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la questione utenze

Pandemia sociale e nuovi poveri. Il presidio di Casa Madiba

In foto: il presidio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
sab 17 apr 2021 19:19 ~ ultimo agg. 19:22
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Si è svolto questa mattina davanti al Municipio di Rimini, in piazza Cavour, un presidio per rilanciare l’emergenza della pandemia sociale e della povertà. A promuoverlo Casa Madiba Network, assemblea di Casa don Andrea Gallo #perlautonomia, ADL Cobas Emilia Romagna e Guardaroba Solidale Madiba.


Le motivazioni:

Nonostante il tema della povertà e dei nuovi poveri sia uno dei grandi rimossi dal dibattito politico nazionale, quello che vediamo tutti i giorni nella realtà in cui siamo immersi è la fotografia dei dati dell’ISTAT del marzo scorso: una vera e propria pandemia sociale che non risparmia nemmeno il nostro territorio.
“Le famiglie in povertà assoluta sono oltre 2 milioni, 335 mila in più. In totale gli individui censiti in questa condizione sono 5,6 milioni, oltre un milione in più rispetto al 2019”.
Dopo il primo anno della pandemia ci sono in Italia un milione di individui poveri assoluti in più che non riescono a sostenere le spese per la casa, per la salute e il vestiario, i pasti e quelle per i figli. Sono persone vinte, arrese, sole e spesso prive di una rete di sostegno.
Sono le persone che si incontrano anche a Rimini tutti i Lunedì pomeriggio e tutti i Venerdì mattina al Guardaroba Solidale Madiba, uno spazio di mutuo soccorso, di raccolta e distribuzione di generi di prima necessità.
Il Guardaroba Solidale nasce nel 2015 all’interno dell’occupazione abitativa del Villino Ricci. Da Ottobre dello scorso anno la situazione è notevolmente cambiata, con un incremento degli ingressi che ha comportato una riorganizzazione interna e l’attivazione di 6 nuovə attivistə.
Il primo trimestre del nuovo anno ha registrato tristi record: 369 accessi totali di cui 62 nuovi accessi; in crescita i e le migranti/e ( 118 solo nel mese di marzo) ma anche le persone di nazionalità italiana e le persone senza tetto. Il dato più preoccupante rimane l’aumento delle persone in precarietà abitativa (26 a fine gennaio passano a 102 a fine marzo) superando di fatto a livello di accessi le persone senza tetto.
Il profilo sociale della persona che si rivolge al Guardaroba Solidale è cambiato con la pandemia. È il lavoratore impoverito, in nero, non solo straniero ma sempre di più anche di cittadinanza italiana, disoccupato e precario. Fra loro le donne sono rappresentate da badanti dell’Est, lavoratrici stagionali, casalinghe con mariti in cassa integrazione e figli in Dad da gestire. Persone che, se prima della pandemia si mantenevano in equilibrio, negli ultimi mesi sono precipitate.
In questo quadro opera anche Casa Don Gallo per l’autonomia, realtà nata nel 2015, centro di accoglienza per persone senza dimora co-gestito da operatorə e abitanti.
Casa Don Gallo nel biennio 2019 / 2020 ha accolto 102 persone, di cui 42 nel solo 2020, nonostante la pandemia.
Con il primo lockdown è stata fronteggiata una situazione del tutto inedita, dove nella totale assenza di protocolli e indicazioni da parte delle Istituzioni, 38 persone sono state obbligate a condividere per tre mesi un unico spazio di 300mq. Inoltre le operatrici hanno dovuto reperire autonomamente i DPI, redigere Protocolli sanitari, trovandosi a gestire una struttura sovraffollata e nociva, senza stanze per l’isolamento in caso di persone Covid positive, con la presenza di abitanti con quadri sanitari a rischio di complicanze.
Nonostante questo grande sforzo, ora è stata richiesto da parte del Comune il pagamento delle utenze eccedenti la somma stabilita nella convenzione: una cifra pari a 4.570 euro.
Una richiesta che viene comunicata con freddezza e celermente via pec dal Dirigente dei Servizi Sociali all’Associazione Rumori Sinistri, ente che gestisce formalmente il progetto, a fronte invece di notevoli ritardi nelle risposte relative ai bisogni delle persone senza tetto scaturiti da questa pandemia, ritardi di tutta la macchina istituzionale, non solo comunale.
Una richiesta che per noi è inaccettabile, perché incurante della situazione di grave emergenza ancora in corso e che oltretutto viene avanzata a partire da consumi che sono del tutto in linea i dati di ISTAT e altri Osservatori nazionali sui consumi medi sostenuti dalle famiglie italiane, dimostrando che il tetto delle utenze (stabilito in 8mila euro) inserito in convenzione era del tutto inadeguato rispetto a quelli che sono i normali consumi della casa.
La questione non è la legittimità o meno della richiesta da parte del Comune, ma il fatto che riteniamo ingiusto il dover pagare un’eccedenza che non lo è stata con l’emergenza tuttora in corso.
Per questo e vista la necessità e urgenza di lavorare per un Welfare inclusivo e universale, e di elaborare soluzioni nuove per l’accoglienza e l’abitare, più idonee, più sostenibili e che possano rappresentare un passo avanti nel superamento della logica dell’assistenzialismo e per un pieno diritto alla città e alla vita degna per tuttə, programmiamo e lanciamo due appuntamenti a sostegno dello stato di agitazione e delle richieste avanzate dall’assemblea di Casa Don Gallo, per mettere al centro il tema della pandemia sociale e dei nuovi poveri nel nostro Paese.

Le nostre richieste sono precise:

  • riconoscimento dei costi delle utenze all’interno delle spese eccezionali da noi sostenute per l’emergenza covid;
  • riformulazione e intervento immediato sulla funzione di alcune stanze per ridurre i disagi e gli aspetti nocivi dell’attuale distribuzione degli spazi (salone dormitorio) ma anche per migliorare il benessere e la qualità di vita all’interno della casa (qualità del sonno, privacy);
  • riconoscimento del lavoro sociale attraverso istruttorie e avvisi pubblici che rispettino nella loro deliberazione il CCNL del settore in riferimento alle tabelle salariali in riferimento ai contributi economici erogati per il funzionamento del servizio. Basta istruttorie al ribasso che lasciano nell’indigenza senza tetto e operatorə socialə.
    Abitanti e operatorə unitə per fuoriuscire dall’invisibilità e per continuare a costruire relazioni di mutuo aiuto oggi, pensando al futuro.