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Dopo il nuovo Decreto

Confcommercio: "Un gennaio di soli pranzi vuol dire per tanti non riaprire"

In foto: Gianni Indino
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mar 5 gen 2021 13:10
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Aveva chiesto certezze Confcommercio dopo le misure prese per le festività natalizie, ma le decisioni arrivate col nuovo decreto del Governo per l’associazione del commercio sono ancora una volta all’insegna dell’incertezza. Nella nota del presidente provinciale Gianni Indino si lamenta l’impossibilità di organizzarsi, guardando a scadenze più a lungo termine.

“Un mese di gennaio da trascorrere con la stessa modalità delle feste sarebbe una nuova mazzata sia per il commercio, sia per i pubblici esercizi, ma una mazzata ci sarebbe anche se durante la settimana si restasse in Zona Gialla e in Zona Arancione nei weekend, come già deciso per sabato 9 e domenica 10 gennaio” scrive Indino. E ancora: “Bar e ristoranti vogliono tornare a lavorare, in sicurezza, ma a lavorare. Perché incertezza e sostegni inadeguati li condannano, al pari di quanto accaduto con il comparto dei locali da ballo, la cui riapertura dopo la pandemia è fortemente a rischio. Vogliamo che chiudano per sempre anche bar, pub e ristoranti? La via pare tracciata”.

Confcommercio segnala come i pubblici esercizi si siano adeguati alle disposizioni e ai protocolli, senza che questo, evidentemente, sia servito. Indino, che si dice in imbarazzo a rispondere alle domande degli operatori del settore, spiega come veda ingiustificata la misura di una ulteriore chiusura, a fronte di un numero molto basso di sanzioni elevate a commercianti risultati trasgressori dei protocolli.  “Questi provvedimenti offendono i 300mila pubblici esercizi italiani, chiusi da una politica che ha perso credibilità e capacità di funzionamento, perché evidentemente considerati attività insicure d irresponsabili, nonostante su 8,5 milioni di controlli effettuati sulle attività commerciali da inizio marzo a fine dicembre, ristorazione compresa, solo lo 0,19% ha subito una sanzione, secondo i dati del Ministero degli Interni”.

Infine l’affondo, sul tema ristori: “Se il riferimento deve essere il modello tedesco più volte invocato per giustificare le misure restrittive, i ristori allora ad esso dovrebbero essere ispirati: indennizzo al 75% dei fatturati calcolato sui mesi di novembre e dicembre, riduzione dell’IVA al 5%, tutela degli sfratti, per fare qualche esempio”.