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l'altra faccia del covid

526 operazioni sospette in sei mesi. Su Rimini lo spettro della criminalità

In foto: Riviera di Rimini
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mer 21 lug 2021 15:20 ~ ultimo agg. 16:40
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Ogni giorno ventisette casi sospetti di riciclaggio nella nostra regione, che colpiscono imprenditori, negozianti, professionisti che rischiano di finire nella rete dei traffici finanziari illeciti, resi vulnerabili dalla crisi generata dal Covid. I dati diffusi ieri dall’Osservatorio di Bankitalia hanno contribuito a riportare sotto i riflettori una delle conseguenze meno evidenti ma più insidiose, subdole e tossiche della pandemia”. Così l’assessore alle attività economiche del comune di Rimini Jamil Sadegholvaad che riaccende i riflettori sull’alta esposizione del tessuto economico locale alla criminalità.

I numeri forniti dall’Uif, l’unità di intelligence finanziaria della Banca d’Italia mostrano che ci sono state nel primo semestre dell’anno oltre 4.900 segnalazioni di operazioni sospette in Emilia Romagna, un aumento di oltre il 40% rispetto all’anno scorso. Rimini che ne ha contate 526, quarta in regione dopo Bologna, Reggio Emilia e Modena.

È evidente – commenta Sadegholvaad – che nel nostro territorio, chi alimenta l’illecito trova terreno fertile nelle piccole e medie imprese diffuse che operano in particolare nel settore dei servizi, attività che per superare i problemi di liquidità dovuti al lockdown e alle chiusure prolungate possono essere spinti a rivolgersi a chi è capace di garantire subito una via d’uscita, al di fuori dei confini della legalitàCondivido l’allarme lanciato dalla Cgil, richiamando la necessità di alzare il livello di guardia e adottare tutte le misure e i correttivi per invertire le tendenza e tutelare la nostra economia produttiva, commerciale e professionale dalle infiltrazioni mafiose”.

In particolare l’assessore si riferisce ai protocolli sottoscritti in questi anni con le istituzioni, le forze dell’ordine, le categorie economiche, i sindacati, “così come alla necessità di mettere in rete le informazioni e le banche dati. Così come è necessario accendere l’attenzione rispetto a quei professionisti che prestano il fianco alla criminalità giocando il ruolo da intermediari, agendo in quella ‘zona grigia’. Azioni che possono dare frutti solo guardando in faccia il problema, prendendone cioè piena consapevolezza”.