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Scuola: rassegnazione e gratitudine

In foto: dad
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
lun 15 mar 2021 10:41 ~ ultimo agg. 22 mar 15:42
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Pubblichiamo una lettere scritta da Claudia Protti, fondatrice del blog “Parchi per tutti”

Una delle cose della DAD che mi ha fatto più male è stato scoprire che mio figlio è talmente rassegnato alle attuali restrizioni da non aver neppure pensato che aveva diritto a esprimere la sua opinione al riguardo. Scoprire che pensava non fosse giusto lamentarsi con persone esterne alla famiglia o gridare ad alta voce: VOGLIO TORNARE A SCUOLA.

Mi ha fatto male tanto.

E così ho iniziato a insegnargli che non deve gridare all’ingiustizia solo tra le 4 mura di casa perché magari non gli permetto di usare per 6 ore filate Minecraft ma che è giusto e quasi un dovere far sapere al mondo che si sta subendo una grande ingiustizia argomentando per benino (guarda caso a scuola da poco hanno studiato il testo argomentativo).

A mio figlio neppure passava per l’anticamera del cervello di esprimere pubblicamente la sua opinione e quindi ho ritenuto giusto aiutarlo a far arrivare il suo pensiero scritto a un sito che si occupa di notizie del nostro territorio e l’ho invitato a scendere in piazza per una manifestazione pacifica. Insieme abbiamo attaccato il manifesto realizzato insieme al cancello della sua scuola. Abbiamo dovuto parlarne parecchio, lui si vergognava di attaccare al cancello della sua scuola lo striscione con scritto “PER FAVORE FATECI TORNARE A SCUOLA“.

Non è una cosa bella a 13 anni (quasi 14) pensare di dover solo obbedire e non avere neppure diritto di parola ed essere convinti non ci sia alternativa.

Non è una bella cosa vedere un figlio rassegnato, arrendevole, spento.

Alla fine questa imposizione di didattica a distanza è una buona occasione per insegnare ai figli a cercare informazioni in rete sui contagi, spiegare loro i numeri e poi insegnare loro a guardarsi attorno e capire quali attività sono aperte e quali chiuse. Insegnare a crearsi una propria opinione sulla situazione e poi capire se è giusto o no. E se lo si trova ingiusto, si può gridarlo con educazione.

Rassegnazione non è l’unica parola di moda in questo periodo a casa nostra, ce n’è un’altra che probabilmente non ha nulla a che fare con chi si sente spento e avvilito ed è gratitudine.

Gratitudine e riconoscenza che io provo nei confronti di tutti gli insegnanti delle scuole che con tanta fatica e tanto amore cercano di tenere vivi i loro ragazzi.

Diciamo loro grazie, facciamo sentire loro che proviamo riconoscenza per ogni sorriso, ogni parola, ogni mail inviata ad ogni ora del giorno ai nostri figli. Di recente ho partecipato al consiglio di classe, naturalmente in videoconferenza, e ho visto professori sorridenti ma stanchi, carichi nonostante fossero al lavoro da oltre 8 ore e pronti a fare sia complimenti che rimproveri ai ragazzi.

Molti di loro stanno cercando di fare il massimo e, come ho fatto altre volte in passato, ho ritenuto giusto aprire il microfono e ringraziarli per tutto quello che stanno facendo per portare i nostri figli all’esame di terza media, li ho ringraziati perché lottano ogni giorno con chi non consegna i compiti, con chi finge di avere videocamera o microfono che non funzionano e con chi non si presenta alle lezioni. Lo fanno perché ai nostri figli ci tengono e visto che non è facile lavorare in queste condizioni, direi che almeno un grazie se lo meritano.

Claudia Protti

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