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solidarietà riminese

Dall'emarginazione al volontariato: la rinascita di Alex

di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 6 minuti
mer 12 mag 2021 07:42 ~ ultimo agg. 19 mag 12:42
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“Sono di Rimini, ho 38 anni e da 10 mesi mi occupo della pulizia dei parchi pubblici”. Siamo già in marcia sul suo motocarro elettrico, quando Alex inizia a raccontare del suo lavoro. Schivo, riservato, ma quegli occhi timidi non trattengono una luce d’orgoglio e una grande voglia di condividere la sua professione e l’esperienza della sua vita – o meglio – delle sue due vite. La sua infatti è una doppia storia: quella di un ‘prima’ e quella di un ‘dopo’. Due periodi distinti, separati da un momento ben preciso, difficile, durissimo, ma dal quale Alex è riuscito a sollevare lo sguardo, trovare la forza per far nascere un nuovo se stesso e dedicarsi agli altri.

Mi sta conducendo nei parchi pubblici, di cui da qualche tempo si prende cura, per mostrarmi le tante mansioni e responsabilità che fanno parte del suo impiego lavorativo: uno dei propulsori motivazionali della sua seconda vita. “Ho fatto la scuola professionale a Rimini – il Centro Zavatta – conseguendo il diploma da idraulico e tecnico per le caldaie, poi ho fatto questo mestiere e anche altri per diverse ditte.”

Mentre guida continuiamo a chiacchierare e piano piano svanisce completamente l’imbarazzo, lascando il posto solo a quel desiderio di cui mi aveva parlato al telefono: far conoscere la sua storia affinché possa essere utile ad altri. “Uscivo con delle compagnie sbagliate e per non essere inferiore agli altri mi sono ritrovato sulla strada della tossicodipendenza. Avevo 26 anni e fin a quel momento non fumavo neanche le sigarette. E’ stato un momento della mia vita in cui non capivo quello che stavo facendo, sottovalutando alcune scelte sbagliate. Mi piacerebbe molto che la mia storia potesse servire ad altri per non commettere i miei stessi errori.”

Si interrompe ogni tanto e ripercorre col pensiero quella parte della sua prima vita. Silenzi che parlano più delle parole. “Ero attratto da facili scorciatoie e un tipo di divertimento poco sano. In quel periodo lavoravo ma i soldi non bastavano mai, perché facevo uso di eroina e cocaina. Sono andato avanti così per circa 4 anni finché non mi hanno fermato. Da solo non riuscivo mai a capire quando fare basta, nonostante abbia avuto due genitori che sono stati dei santi.”

Alex ricorda il momento più difficile e buio della sua vita, che ha vissuto quando ha capito di aver perso tutte le persone che gli volevano bene. La fiducia dei genitori – per lui fondamentale – della sua ex compagna e di tutta la gente che lo conosceva. La vergogna per un breve periodo di detenzione, il lavoro che mancava, la reputazione negativa e il vivere l’emarginazione anche fisicamente. Quando Alex si accorge di aver toccare il fondo, capisce che così la sua vita non può funzionare e decide che è il momento di farsi aiutare.

“Ho avuto la fortuna di avere una famiglia vicina che mi ha dato una mano anche economicamente nel percorso con la giustizia. E’ stato soprattutto grazie a loro che io ne sono uscito, prendendo la strada della comunità.” Il momento della decisione è scattato quando è morto un amico per over dose che faceva parte delle sue vecchie conoscenze.

Lucido, sicuro di se, pacato, il racconto si focalizza su quei momenti più bui della sua vita, dove nonostante avesse perso tutto, riesce comunque a riconoscere la strada della salvezza: la comunità PGXXIII a cui accede grazie ai suoi genitori, che non lo mollano neanche per un attimo. Inizia la sua seconda vita.

Il veicolo si arresta e Alex parcheggia sul bordo della stradina pedonale vicino ad un bidone, siamo arrivati nel parco Cervi. Il suo parco. La zona che gli è stata assegnata e che lui riesce a tenere pulita in maniera impeccabile. Sono tante infatti le segnalazioni di gratitudine che arrivano in cooperativa: mail, telefonate, messaggi dei residenti, per ringraziare del servizio eccellente che da qualche tempo viene svolto nel parco. Scendiamo entrambi dal mezzo, mi mostra fiero i confini della zona sotto la sua responsabilità: dal ponte a scendere fino all’area del Metromare e poi anche gli altri parchi e le aree verdi dove tutti i giorni è impegnato.

storia di Alex - La Formica (1)Mentre pulisce le siepi vicine a un gazebo lo fermano diverse persone per salutarlo. Scambia con loro qualche battuta e qualcuno si ferma a chiedere informazioni sui servizi della cooperativa e di Hera. “Mi capita spesso di raccogliere segnalazioni su eventuali manutenzioni oppure zone del parco dov’è necessario un intervento extra. Cerco di andare incontro a tutti e dove non riesco segnalo ai miei responsabili. Alcuni di loro mi aspettano la mattina, anche solo per scambiare due chiacchiere, è una cosa che mi fa sentire utile e mi rende davvero felice.”

