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La novità del Ministero

Bondoni (responsabile turismo PD): cogliere occasioni dal recovery plan

In foto: Marcella Bondoni
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
lun 15 feb 2021 15:27 ~ ultimo agg. 16 feb 07:21
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Marcella Bondoni, responsabile turismo per il PD provinciale di Rimini, interviene sulla novità di un ministero ad hoc per il turismo dotato di portafoglio, sulla proposta di fondi rotativi per gli alberghi sulle opportunità che per il turimso possono arrivare dal recovery plan.

Fondi rotativi per aiutare gli albergatori proposta dal Presidente di Federalberghi Regionale? Buona idea ma penso ci si possa spingere oltre.
Il nuovo Governo appena formato vede, tra le fila dei ministeri, uno dedicato al turismo e dotato, finalmente, di portafoglio. Non è cosa da poco né tantomeno banale. Il nostro territorio ha sempre spronato Roma ad intraprendere questa strada. Oggi più che mai, in un tempo sospeso dove ancora non ci siamo lasciati alle spalle la Pandemia, è necessario un cambio di passo. Il 2020 ha chiuso con un impietoso dato negativo in termini di presenze e arrivi e il ‘conto invernale’ che ancora deve essere presentato sarà salato.
Non è eccessivo il paragone con l’anno orribile delle mucillagini, 1989, che avevano invaso l’Adriatico mettendo in ginocchio per primo, vista la sua importanza, il turismo romagnolo. Sembrava che tutto fosse azzerato, che non ci fosse futuro.
Eppure ce l’abbiamo fatta. Abbiamo saputo vedere oltre al contingente. Si è cominciato a pensare alla destagionalizzazione, alla riqualificazione delle strutture ricettive, all’idea di una Riviera di Rimini diversa dal modello balneare che fino a quel momento ci aveva guidato plasmando l’immaginario collettivo. Poi è intervenuto il Governo raccogliendo le istanze portate avanti con tenacia dai Sindaci , con la legge Carraro – Vizzini, una boccata di ossigeno, 245 miliardi di lire, in conto capitale e in conto interesse, per riqualificare i servizi e innovare gli alberghi. Dobbiamo riprendere quello spirito e quella marcia.
E oggi, l’unico vaccino, dopo quello sanitario, in grado di fare uscire il settore dall’orlo del baratro, è quello di sfruttare con mirata intelligenza le risorse messe a disposizione dall’Unione Europea.
Abbiamo, infatti, una nuova occasione di rinascita: le risorse del Recovery Plan. L’ultimo Piano di distribuzione, prima della caduta del Governo per intenderci, prevedeva per Turismo e Cultura tre macro aree di intervento, che riguardano principalmente il rilancio degli elementi trainanti, tra siti, città e musei – un progetto specifico riguarda esclusivamente Roma – ma anche lo sviluppo di una “nuova frontiera”, con i piccoli borghi e le aree rurali in prima linea, per promuovere un turismo lento e sostenibile. Totale dei finanziamenti: 8 miliardi di Euro. Di questi, 1,5 miliardi destinati al miglioramento delle infrastrutture di ricettività e dei servizi turistici.
È ovvio che i denari destinati su questo capitolo non possono andare a coprire il mancato reddito di questo terribile anno. Essi sono lo strumento per innovare la nostra offerta in termini di qualità strutturale, ambientale, tecnologica: dagli alberghi agli stabilimenti balneari, dai campeggi alle attività di ristorazione. Il turismo non può rimanere fuori dalle priorità dell’Italia.
Un fondo rotativo, a sostegno degli investimenti delle imprese, come afferma il presidente di Federalberghi Regionale Sandro Giorgetti, è una proposta interessante che va sostenuta. Tuttavia voglio aggiungere un ulteriore elemento di riflessione: perché non utilizzare una parte robusta dei finanziamenti, per lavorare su premialità anche in conto capitale (sulla scia di quello che avvenne nel 1989) rispettando, ovviamente, i parametri europei?
Se si costituiscono reti d’impresa di strutture ricettive (alberghi, stabilimenti balneari, ecc.), se si presentano progetti innovativi che segnano un cambio di passo della nostra offerta, perché non premiarli con tutti gli strumenti, che oggi possono essere messi in campo? Non possiamo rimanere passivi e registrare ad ogni stagione la chiusura di decine alberghi o, ancora peggio, il passaggio di proprietà poco trasparenti.
L’occasione del Recovery Plan è troppo importante per coglierla come ordinaria distribuzione di risorse. Non basta. Può e deve essere la leva per scrivere un’altra pagina della lunga e preziosa storia del turismo romagnolo.
Ora occorre, però, non perdere tempo e rivolgere una particolare attenzione ai progetti specifici, velocizzando il processo prima che lo facciano i nostri competitor internazionali. Forza allora passiamo presto dalla poesia alla prosa!