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Il tema in Consiglio Bologna

Fusione fiere Rimini-Bologna. Allestitori chiedono coinvolgimento

In foto: la fiera di Rimini
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
gio 28 gen 2021 11:57 ~ ultimo agg. 12:02
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La fusione tra le Fiere di Bologna e Rimini “é molto importante e ci crediamo tanto”, ma attenzione a far si’ che gli allestitori non vengano “tagliati fuori” da questo processo di aggregazione. A lanciare l’sos è Federico Sammarchi, componente del Consiglio di presidenza di Asal-Assoallestimenti e direttore generale dello studio Arredart di Bologna.

Il comparto di chi lavora all’allestimento dei padiglioni chiede di essere coinvolto “dal punto di vista tecnico”, afferma Sammarchi partecipando ieri a una commissione del Consiglio comunale di Bologna: questo per evitare di “sentirci tagliati fuori dal futuro delle Fiere di Bologna e Rimini e del comparto che ne sara’ generato”. Timore che nasce dal fatto che “già in passato, prima ancora del Covid- continua Sammarchi– abbiamo visto situazioni complesse che ci hanno visto in difficoltà come professionisti e imprenditori”. L’associazione di categoria, dunque, dà “piena disponibilità” a partecipare a tavoli di confronto con Fiere e Istituzioni “per trovare le giuste modalità di lavoro”. Ma la prospettiva della fusione e’ solo uno degli argomenti segnalati dagli allestitori, che intanto devono fare i conti con la crisi sempre piu’ pesante determinata dallo stop agli eventi causato dalla pandemia. La domanda ormai è “quanti di questi operatori riusciranno a rimanere dopo la pandemia”, avverte il direttore di Cna Bologna, Claudio Pazzaglia: “La resistenza, in base ai nostri osservatori, arriverà a punti di rottura preoccupanti nei prossimi mesi”. Solo sul territorio bolognese si parla di circa 35 aziende specializzate per 400 dipendenti, riferisce Domenico Gagliardi, amministratore unico di Look Allestimenti.

Queste imprese “fanno un fatturato di circa 150 milioni e contribuiscono a dare lavoro a circa 4.500 addetti nei momenti di punta”, aggiunge Gagliardi. A livello regionale, invece, “sono presenti circa 100 imprese e muovono un business enorme”, sottolinea l’imprenditore. “La Fiera di Bologna non esisterebbe senza di noi”, afferma Gagliardi: “Promuoviamo la fusione delle Fiere della regione, e’ una grande opportunità pero’ dobbiamo avere pari opportunita’ in questa situazione”. La fusione porterà alla nascita di un polo fieristico leader in Italia “e questo grazie anche al contributo di tutti gli operatori del settore”, rivendica Monica Gaggi di A&G e componente del gruppo Allestitori si nasce: quindi ora “non vogliamo diventare un costo sociale, vogliamo solo ricominciare a lavorare”. Il settore “ha bisogno di vedere una speranza di lavoro”, aggiunge Paola Martino di Area 7 Design. La fusione “porterà tante cose positive ma non possiamo negare qualche timore”, dichiara la consigliera comunale Isabella Angiuli (Pd), perche’ le aggregazioni favoriscono l’ampliamento delle commesse “e cosa garantisce queste imprese rispetto al fatto che domani potranno essere attori dei nuovi grandi eventi che tutti attendiamo?”. La ripresa del comparto fieristico “sara’ lenta, probabilmente i numeri del 2019 non torneranno prima del 2024- afferma l’assessore al Lavoro, Marco Lombardo- e dobbiamo tenere in considerazione anche questo mondo diretto e indiretto, che non potra’ transitare dall’oggi al domani nella digitalizzazione degli eventi”. La Regione segue il tema “con la massima attenzione”, assicura il dirigente Stefano Mazzetti. “Occorre pensare con grande attenzione ai problemi del settore e il Governo lo sta facendo”, dichiara la sottosegretaria al Lavoro, Francesca Puglisi.

(Agenzia Dire)

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di Andrea Polazzi   
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