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"Regole soffocanti"

Nuovo regolamento europeo per le banche. Confcommercio: rischio default per molti

In foto: Indino e Castiglioni
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mer 30 dic 2020 22:20 ~ ultimo agg. 22:22
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Dal 1° gennaio 2021 entrano in vigore le disposizioni europee che definiscono il nuovo quadro regolamentare per le banche, con particolare riferimento alla nuova definizione di default. Le norme, definite dall’Autorità Bancaria Europea (EBA) e dalla Commissione Europea con il Regolamento delegato (UE) n. 171 del 19 ottobre 2017, allargano le maglie per essere classificati in default, stringendo di fatto quelle del credito.
In sintesi – ricorda Confcommercio Rimini – il regolamento prevede la classificazione in default, da parte della banca, dell’impresa che, per oltre 90 giorni consecutivi, è in arretrato di pagamento “rilevante” sulle scadenze previste nel contratto di finanziamento. Le nuove regole europee individuano la soglia che identifica un arretrato “rilevante” – ed oltre la quale l’impresa debba essere classificata in default – fissandola ad un ammontare superiore a 500 euro (relativo a uno o più finanziamenti) che rappresenti più dell’1% del totale delle esposizioni dell’impresa verso la banca. Le persone fisiche e le piccole e medie imprese con esposizioni nei confronti della stessa banca di ammontare complessivamente inferiori a 1 milione di euro, l’importo dei 500 euro è ridotto a 100 euro.

Mentre le imprese italiane fanno i conti con la pandemia in atto cercando di sopravvivere alla crisi prepotente – spiega il direttore di Confcommercio della provincia di Rimini, Andrea Castiglioninell’anno del tanto auspicato rilancio, non ci sembra il miglior viatico mandare in default un numero considerevole di imprese. Sono arrivate rassicurazioni – sulla carta – da parte della Banca di Italia a scongiurare l’automatismo tra classificazione in default e la comunicazione di sofferenza alla Centrale rischi, ma rimane il fatto che il nuovo regolamento può minare alle fondamenta il rapporto tra imprese e istituti di credito con regole così stringenti da divenire soffocanti. Cresce dunque la preoccupazione sul futuro, già enorme, che getta ulteriormente nello sconforto il tessuto imprenditoriale, ormai sfiancato da una crisi economica senza precedenti. L’attivazione di queste nuove soglie è un colpo al cuore per il nostro sistema produttivo. Invece di valorizzare le eccellenze italiane e il nostro particolare tessuto imprenditoriale costituito principalmente da micro, piccole e medie imprese, si stritola l’economia italiana in ingranaggi europei lontani dal contesto reale, come già accaduto, un esempio fra tutti, con la Direttiva Bolkestein”.

Purtroppo l’Europa si dimostra ancora una volta lontana, incapace di comprendere il modo particolare dell’Italia di creare valore e occupazione, svilendo ogni sforzo – dichiara il presidente di Confcommercio della provincia di Rimini, Gianni IndinoMai come in questo momento il credito assume un ruolo cruciale per assicurare la necessaria liquidità alle imprese, private di buona parte delle loro entrate, e dovrebbe sostenerle nel prossimo futuro nel percorso di ripristino dei loro business. Qui invece si sta sconfinando nella follia. Fin dal momento dell’approvazione di questa disposizione, Confcommercio si è attivata a livello nazionale ed europeo per creare i presupposti di uno slittamento dell’entrata in vigore, richiesto formalmente al 31/12/2022. Nei giorni scorsi abbiamo inviato alle più importanti autorità europee una lettera congiunta a firma delle associazioni datoriali e di ABI (Associazione Bancaria Italiana) in cui esprimiamo la forte convinzione che l’attuale contesto economico imponga di riconsiderare i tempi degli interventi pensati e definiti pre-crisi. Se così non sarà, si rischia seriamente di interrompere sul nascere il già faticoso percorso di ripristino della normalità economica e sociale. E’ necessario procedere immediatamente ad alcune modifiche per evitare che situazioni di temporanea difficoltà delle imprese si trasformino in crisi irreversibili. Se questi appelli non verranno ascoltati, ci aspettiamo dalla primavera la classificazione a default di un numero ingentissimo di imprese”.

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