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Erbetta: serve mappatura

Antenne telefonia. Federconsumatori: Comuni mettano mano a regolamenti

In foto: l'antenna non montata a Viserba
di Redazione   
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sab 30 gen 2021 18:17 ~ ultimo agg. 1 feb 14:07
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I nuovi casi di opposizione da parte dei cittadini all’installazione di nuove antenne confermano che il tema degli impianti di telefonia a Rimini è ancora caldo. L’esperto Fausto Bersani, per Federconsumatori Rimini, ricorda come al di là delle leggi che danno allo Stato la competenza su questo tema, per le amministrazioni locali ci sono comunque margini per dotarsi di regolamenti che tutelino il più possibile i cittadini, anche in termini di informazione.

Un intervento su cui si allinea Mario Erbetta di Rinascita Civica, che negli ultimi mesi si è più volte espresso sul tema anche in Consiglio Comunale.


L’intervento di Fausto Bersani (Federconsumatori)

Il “Decreto Semplificazioni” (16 luglio 2020, n. 76) non ha modificato la possibilità da parte dei comuni di redigere regolamenti per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti di telefonia e  minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici con riferimento ai siti sensibili che devono essere individuati in modo specifico (es: ospedali, residenze per anziani, asili e scuole)

Declinando quasi 20 anni di giurisprudenza, è stata esclusa la possibilità di introdurre limitazioni alla localizzazione in aree generalizzate del territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni, infatti bisogna ricordare che in base al Codice delle Comunicazioni (Dlgs 1° agosto 2003, n. 259) tali impianti sono  equiparati ad opere di urbanizzazione primaria. 

La crescita del fondo elettromagnetico ambientale degli ultimi anni è un dato di fatto che inevitabilmente si aggraverà nel tempo: gli impianti per il 2-3-4G si sommeranno  ad una estesa implementazione del 5G. Le indicazioni di Vittorio Colao per aumentare  i livelli minimi di esposizione, inoltrate al governo nel giugno scorso, sono state disattese, ma possiamo immaginare che la contesa è solo rinviata.

Numerose sono le pubblicazioni scientifiche sulle possibili conseguenze sanitarie, ed anche lo stesso Istituto Superiore di Sanità, notoriamente configurato in questo caso per una comunicazione più rassicurante, con l’introduzione della tecnologia di quinta generazione manifestano qualche  dubbio: nel rapporto ISTISAN 19/11 si legge che “L’introduzione della tecnologia 5G potrà portare a scenari di esposizione molto complessi, con livelli di campo elettromagnetico fortemente variabili nel tempo, nello spazio e nell’uso delle risorse delle bande di frequenzaoccorrerà pertanto considerare non solo i valori medi di campo elettromagnetico, ma anche i valori massimi raggiunti per brevi periodi di esposizione”.

Gli standard internazionali considerano la sola possibilità di effetti termici (riscaldamento dei tessuti) non prendendo in considerazioni pubblicazioni scientifiche che documentano effetti negativi anche per esposizioni minori o uguali ai parametri vigenti.

Per tali ragioni occorre approfondire e non ignorare gli studi esistenti. Negli anni si è assistito ad una progressiva erosione del Principio di Precauzione il che significa riproporre vecchi errori e vecchi scenari che, in passato, ci hanno portato ad intervenire contro agenti inquinanti solo dopo decenni con gravi conseguenze sull’ambiente e la salute. Pertanto è necessaria la massima attenzione sulle proposte di innalzamento delle esposizioni. 

Nel frattempo le amministrazioni comunali, a partire da quelle della nostra provincia, è bene che sappiano che hanno conservato alcuni precisi strumenti di tutela se adeguatamente aggiornati e  che non possono nascondersi dietro a presunte motivazioni di impossibilità applicative dei regolamenti, alcuni strumenti sono sempre esistiti e continuano ad esistere.  Vanno assolutamente evitati modelli di regolamenti comunali  stile copia – incolla perché ogni  realtà territoriale ha caratteristiche precise e pertanto serve un’istruttoria tecnico – scientifica che indichi in modo specifico come tutelare i siti sensibili di un determinato comune colmando anche vuoti normativi prodotti da autocertificazioni, totalmente in mano ai gestori, in grado di aggirare in alcuni casi anche i pareri delle agenzie ambientali. 

In questo quadro è fondamentale il potenziamento dei controlli strumentali utilizzando, possibilmente, centraline per il monitoraggio in continuo di proprietà comunali che possono essere lasciate per più giorni non solo in corrispondenza dei siti sensibili, ma anche di quelli più critici a livello espositivo.

I cittadini devono essere preventivamente informarti e informarsi attentamente su tutta la normativa vigente, sulle azioni da mettere in campo ed anche sul corretto uso dei dispositivi elettronici personali e capire che non è possibile impedire in modo generalizzato lo sviluppo di tecnologie che loro stessi richiedono ed usano e per le quali i gestori hanno acquisito dei diritti, ma possono pretendere di vedere applicati tutti i criteri di cautela disponibili e non solo quelli obbligatori, condizione questa non sempre scontata.  Ad ogni nuova antenna nascono comitati di cittadini: onde evitare speculazioni politiche, (le antenne ci sono e ne vengono installate di  nuove in tutti i comuni della  provincia ), se si  vuole che la tecnologia abbia il minor impatto possibile sui cittadini, specie su quelli più fragili, le Amministrazioni comunali devono redigere regolamenti consoni, aggiornare e rendere fedeli le mappature urbanistiche in relazione ai luoghi sensibili.

Il commento di Mario Erbetta:

ha ragione l’ing. Bersani: serve un regolamento per la evitare la prolificazione delle antenne telefoniche. E’ una mia vecchia battaglia e ogni giorno sempre più attuale. L’amministrazione comunale dietro le ragioni preminenti dell’importanza nazionale delle telecomunicazioni autorizza di tutto e di più alle aziende telefoniche. La scusa principale e che gli enti preposti Arpae e Ausl Romagna se danno l’autorizzazione il Comune, se non ci sono vincoli particolare sulla zona scelta, deve dare l’autorizzazione. Questa impostazione è parzialmente vera, perché si il Comune deve dare l’autorizzazione in questi casi ma può , anzi deve, fare una mappatura delle antenne esistenti e prevedere tramite un piano i luoghi dove poterne installarne altre.

Nel mio programma elettorale ho inserito proprio la necessità urgente di un regolamento che partendo da un censimento delle antenne preveda le zone dove eventualmente fare nuove installazioni, lontane da centri abitati e in particolare da luoghi sensibili. Non e’ possibile autorizzare antenne all’Ina casa, come a Miramare nelle vicinanze di scuole e luoghi sensibili. Abbiamo dimostrato grazie ai battaglieri abitanti di Viserba che e’ possibile trovare posti alternativi e ancora di più se li prevediamo prima non lasciando spazio eccessivo alle aziende telefoniche e a privati senza scrupoli. Questa è la strada che seguirò se diventerò Sindaco.

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