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L'intervento

Ravaglioli (Lega) tira dritto e spiega la priorità per Rimini: l'urbanistica

In foto: Alessandro Ravaglioli
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
dom 16 mag 2021 15:14
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Nonostante il freno a mano tirato dai partiti di centrodestra dopo la sua disponibilità a candidarsi a sindaco, Alessandro Ravaglioli tira dritto. Anzi spiega quella che, a suo avviso è la priorità per il futuro di Rimini: l’urbanistica. “Ritengo – scrive – che in una delle città con la più alta densità edificatoria d’Italia, con un territorio stressato da massicci afflussi di turisti, una materia così delicata debba essere terreno di un confronto realmente bipartisan laddove tutte le forze politiche (sempre in una logica di maggioranza/minoranza) possano dare il proprio contributo alla crescita della città.” Secondo Ravaglioli nei 10 anni di mandato Gnassi “si è fatta prevalentemente della gran manutenzione straordinaria che sicuramente ha abbellito la città e che elettoralmente ha pagato tantissimo, ma i nodi principali e strutturali sono ancoro gli stessi ed irrisolti. Anzi laddove si è proceduto sulla fascia del lungomare lo si è fatto in “zona cesarini” con un atteggiamento schizofrenico dominato dalla fobia di dover dimostrare che qualcosa di buono è stato fatto e quindi con progetti sbagliati che hanno e stanno compromettendo irrimediabilmente parti strategiche del territorio“.

La nota di Alessandro Ravaglioli (Lega)

Rimini deve ripartire dall’urbanistica, non solo perché proprio l’urbanistica è tecnicamente e politicamente la materia più strategica di una città turistica dalla quale partono poi tutte le politiche infrastrutturali (mobilità, parcheggi, sottoservizi, arredo urbano, strutture sportive, ecc.), di rigenerazione urbana, sino al contenimento dei fenomeni criminosi attraverso l’eliminazione delle sacche di degrado, ma nel caso riminese per almeno 2 fattori in particolare: l’ultimo decennio ha visto ben 8 anni di regime di salvaguardia tra adozione/approvazione del RUE e poi della variante al RUE che abbinati alla mancanza del POC hanno generato un’incertezza ed un immobilismo mai verificatosi dal dopoguerra; ha diviso la città invece di unirla.
Partendo proprio da quest’ultimo ritengo che in una delle città con la più alta densità edificatoria d’Italia, con un territorio stressato da massicci afflussi di turisti, una materia così delicata debba essere terreno di un confronto realmente bipartisan laddove tutte le forze politiche (sempre in una logica di maggioranza/minoranza) possano dare il proprio contributo alla crescita della città. In tal senso fu davvero illuminante il Sindaco Giuseppe Chicchi quando nel 1995 lanciò la proposta del partito della città chiamando al confronto il candidato della minoranza Mario Gentilini. I temi sul tavolo erano Fiera, Darsena, CAAR, Metro, Teatro e cioè una massa di investimenti pari a mezzo miliardo di euro per una città allora di 125.000 abitanti. Cifre da far tremare le gambe. Su alcuni di questi temi com’è noto si trovò una convergenza, su altri no, ma comunque sempre nel rispetto istituzionale e nella collaborazione reciproca tesa al bene comune. Collaborazione che non si ridusse ad un mero galateo istituzionale ma andò ben oltre e cioè sino alla sensibilizzazione e convinzione delle rispettive parti della società civile che supportava i 2 principali blocchi politici della città. Oggi questo spirito si è completamente perso grazie alla politica unilaterale portata avanti nell’ultimo decennio ed i risultati sono evidenti: si è fatta prevalentemente della gran manutenzione straordinaria che sicuramente ha abbellito la città e che elettoralmente ha pagato tantissimo, ma i nodi principali e strutturali sono ancoro gli stessi ed irrisolti. Anzi laddove si è proceduto sulla fascia del lungomare lo si è fatto in “zona cesarini” (al nono anno su 10!) con un atteggiamento schizofrenico dominato dalla fobia di dover dimostrare che qualcosa di buono è stato fatto e quindi con progetti sbagliati che hanno e stanno compromettendo irrimediabilmente parti strategiche del territorio.
A ciò si è aggiunta una gestione da burocrati sul RUE che come detto non solo tecnicamente ha congelato qualsiasi ipotesi di rigenerazione urbana per 8 anni su 10, ma sul testo finale deliberato ed attualmente vigente giorno dopo giorno sta emergendo chiaramente che trattasi di un clamoroso flop che non porterà ad alcun reale cambio di marcia. Da un lato sono state inserite le così dette premialità edificatorie, ma senza poi affrontare in maniera politica e coraggiosa il problema delle distanze, rendendole quindi inattuabili; l’interessante concetto di “dedensificazione” della fascia turistica (liberare lotti in zone congestionate per creare servizi al turista trasferendo le capacità edificatorie altrove) introdotto con l’adozione del RUE nel 2011 è rimasto e rimarrà sulla carta non potendo contare sulle così dette aree di atterraggio orfane di un POC neppure mai immaginato, che genera peraltro IMU altissime su aree edificabili solo sulla carta (un vera rapina quasi da disobbedienza fiscale!); sulla fascia turistica non è stata fatta un’analisi approfondita sull’esistente, una necessaria mappatura del patrimonio edilizio, senza quindi neppure interrogarsi dove inizia e finisce la città turistica che ancor oggi un po’ bovinamente è circoscritta a tutto ciò che sta a mare della ferrovia, relegandola quindi ad un degrado oramai irreversibile; nella città Italiana con il più alto numero di strutture ricettive marginali non è stata recepita la norma sul condohotel; si è parlato di degrado delle colonie, nel 2021 ancora figlie di un vincolo urbanistico ideologico imposto dalla Regione, ma l’argomento delle destinazioni d’uso non è mai stato posto all’attenzione del Governatore.
Senza considerare che a tutto ciò si aggiunge che il settore tecnico di Via Rosaspina è stato completamente destrutturato con il risultato di una dilatazione senza precedenti di tutte le procedure tecniche ed istruttorie, con carenza di personale al punto che per un piano di sviluppo aziendale (e cioè stiamo parlando di un’azienda che chiede di espandersi sulla base di un piano occupazionale!) occorre attendere anni con il solo risultato di agevolarne della delocalizzazione.
Senza un forte intervento politico sulla materia urbanistica Rimini rischia di perdere altre posizioni sia sul mercato turistico ed in genere di arretrare in termini di qualità di vita.

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