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venerdì 26 febbraio 2021
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Il prepartita

Rimini-Real Forte Querceta, Mastronicola: "Ricomincio dalle scuse"

di Roberto Bonfantini   
Tempo di lettura lettura: 7 minuti
ven 19 feb 2021 15:20 ~ ultimo agg. 20 feb 14:36
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Sconfitta a Prato e pareggi in casa di Bagnolese e Mezzolara. Questi gli ultimi tre, deludenti, risultati del Rimini con Alessandro Mastronicola alla guida tecnica. Senza di lui (con Adrian Ricchiuti in panchina e Ivano Bonetti nel ruolo di Direttore Tecnico) le cose non sono certo andate meglio e dopo la vittoria sul Progresso sono arrivati una sconfitta sul campo del Ghivizzano e un pareggio, acciuffato in zona Cesarini, nel derby interno con la Marignanese Cattolica.

Ora Mastronicola si è ripreso il Rimini. La prima gara sarà del suo nuovo corso (il terzo alla guida dei biancorossi) sarà l’anticipo di sabato con il Real Forte Querceta, che diede il primo dispiacere stagionale ai romagnoli (sconfitti 2-1) ma che in classifica segue Scotti e compagni di cinque lunghezze: 18 e 23 punti rispettivamente (con una gara in più da recuperare).

La vigilia di Alessandro Mastronicola.

Si riparte dalle scuse. “Ricominciamo dalle scuse per quello che è successo a Mezzolara perché è un gesto da condannare da parte mia – attacca Mastronicola. Ho creato danni a tutti: alla mia famiglia, a mio figlio, a chi guarda a questo sport come quello che deve essere, un divertimento. Chiedo scusa a tutti incondizionatamente! C’era Gigli in quel momento, se ci fosse stato un altro al suo posto probabilmente sarebbe stato lo stesso. La reazione è stata sbagliata da parte mia, era una situazione che avrei dovuto affrontare in modo diverso. Il problema è che quando si tratta di Rimini succede questo: quando una persona ama alla follia  una cosa cerca di fare sempre quel qualcosa di più e a volte questo qualcosa di più non ti fa ragionare. Questo è quello che è successo. Io chiedo scusa per quello che è successo a prescindere, poi ci sono cose che sono state dette, ma adesso non è più il tempo di pensare al passato perché c’è da rimettere in piedi qualcosa, c’è da raccogliere i cocci rovinosamente caduti. Oggi noi dobbiamo pensare solo a questo e a nient’altro”.

Ritrova una squadra con tanti infortunati. Di chi è la colpa? “Credo non sia colpa di nessuno, credo che nel calcio ci si infortuni e ci siano degli acciacchi che vadano curati. La situazione che trovo è questa qui, credo che le colpe non siano da attribuire a nessuno o a tutti quanti”.

Quando è arrivata la chiamata del presidente Alfredo Rota? “La chiamata di Rota è arrivata alle otto-otto e mezza di martedì sera e ci siamo visti qua (allo stadio, ndr) direttamente. Mi ha chiesto se io ero ancora disponibile e io ho dato la mia disponibilità. Ci siamo visti qui al campo”.

Ha posto delle condizioni per il suo ritorno? “Assolutamente sì, non ci nascondiamo dietro un dito, che sarebbe faticoso. Condizioni particolari no, ma erano talmente chiare e lampanti determinate cose che non si poteva fare altrimenti e non c’è stato neanche bisogno di parlarne da parte di nessuno”.

Coma ha ritrovato lo spogliatoio? “Tutto l’ambiente credo sia sconfitto: nessuno oggi è vincitore di niente. Io, che ho lavorato con questa squadra fino a fine gennaio, chi ha lavorato dopo di me per poco tempo, siamo tutti sconfitti. I ragazzi sono quelli che hanno probabilmente subito più di tutti. L’ambiente l’ho trovato preoccupato e scosso, è un ambiente che bisogna risollevare al più presto, e le gare ufficiali sono quelle che te ne danno l’opportunità”.

