tecnici ed esperti per aprire un serio dibattito in merito.

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