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stop fino a settembre

Fermo pesca. Cevoli (lavoratori del mare): ambientalisti rovina del settore

In foto: repertorio - fermo pesca
di Lucia Renati   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mer 4 ago 2021 15:02 ~ ultimo agg. 19:06
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È scattato ieri il fermo pesca in Adriatico. Durerà fino ai primi di settembre. I pescatori difendono il fermo biologico, che serve al mare a ripopolarsi di pesci, ma si sentono vessati dalla troppa rigidità delle normative europee. Questa mattina in diretta su Radio Icaro, a tempo reale estate, è intervenuto Giancarlo Cevoli, il presidente della cooperativa lavoratori del mare di Rimini, che gestisce anche il mercato ittico.

Il fermo pesca, pur necessario alla rigenerazione biologica delle specie di pesce in mare Adriatico, è arrivato puntuale anche quest’anno, ma in un momento difficile, perché al blocco dell’attività si somma la riduzione drastica delle giornate di pesca imposta dalla normativa europea per le imbarcazioni a strascico.

“Questi ti calano le decisioni dall’alto- ha detto Cevoli – gli basta sparare addosso alla nostra categoria, senza un minimo confronto con chi in mare non solo ci lavora, ma lo ama. Molta colpa è degli ambientalisti che parlano di mare senza averne le competenze. Alle problematiche strutturali e burocratiche del settore: “Pensate che su ogni imbarcazione – continua Cevoli – dobbiamo tenere diciannove registri. Nessuna altra attività ha questa burocrazia”. 

Le giornate di effettiva operatività a mare sono scese a circa 140 all’anno, su 365, rendendo non più sostenibile l’attività di pesca. Secondo Coldiretti impresapesca, il settore ha subito un crack da 500 milioni a causa della pandemia tra produzione invenduta, crollo dei prezzi e chiusura dei ristoranti e aggravio di costi per garantire il rispetto delle misure di distanziamento e sicurezza a bordo delle imbarcazioni. Ma bisogna anche dire che, quando sulla terra il mondo si era fermato, i lavoratori del mare hanno continuato ad uscire per garantire il pesce fresco a una Rimini (insieme a tutta l’Italia) che restava a casa a cucinare e a mangiare. Il lockdown infatti, ha portato un cambiamento nel modo di consumare il pesce: “è vero che c’è stato il lockdown ma noi siamo sempre usciti in mare, ovviamente con le dovute cautele, perché la gente ordinava il pesce e se lo faceva pulire, non ci ha rinunciato. Abbiamo dato un segnale di vita, di speranza in un momento in cui tutto sembrava morto. Abbiamo dimostrato che la vita andava avanti”. 

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