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La dad non basta

Scuola. Le considerazioni di una mamma: serve il coraggio della politica

di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
gio 14 gen 2021 16:59
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Il dibattito sulle scuole superiori, ancora malinconicamente chiuse in quasi tutta Italia, non si placa. In redazione ci sono arrivate le considerazioni di una mamma, Jessica Valentini.  “Per me – scrive – la scuola è prioritariamente luogo di costruzione della identità di un individuo” “attraverso le relazioni. Relazioni con i coetanei e con adulti terzi rispetto alla famiglia, che non sempre è in grado di offrire opportunità“. Secondo Jessica “questa opportunità, fornita dall’essere parte di una comunità, viene a mancare con la didattica a distanza“. A rischiare di più, spiega, sono “i più fragili, i disabili, i ragazzi privi o con insufficiente supporto parentale, senza integrazione scolastica, che mettono a repentaglio la propria stessa futura integrazione sociale“. Che fare allora? “Comprendo – scrive Jessica – che molti siano preoccupati per il rischio contagio e qualità della vita scolastica dei figli tra mascherine e distanziamento, ma ora serve il coraggio degli Adulti. E il coraggio della Politica.

Jessica è intervenuta anche nella trasmissione Tempo Reale

Le riflessioni di Jessica Valentini

Mia nonna, nata nel 1925, poté andare a scuola solo fino ad 8 anni, poi iniziò a lavorare come domestica e la domestica fece per tutto il resto della sua vita.
Non poté scegliere, a differenza di molti suoi coetanei con famiglie benestanti.

Dico questo perché il diritto all’educazione è stato formalmente riconosciuto per la prima volta solo nel 1948, dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo . Quindi è una conquista molto recente, sono poco più di 70 anni.

La diamo per scontata, ma così non è. Ancora in molti paesi il diritto all’educazione non è garantito.

Partendo dall’assunto che tale diritto non possa essere soppresso in quanto diritto umano fondamentale, mi sono domandata se la didattica a distanza lo garantisca. E mi sono risposta di no, non lo garantisce.
La risposta ovviamente cambia a seconda di cosa si intenda per fare scuola.
Per me la scuola è prioritariamente luogo di costruzione della identità di un individuo.
Come? Attraverso le relazioni. Relazioni con i coetanei e con adulti terzi rispetto alla famiglia, che non sempre è in grado di offrire opportunità. Anzi, in molti casi può costituire un limite difficilissimo da superare.
Lo sviluppo di un individuo passa attraverso la socializzazione, il confronto fra pensieri e stili di vita diversi, la contaminazione e, infine, l’esercizio del diritto di uguaglianza e di pari opportunità.
Così, nelle classi, si impara a sviluppare la capacità di adattamento, a elaborare le frustrazioni, a collaborare con i compagni. Si matura, si cresce. Questa opportunità, fornita dall’essere parte di una comunità, viene a mancare con la didattica a distanza, anche ammesso e non concesso che essa riesca a fornire un’ottima istruzione.
Ma se tutti i ragazzi pagano a caro prezzo il sacrificio del vissuto personale in termini di opportunità. I più fragili, i disabili, i ragazzi privi o con insufficiente supporto parentale, senza integrazione scolastica, mettono a repentaglio la propria stessa futura integrazione sociale.
Lo dicono i dati raccolti sulla dispersione scolastica.

Si pone oggi, quindi, grazie alla pandemia, la necessità e l’opportunità di riconsiderare il valore dell’educazione scolastica.

Comprendo che molti siano preoccupati per il rischio contagio e qualità della vita scolastica dei figli tra mascherine e distanziamento, ma ora serve il coraggio degli Adulti.
E il coraggio della Politica.

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