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Mafie in Riviera. Morosini: fare scudo come nel post mucillagini

In foto: un frame dell'incontro
di Simona Mulazzani   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mar 8 giu 2021 15:57 ~ ultimo agg. 16:25
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Oggi la mafia agisce su quattro grandi versanti e il nostro territorio romagnolo non ne è esente. A parlare di presenza malavitosa in Riviera è il magistrato cattolichino Piergiorgio Morosini, oggi in servizio a Palermo, ospite del dibattito online “La mafia di domani, lo Stato di ieri” promosso dall‘Osservatorio riminese sulla criminalità organizzata e che ha visto insieme a Morosini, protagonisti Costantino Visconti, Professore ordinario di diritto penale nell’Università di Palermo, Alessandro Bondi, docente alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Urbino e Ivan Cecchini dell’Osservatorio.

La mafia – ha detto con estrema chiarezza Morosini – oggi si insinua in quattro grandi filoni, ancora più evidenti nel periodo post-pandemia. Sostiene i giovani bisognosi delle zone depresse del sud Italia per avere un serbatoio in cui reclutare nuove leve. Se questo versante ci tocca meno gli altri tre coinvolgono anche il nostro territorio. La mafia, infatti, va a caccia di aziende e imprese in difficoltà, investe in settori in crescita come quello delle sanificazione (ci sono anche inchieste dell’autorità riminese in questo settore). Infine acquisisce in modo indebito fondi statali dedicati ad aziende in crisi“.

A differenza di luoghi, come ad esempio alcune aree della Sicilia, dove c’è un clima di intimidazione molte forte e le armi processuali sono più stringenti, in Romagna, dove questo clima non c’è, la malavita ha caratteristiche più felpate. E sono proprio in questi contesti che gli Osservatori sulla criminalità possono avere una grande funzione: mettere allo stesso tavolo figure diverse, in modo che insieme si possano individuare condotte sospette di aggressione alla nostra economia“.

Il momento post pandemia presenterà ghiotte occasioni per affari sporchi:”Le mafie – spiega Morosini – approfittano delle crisi come questa, investono i loro capitali. In Romagna abbiamo un precedente importante: il periodo post mucillagini del 1989. Ci fu un forte tentativo di aggressione da parte di patrimoni mafiosi sulla riviera, che in quell’occasione riuscì a reagire al fenomeno, perché la comunità, gli enti locali, le associazioni di categoria, fecero scudo riuscendo a paralizzare un’azione di forte penetrazione nella nostra economia. Oggi dovrebbe accadere la stessa cosa, visto il pericolo che corrono le aziende medio piccole. A gennaio 2020 lo stesso sindaco di Rimini Andrea Gnassi, durante un convegno, parlò di personaggi insospettabili, grazie ai quali malavitosi erano riusciti ad accaparrarsi aziende in crisi. Dopo la pandemia la mafia torna a bussare a quelle stesse situazioni di fragilità“.

E’ necessario avere specializzazioni investigative e di magistratura su questi particolari settori, per cogliere tutti gli indizi. Le realtà malavitose sbaragliano la concorrenza, non tutelano i lavoratori e in queste condizioni anche il circuito delle pubbliche amministrazioni rischia di diventare più vulnerabile ad azioni di corruzione. Spesso questo radicamento nei territori avviene, inizialmente, attraverso imprenditori locali, che fungono da teste di legno“.

Per Morosini ci sono azioni molto concrete che possono essere incentivate per “prevenire qualsiasi tipo di appetito. Penso alla rinegoziazione dei contratti di affitto, di fondi per l’abbassamento dell’IMU, di creazione di linee di credito agevolato per gli imprenditori. In Romagna il senso di democrazia è ancora molto sentito e importante, l’economia è basata sul sudore delle famiglie, per cui il territorio può reggere agli attacchi, pur potenti, che ci possono essere“.

 

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