La gara con il Real Forte Querceta, viste le premesse, non si presenta affatto facile. “La partita di domani non sarebbe stata facile a prescindere, figuriamoci in questo momento. Sono tutte partite complicate, anche quelle che hai vinto perché questo campionato è complicato a prescindere, per mille motivi: situazione si gioca non si gioca. Noi poi ci abbiamo messo del nostro in più di un’occasione. Noi dobbiamo resettare tutto e cercare il più possibile di lavorare ognuno per se stesso, pensando al proprio compito. Questo potrebbe agevolare le cose a tutti: al giocatore singolo, al reparto, alla squadra, alla città. Questo è quello che dobbiamo fare”.

La lista degli indisponibili è lunga. “Vuthaj è squalificato, Gomis è fermo, Sambou è fermo, Casolla è fermo, Simoncelli è a mezzo servizio”. Assente anche Capicchioni.

Formazione quasi obbligata. “Più facile di così? Si fa di necessità virtù, in questo caso non devi pensare più di tanto. Dormi sereno perché sai che quella è la formazione che devi mandare in campo”.

Con le uscite di Ferrante e Gigli la difesa è un po’ corta? “La difesa è il reparto in cui siamo meno corti. È tornato anche Canalicchio, che ieri e oggi ha lavorato nel gruppo, facendo anche in partitella. Gli manca il ritmo partita ma è recuperato. Il reparto difensivo è abbondantissimo a mio modo di vedere”.

Che valutazioni ha fatto in queste settimane di stacco? “Le analisi me le sono fatte sempre in queste settimane: io credo che questa squadra abbia subito un po’ troppo invece di far subire l’avversario. È una squadra che non dovrebbe occupare questo posto in classifica, l’ho sempre detto. Però dei problemi li abbiamo avuti e quei problemi sono stati più forti dell’organizzazione, del gioco, della tattica, dell’allenamento e quant’altro. Secondo me a questa squadra manca solo di divertirsi, non intendo come se fossimo alla parrocchia ma nel senso di fare una cosa che ti piace fare, e quindi cerchi di fare il massimo in tutti i modi. Credo che la cosa più difficile oggi, parlo per me e per i ragazzi, soprattutto quelli riminesi, sia data dal fatto che chi indossa la maglia della propria città ci tenga in modo particolare, ci tiene talmente tanto che questo lo porta a sobbarcarsi di responsabilità che non dovrebbe avere. E questo lo induce all’errore, ad essere meno lucido. Io credo che ogni ragazzo che viva l’esperienza di indossare la maglia della propria città poi si senta responsabile soprattutto fuori dal campo. Questa è una cosa che a mio avviso andrebbe messa da parte. Onorare la maglia vuol dire dare il massimo, ma il massimo non deve essere sempre dieci, il massimo in un momento può essere anche cinque. Uno deve essere consapevole di avere dato il massimo. Questo è stato troppo per tutti”.

Che cosa le ha chiesto il presidente Rota? “Nulla in particolare, credo che il presidente con le sue parole abbia espressamente chiesto di fare le cose per bene. Anche lui, nonostante sia arrivato nel calcio da pochi mesi, credetemi, ci tiene particolarmente perché si è affezionato in modo incredibile ai ragazzi. E per lui una sconfitta in campo vuol dire una sconfitta dei suoi ragazzi, una sconfitta per lui che è presidente di questa società, vuol dire sobbarcarsi tutte quelle tensioni a cui non è abituato. Ha chiesto tranquillità e, come tutti i presidenti, ha chiesto risultati, che poi alla fine sono quello che conta”.

È il momento più basso della sua militanza in biancorosso, considerando anche gli anni da giocatore? “Il momento peggiore è stato il play off perso con la Sambenedettese. Solo che quello l’ho subito da giocatore e questo lo subisco da allenatore. È un momento buio, brutto questo, ma come abbiamo superato quello, e ti parlo di quasi vent’anni fa, supereremo anche questo”.

La difesa tornerà a tre, dopo la breve parentesi a quattro con la gestione Ricchiuti? “Ognuno il calcio lo vede a modo suo: a mio avviso questa non è una squadra che può giocare a quattro. Era talmente certo anche per i ragazzi che avremmo continuato a giocare in quel modo che non c’è stato neanche bisogno di spiegarlo”.