Una sensazione ed una sicurezza che adesso riesce a godersi, ma che gli è costata tanto sacrificio nella strada che lo ha condotto fin lì. Il lavoro infatti è solo l’ultimo anello di una catena che parte dalla comunità terapeutica e passa per l’efficace rete di solidarietà che lega strutture private e pubbliche, unite da un unico obiettivo che è quello di restituire dignità a chi ha avuto un momento di debolezza.

Alex ha toccato con mano questa filiera virtuosa della solidarietà sociale e ne ha una consapevolezza molto solida. Ha visto e vissuto intensamente le strutture sociali che si sono prese cura di lui: la PGXXIII, i servizi sociali dell’AUSL, l’UEPE e tutto il mondo della cooperazione sociale, che a Rimini è attivo con grande efficenza. Educatori, assistenti sociali, medici, professionisti del pubblico e del terzo settore. Angeli che hanno stimolato la sua metamorfosi. La sua infatti non è solo una storia di rinascita, perché a un certo punto del suo percorso d’inserimento è scattato qualcosa in più: la voglia di aiutare gli altri, un desiderio che grazie alla Comunità PGXXIII lo ha letteralmente trasformato, facendolo diventare da assistito ad assistente, da emarginato a esempio di solidarietà. Da anni infatti – dopo il lavoro – è attivo come volontario della Cooperativa il Biancospino, dove si occupa dell’assistenza ai più fragili e ai disabili, anche quelli più gravi.

Ci sono volti e nomi ben precisi nel racconto di Alex. Persone come ‘Don Nevio’ oppure come ‘Oscar’ (coop. Il Biancospino) e altri responsabili dei servizi sociali e delle cooperative, che hanno segnato in maniera indelebile la sua storia. Tasselli insostituibili di un mosaico variopinto di relazioni e di solidarietà, verso cui adesso ha una riconoscenza smisurata. “Sono state per me persone straordinarie, perché mi hanno aiutato a capire, anche attraverso regole rigide, il rispetto per me stesso, per gli altri e quanto – nonostante tutto – io possa essere utile a tanti che ancora soffrono per motivi di salute, disabilità, oppure per aver avuto problemi come i miei.” E’ inderogabile quando afferma: “Non rifarei niente di quello che ho fatto della mia vita, tranne una cosa, il mio percorso in Comunità che mi ha dato tanto e mi ha fatto capire l’importanza di spendersi per gli altri.”

Dopo un lungo percorso in comunità è arrivata anche l’opportunità di un lavoro, come ultimo anello di una catena che dalla terapia, passa al recupero, alla presa di coscienza ed in fine ad un impiego, inteso come unica dimensione personale in grado di restituite dignità a chi ha vissuto l’esclusione. Qualcuno gli fa il nome di una cooperativa sociale che cerca operai nel settore igiene ambientale, così decide di presentare la domanda di assunzione e si presenta al colloquio.

Tra un ricordo e un cestino da svuotare arriva la fine del turno di lavoro e ci avviamo verso il magazzino, dove bisogna mettere in carica il nuovo porter elettrico che – appena arrivato – gli è stato affidato per questo delicato servizio . “La cooperativa mi ha dato fiducia anche nell’affidarmi questo nuovo veicolo che mi piace molto. Credono in me e io non voglio deluderli, anche se il mio inizio non è stato dei migliori. All’inizio mi avevano messo nel settore della raccolta differenziata, lì ho avuto qualche problema, tanto che volevo andarmene. Ma loro mi hanno cambiato mansione, proponendomi lo spazzamento nei parchi. Una stima e una fiducia che per me è stata determinante.”

Non ha dubbi quando gli chiedo adesso cosa si aspetta per il suo futuro e quali sono i suoi progetti : “il lavoro è la base di tutto e questo mi sta aiutando a riprendere in mano la mia vita completamente. Il mio piano è quello di andare avanti giorno per giorno, sempre a testa alta e sempre con la voglia di vivere, dando il massimo. In cooperativa vorrei fare un percorso come ho fatto, e sto ancora facendo alla Papa Giovanni, cioè vorrei diventare socio, per continuare – anche qui – a dare agli altri quello che è stato dato a me.”

Emiliano Violante