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la sentenza

Rubarono 8 tv da un albergo, dopo sei anni di processo assolti per un cavillo

In foto: repertorio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
gio 17 dic 2020 15:04 ~ ultimo agg. 18 dic 11:37
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Li ha salvati un cavillo giudiziario e la bravura dei loro avvocati. Due ladri pugliesi di 46 e 68 anni, che nel dicembre del 2014 rubarono otto televisori dall’hotel Fiera, a Rimini, sono stati “assolti” questa mattina per mancanza di una condizione di procedibilità sollevata dai loro difensori, l’avvocato Alessandro Pierotti per il più giovane degli imputati, e gli avvocati Piero Ippoliti e Marianna Mordini per l’anziano complice.

Sei anni fa i due pugliesi si introdussero nell’hotel Fiera, che era abbandonato e in mano alla curatrice fallimentare, e portarono via otto tv. Che pochi giorni dopo cercarono di rivendere a prezzi stracciati, offrendoli a diversi albergatori della zona. Durante il giro “porta a porta”, però, i ladri furono fermati dai carabinieri in viale Oliveti, a Miramare. I militari notarono due uomini che si aggiravano per strada con dei borsoni contenenti televisori e, dopo averli bloccati, li arrestarono.

Messi alle strette i ladri confessarono di averli rubati. Fu contestato loro il furto in abitazione, che ricomprende anche quello in hotel o in ufficio e che punisce chi si introduce “in un edificio o in altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora”. Un reato, questo (art.624 bis del codice penale), procedibile d’ufficio, che quindi non necessitò della querela. E qui entrano in scena gli avvocati degli imputati. Nonostante vari rinvii e cambi di giudice, hanno dimostrato che essendo l’hotel Fiera abbandonato e disabitato non poteva essere equiparato a “privata dimora”. Da qui la derubricazione del reato dal furto in abitazione a furto semplice (art. 624 c.p.), procedibile però solo sporgendo querela. Cosa che la curatrice fallimentare dell’hotel all’epoca non fece.

Ecco perché questa mattina il giudice monocratico del Tribunale di Rimini si è visto “costretto” a sentenziare il non doversi procedere, “assolvendo” i due ladri per mancanza di una condizione di procedibilità.