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divampa la polemica

Scontro tra avvocati riminesi sul green pass: "Discriminati dai colleghi"

In foto: la manifestazione del 26 luglio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
lun 2 ago 2021 14:14 ~ ultimo agg. 3 ago 11:41
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La questione green pass continua a spaccare l’ordine degli avvocati di Rimini. Infatti, dopo la dura presa di posizione di una sessantina di legali del foro di Rimini, civilisti e penalisti, nei confronti dei colleghi che sabato 24 luglio avevano partecipato alla manifestazione contro l’obbligo della certificazione verde, oggi è arrivata una dura replica da parte di un’ottantina di avvocati riminesi ma anche extra Foro.

“Siamo rimasti sconcertati e spiazzati – dicono i coordinatori dell’iniziativa, gli avvocati Roberto Falcone, Cristiano Pompili, Massimiliano Gabellini e Graziella Cardinale in seguito alla pubblicazione della nota da parte di alcuni colleghi che, fin da subito, ci è  apparsa discriminatoria e denigratoria nei confronti di avvocati appartenenti al medesimo foro, irrispettosa delle norma dell’ordinamento forense e della deontologia nonché del dettato costituzionale. Ci ha sorpreso che i rappresentanti del nostro ordine non siano intervenuti per stigmatizzare una presa di posizione errata, spiacevole e gravemente divisiva per la categoria. La costituzione stabilisce la libertà di manifestazione del pensiero per chiunque, avvocato o semplice cittadino, e pertanto appare assurda la censura che si vorrebbe imporre ai colleghi che, a titolo personale e come liberi cittadini, hanno partecipato alle manifestazioni contro il green pass“.

A supporto della loro tesi, citano gli articoli 2 e 3 dell’Ordinamento Forense e il Codice Deontologico: “L’ordinamento forense, agli articoli 2 e 3 della L. 247/12, stabilisce che l’attività dell’avvocato deve essere svolta in piena libertà, autonomia ed indipendenza, mentre l’art. 1 del nostro codice deontologico stabilisce espressamente che l’azione dell’avvocato deve essere volta a garantire per qualunque cittadino la tutela giudiziaria e la difesa dei suoi diritti. Non possono trovare, pertanto, alcuna ragione le infelici affermazioni di coloro che, con paragoni forse accettabili in una chiacchierata al bar ma non in una dichiarazione di giuristi, pur autodefinendosi ‘democratici’, pretendono di ‘censurare’ la legittima condotta di colleghi e di discriminare chi debba essere meritevole di tutela legale e chi no, giustificando il loro intervento con asserite ragioni di tutela della salute pubblica che, alla luce della realtà dei fatti, delle norme nazionali e sovranazionali, dei trattati internazionali e, infine, degli stessi interventi della Corte Costituzionale, si dimostrano del tutto infondate”.

Da qui la richiesta la richiesta al presidente dell’ordine degli avvocati di Rimini, Roberto Brancaleoni, di intervenire pubblicamente e prendere provvedimenti: “Abbiamo ritenuto necessario rivolgerci al nostro ordine di appartenenza tramite l’allegata nota, chiedendo che venga presa pubblicamente posizione sul documento redatto dagli avvocati democratici, in difesa dell’unità della categoria nonché della libertà ed indipendenza di tutti gli iscritti”.


La nota integrale

On.le CONSIGLIO DELL’ORDINE AVVOCATI DI RIMINI

Noi sottoscritti avvocati appartenenti a vari Ordini forensi, profondamente amareggiati per quanto espresso, con nota apparsa su vari organi di informazione in data 26 Luglio 2021, dai sedicenti “avvocati democratici per la difesa della salute pubblica”, tra i quali figura sorprendentemente un membro di codesto Consiglio, e seriamente preoccupati per l’immagine di divisione e contrasto della categoria che ne emerge dai titoli giornalistici conseguenti, intendiamo rappresentare quanto segue:
– costituisce sacrosanto diritto di ogni cittadino, sia esso avvocato o meno, partecipare a
manifestazioni pubbliche ed esprimere liberamente il proprio pensiero;
– sono altresì principi fondamentale dell’ordinamento forense (Artt.2 e 3 Principi
dell’Ordinamento Forense L. 247/2012) la libertà, l’autonomia e l’indipendenza dell’avvocato
nello svolgimento della propria attività professionale;
– è costituzionalmente garantito il diritto di ogni cittadino di ricevere tutela in sede giudiziaria
ed è obbligo deontologico dell’avvocato, che in tal senso ha prestato giuramento, tutelare la
libertà, l’inviolabilità e l’effettività di tale diritto (art.1 Cod. Deontologico).
Ciò premesso, riteniamo che la predetta nota costituisca manifesta violazione dei principi sopra esposti, oltre ad essere gravemente discriminatoria nei confronti di colleghi che esprimono un
orientamento diverso rispetto a quello propugnato dai sottoscrittori della nota stessa. Senza entrare nel merito della questione vaccinale nonché della opportunità e fondatezza dell’attuale
normativa emergenziale, ciò che interessa è esclusivamente la tutela dell’unità della categoria e del decoro della professione forense. Titoli di stampa quali “volano gli stracci tra avvocati” o “ si spacca il foro di Rimini” compromettono certamente l’immagine del Foro Riminese e della categoria tutta. Il tentativo di etichettare politicamente come appartenente alla cultura del “me ne frego” chi, senza connotazione politica ed in maniera del tutto libera e spontanea, ha pubblicamente espresso idee non coincidenti con quelle degli estensori della nota appare, altresì, fortemente denigratorio. Va stigmatizzato il tentativo autoreferenziale degli estensori della nota di ergersi a soli paladini della democrazia e della salute pubblica escludendo, quindi, dal loro elitario consesso tutti coloro che non l’hanno sottoscritta. Traspare dal contenuto della nota l’intenzione di impedire aprioristicamente a colleghi di supportare giuridicamente le tesi di alcuni gruppi di persone, fino ad autoelevarsi a giudicanti definendo preventivamente infondata ed illegittima la sola ipotesi di ricorrere all’Autorità Giudiziaria per criticare la legittimità di norme di legge o provvedimenti amministrativi. Per tutti i motivi esposti si chiede che Codesto On.le Consiglio, nella persona del Presidente, intervenga in maniera ferma nella vicenda, prendendo pubblica posizione a tutela della categoria della cui unitarietà e dignità è garante, eventualmente anche assumendo tutti i provvedimenti che riterràopportuni e necessari.