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Generazione Covid? L’esperienza di due Get con i ragazzi delle Scuole superiori

di Silvia Sanchini   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
ven 26 mar 2021 16:54 ~ ultimo agg. 16 apr 15:23
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Le ricerche sulle conseguenze della pandemia in particolare sugli adolescenti non sono affatto confortanti. C’è chi parla già di “Generazione Covid” e sono numerosi i segnali d’allarme evidenziati da famiglie, esperti e ragazzi stessi.

La responsabilità degli educatori, in una situazione del genere, si fa ancora più forte.

Ne abbiamo parlato con due esperte, responsabili di due Get (Gruppi educativi territoriali) gestiti dalla cooperativa sociale Il Millepiedi, che si rivolgono proprio alla fascia d’età dei più grandi, i ragazzi delle scuole superiori.

Ci racconta innanzitutto Michela Magnanelli, responsabile del Get superiori di Viserba: Le nostre attività si svolgono negli spazi della parrocchia di San Martino in Riparotta. Nelle prime settimane del lockdown, lo scorso anno a marzo, la chiusura obbligata del Get è stata un’esperienza davvero traumatica. Abbiamo perso di vista tanti ragazzi, che hanno trovato grande difficoltà a collegarsi online, erano travolti e disorientati dalla situazione che stavano vivendo”. Dopo diversi mesi di chiusura finalmente, da settembre fino a qualche settimana fa, il Get ha potuto ricominciare le sue attività in presenza e questa occasione per ritrovarsi è stata molto importante per rinsaldare il nuovo gruppo. Aggiunge l’educatrice: “Questa volta abbiamo cercato di affrontare le nuove restrizioni dovute alla zona rossa in modo diverso, aprendo un dialogo e un confronto aperto con i ragazzi, che negli ultimi mesi avevano ripreso a frequentare con assiduità il Get. Ci stiamo concentrando sul tema dei legami, sull’importanza degli sguardi e delle relazioni, valorizzandone l’importanza anche nell’epoca di distanziamento sociale. Si tratta di un gruppo di ragazzi molto ricco ed etereogeneo che, nonostante le difficoltà, sta cercando di tenere duro”.

Ci spostiamo da Rimini nord verso la zona sud della città con Gaia Brunelli, che è responsabile del Get superiori di Regina Pacis. “In questa zona ci sono purtroppo poche proposte per gli adolescenti”, esordisce la responsabile. “La presenza di un Get per i ragazzi delle superiori è stata una grande innovazione per il territorio. Il nostro è un gruppo molto unito e propositivo, anche durante il primo lockdown siamo sempre rimasti in contatto attraverso le video-chiamate. Ma questa nuova chiusura è stata per tutti un grande dispiacere e ci preoccupa”.

Nonostante le difficoltà, poco prima di dover trasformare il Get “a distanza”, non sono mancate le proposte, tra cui una davvero importante. Gli educatori, volontari del Coordinamento della Protezione civile della provincia di Rimini, hanno proposto ai ragazzi del Get di prendere parte alla “Carovana solidale” organizzata per inviare beni di prima necessità in Bosnia, ai migranti costretti in condizioni di vita drammatiche.

Continua così il racconto di Gaia Brunelli: “I ragazzi si sono ritrovati al container allestito a Santa Giustina e hanno raccolto e catalogato i beni che sono stati poi inviati in Bosnia: cappotti, coperte, sacchi a pelo, materiale per l’igiene personale, mascherine…. Conoscevano molto bene la situazione dei migranti della rotta balcanica e hanno aderito molto volentieri all’iniziativa, coinvolgendo anche le loro famiglie”.

Fare volontariato è stata un’esperienza molto importante per il gruppo, come spiega la responsabile: “Ci siamo sentiti utili. Lo sguardo verso l’altro anche in un momento di grande difficoltà e incertezze aiuta a essere più forti. Questa è la bellezza e la forza degli adolescenti.

I ragazzi sono davvero in difficoltà, sentono che stanno perdendo tanto della loro adolescenza. Per questo lavorare con loro sul tema delle relazioni e della solidarietà è stata una bella provocazione. Vogliamo ringraziare per averci offerto questa possibilità Francesco Massimi, presidente di Explora Campus, e tutti i volontari della protezione civile di Rimini e della Valmarecchia”.

Riguardo questa importante esperienza di socialità, autonomia e educazione Debora Natili, direttrice della Cooperativa Il Millepiedi racconta che in quasi 30 anni di esperienza dei gruppi educativi è la prima volta che si è costretti a chiudere durante l’anno i servizi: “È stato strano e difficile fare i conti con questa emergenza sanitaria, ma da subito ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo cercato un equilibrio, di volta in volta, tra l’importanza del contenimento dell’emergenza sanitaria e l’assoluta necessità di fare qualcosa, per e con i nostri ragazzi. Siamo consapevoli che, oggi più che mai, noi adulti abbiamo la responsabilità di stare vicini a chi ha perso molto in questa situazione e che deve essere accompagnato a comprendere ciò che sta succedendo. Credo sia stato necessario imparare con i nostri adolescenti che si può stare insieme in un modo diverso, che sia in presenza o a distanza, far sentire che i loro punti di riferimento rimangono per un confronto, per un saluto, per regalarci un sorriso”.

E aggiunge: “Ringrazio per questa fiducia e opportunità il Comune di Rimini che ha accettato la nostra riprogettazione dei Get in queste settimane di zona rossa. Per lo stesso motivo ringrazio anche i comuni di Riccione, Santarcangelo e Misano. Questa riorganizzazione è stata possibile, inoltre, grazie a tutti gli educatori che hanno studiato e condiviso tra loro, con passione e professionalità, tante idee su attività da portare avanti anche in questa modalità: tornei di giochi da tavola tra Get diversi, visione e riflessione su film, laboratori creativi, espressivi, di cucina, giri di parola, ecc… Abbiamo sperimentato, tutti insieme, cosa sia la resilienza e trasmesso a noi e ai nostri bambini e ragazzi, fiducia nel futuro”.

Nonostante le chiusure obbligate e le restrizioni, le attività dei due gruppi non intendono fermarsi. I ragazzi, sia del Get di Viserba che di Regina Pacis, stanno lavorando insieme agli educatori alla realizzazione di un video e ipotizzano la creazione anche di un podcast.

Tanti stimoli, pur consapevoli delle incredibili rinunce a cui la loro generazione è sottoposta. Ma l’opportunità di poter contare su un gruppo e su degli educatori vuole essere per loro, nonostante tutto, un segno di speranza e di fiducia che meritano oggi più che mai.

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