Indietro
menu
Anci: sindaci tagliati fuori

Decreto aprile, ecco le misure in vigore

In foto: repertorio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
gio 1 apr 2021 08:04 ~ ultimo agg. 18:46
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 3 min
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Dopo le prime anticipazioni (vedi notizia), sono arrivate comunicazioni più definite per le nuove misure previste dal “Decreto Aprile” approvato dal Consiglio dei Ministri. L’Italia resta in arancione o rosso con la possibilità di allentare alcune restrizioni anticipando delle aperture anche prima del 30 aprile se l’andamento della pandemia e della campagna di vaccinazione lo consentiranno.
DAL 6 AL 30 APRILE
– tutta Italia sarà in zona arancione o rossa.
– Per le Regioni in arancione che però avranno dati da zona gialla sono previste possibili deroghe.
Restano vietati gli spostamenti tra le Regioni, a meno che non si abbia una seconda casa. La mobilità è consentita solo per motivi di lavoro, salute e necessità. Sarà sempre possibile rientrare alla propria residenza, domicilio o abitazione. Consentite visite, sempre una sola volta al giorno, e sempre in non più di 2 persone ad amici e parenti
– Nelle zone rosse non sarà consentito andare a trovare parenti o amici.
Confermato il coprifuoco dalle 22 alle 5.
Restano chiusi bar e ristoranti. Possibile solo l’asporto, fino alle 18, e la consegna a domicilio, fino alle 22 e solo per i ristoranti.
niente aperture fino al 30 aprile per palestre, piscine, cinema, teatri e musei. Se la verifica di metà mese darà esito positivo e dunque torneranno le zone gialle, si potrebbe valutare la riapertura di cinema e i teatri con le regole che erano già previste nel precedente decreto: prenotazione obbligatoria, massimo 200 spettatori al chiuso e 400 all’aperto. Possibile riapertura anche per i musei.
– Arriva la stretta sui viaggi. Tutti coloro che hanno soggiornato o transitato nei 14 giorni antecedenti al 6 aprile all’ingresso in Italia in uno o più Stati e territori dell’Ue siano obbligati a sottoporsi alla sorveglianza sanitaria e ad un periodo di 5 giorni di quarantena.
– Il provvedimento dispone che dal 7 al 30 aprile 2021 sia assicurato inderogabilmente (quindi senza possibilità di ordinanze più restrittive delle Regioni), sull’intero territorio nazionale, lo svolgimento in presenza dei servizi educativi per l’infanzia e della scuola dell’infanzia, nonché dell’attività didattica del primo ciclo di istruzione e del primo anno della scuola secondaria di primo grado. Per i successivi gradi di istruzione è confermato lo svolgimento delle attività in presenza dal 50% al 75% della popolazione studentesca in zona arancione mentre in zona rossa le relative attività si svolgono a distanza, garantendo comunque la possibilità di svolgere attività in presenza per gli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali.
Chiunque lavori in una struttura sanitaria medici, infermieri, operatori sociosanitari, farmacisti, dipendenti anche amministrativi di Rsa e studi privati dovrà vaccinarsi. Per chi rifiuta è prevista la sospensione dello stipendio per un tempo congruo all’andamento della pandemia.

Il decreto esclude la responsabilità penale del personale medico e sanitario incaricato della somministrazione del vaccino anti SARS-CoV-2, per i delitti di omicidio colposo e di lesioni personali colpose commessi nel periodo emergenziale, allorché le vaccinazioni siano effettuate in conformità alle indicazioni contenute nel provvedimento di autorizzazione all’immissione in commercio e alle circolari pubblicate sul sito istituzionale del Ministero della salute relative;

Dal 3 al 5 aprile, come già noto:
– tutta Italia sarà in zona rossa
– è consentito, una sola volta al giorno, spostarsi in ambito regionale in massimo 2 persone più i minori di 14 anni conviventi per andare a trovare parenti o amici.
– è possibile svolgere attività motoria, ma solo in prossimità della propria abitazione, e attività sportiva all’aperto in forma individuale.

Ma dal presidente Anci Decaro anche considerazioni amareggiate sul modus operandi del governo.  Ha detto Decaro “Per la prima volta i sindaci e i presidenti di Provincia non sono stati consultati né informati sulle misure contenute nel testo”.
“Devo dire che in un momento così delicato per il Paese, tutto ci aspettavamo tranne che una frattura nella collaborazione istituzionale”,
“Non ci sembra proprio un buon inizio nel rapporto con i territori e le comunità locali. Eppure da oltre un anno noi sindaci ci siamo distinti per responsabilità e leale collaborazione istituzionale, mettendo sempre la nostra faccia anche su provvedimenti e scelte non direttamente ascrivibili alle competenze delle amministrazioni locali”.
“Vorrà dire che chiederemo ai ministri di venire a spiegare il provvedimento per strada e nelle piazze dove fino a oggi eravamo noi a fare da bersaglio alle legittime proteste dei cittadini”.

(infografica Anci)