Non ci sarà più Ferrante, usato spesso come under tra i tre di difesa. “Non che non m’interessi di Ferrante, è che non ce l’ho più. Ma io non mi voglio trascinare addosso questa stagione, che ci ha segnato, mi ha segnato, però magari da queste cose noi prendiamo insegnamento”.

Continuerà la politica intrapresa da Ricchiuti e Bonetti di lanciare i giovani del settore giovanile? “Mengucci, che ho trovato in prima squadra, l’ho tenuto perché non c’era motivo di farlo tornare indietro. I mister della Juniores, Magi e Cinquetti, li conosco talmente bene che basta parlare con loro per sapere e avere notizia di chi può essere più o meno pronto. È un 2003, è il futuro: lavorare con Mengucci fa bene secondo me un po’ a tutti”.

Pensa ancora le cose dette sulla rosa troppo numerosa? “Noi abbiamo fatto una rosa in cui dovendo partire da zero, avevamo bisogno di valutare determinate situazioni, fatte le valutazioni bisognava prendere delle decisioni che non sono state prese. Se l’errore è stato fatto è stato fatto comunque in buonafede. È inutile ormai tornare ad agosto quando siamo quasi a marzo”.

La gara d’andata con il Real Forte Querceta segnò la prima sconfitta in campionato. Cosa le ha insegnato? “Devi vincerla una partita così. Tutte le partite ti insegnano qualcosa. Questa partita non la si prepara come l’avrei preparata un mese fa perché più che guardare il Real Forte Querceta, che è cambiato poco da quando lo abbiamo affrontato all’andata, in questi tre giorni ho preferito lavorare con i ragazzi su di noi, più su di noi che pensando agli avversari”.

Il nuovo accordo con il club prevede solo la chiusura della stagione? “Queste sono valutazioni che spettano alla società. Io devo pensare a questa stagione. Se faccio 15 vittorie di fila probabilmente mi guadagno la riconferma. Non faccio programmi e non ho chiesto niente, non mi interessava chiederlo. Voglio che i ragazzi dimostrino che non sono questi, lo voglio con tutto il cuore. Allo stesso modo anch’io voglio dimostrare che non sono questo. Io questa faccia ho: brutta e antipatica, faccio fatica a cambiarla. Non mi sopporta mia moglie, immagino voi che non mi conoscete o tante persone che non mi conoscono. Mi rendo conto che devo migliorare. Ho cercato di dare un taglio perché in questi venti giorni sono stato a casa con mio figlio e con mia moglie e sono stato sereno, loro mi hanno riportato serenità e io mi sono reso conto che effettivamente questa serenità l’avevo persa per una serie di circostanze, perché io caratterialmente sono così, mi sono sobbarcato il carico di tante cose. Poi non sono stato in grado di tenere tutto sulle spalle e l’ho scaricato su chi mi era vicino, e chi mi era vicino erano i ragazzi. Mi dispiace enormemente per questo. Posso fare emergere quello che sono veramente. I miei amici mi conoscono e fondamentalmente sono cresciuto per strada, ho fatto un’infanzia normale. Come mi ha detto qualcuno: il mio era un registro rigido che andava bene per me, forse solo per me, e non per gli altri. Queste parole mi hanno aperto la mente: tutto quello che ho fatto e tutto quello che farò lo farò per il Rimini, per questa squadra. Questa è la città in cui vivo, dov’è nato mio figlio, la città di mia moglie, faccio fatica a non essere passionale. Faccio fatica a staccarmi da questa cosa. La cosa che vorrei è che i ragazzi riescano a dimostrare qualcosa di più di quanto hanno dimostrato finora. Io sono straconvinto che non sono questi. Farò di tutto per far sì che i ragazzi facciano quello che effettivamente sanno fare”.

Ha trovato quanto accaduto nelle ultime settimane paradossale? “Paradossale no, nel calcio non si finisce mai d’imparare, nel calcio come nella vita. Secondo me c’è sempre qualcosa da imparare”.

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