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Preoccupazione per ospedali

Covid, ricoveri stabili in Regione. Gimbe: unico risultato è calo Rt

In foto: repertorio
di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
gio 3 dic 2020 14:08 ~ ultimo agg. 14:09
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La percentuale di occupazione dei posti letto in terapia intensiva occupati da pazienti Covid in Emilia Romagna è scesa dal 34% del 24 novembre al 33% del primo dicembre (in Italia la media è il 41%). Mentre l’occupazione in area medica è rimasta stabile al 49% contro il 48% di media in Italia. Sono alcuni dei dati che emergono dal monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe.

La Fondazione propone poi una indagine sull’impatto delle misure varate dal Governo il 3 novembre scorso. L’Emilia Romagna ha vissuto nove giorni in “giallo” e 14 in “arancione”. L’rt è passato dall’1,52 della settimana tra il 26 ottobre e il primo novembre all’1,06 di quella tra il 16 e il 22 novembre (-0,46%). Nel periodo 6-28 novembre si è registrata in Regione una variazione di nuovi casi del +102% rispetto al periodo 14 ottobre-6 novembre (la media italiana è +61%). Nello stesso periodo la variazione di ricoverato con sintomi è stata di 1.085 in più e quella dei ricoveri in terapia intensiva di 68.

La nostra analisi – spiega Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione GIMBE – conferma che, Rt a parte, non si intravedono risultati tangibili a 3 settimane dall’introduzione delle misure. Inoltre, suggerisce che sbiadire troppo presto il colore delle Regioni rischia di determinare una risalita prima dell’indice Rt, poi della curva epidemica e quindi dei tassi di ospedalizzazione. In altre parole, con la circolazione del virus ancora troppo elevata per riprendere un efficace contact tracing e con la pressione sugli ospedali molto alta, i primi timidi segnali di miglioramento rischiano di essere vanificati dall’allentamento delle misure”.
L’entità del miglioramento di alcuni parametri – aggiunge il presidente della Fondazione Nino Cartabellotta è peraltro sovrastimata sia da ritardi di notifica e completezza dei dati comunicati dalle Regioni, sia da alcuni fattori di non sempre chiara interpretazione. Diminuzione dei casi testati e limitata esecuzione del tampone nei contatti di positivi, con conseguente riduzione dell’incidenza di nuovi casi; ritardo di comunicazione delle date di diagnosi, prelievo e inizio sintomi, che abbassano il valore dell’indice Rt; conversione di posti letto di area medica destinati a pazienti affetti da altre patologie, con conseguente riduzione del tasso di occupazione ospedaliera”.
A poche ore dalla firma del nuovo DPCM – conclude Cartabellotta – che dovrebbe guidare i nostri comportamenti sino alla fine delle festività natalizie, la Fondazione GIMBE chiede al Governo di mantenere la linea del rigore, al fine di evitare una nuova inversione della curva del contagio ed aumentare la pressione, già intensa, sugli ospedali dove i professionisti sanitari sono al limite dello stremo. Chiediamo inoltre di rivedere le tempistiche per ridurre l’intensità del colore delle Regioni: i dati confermano infatti che due settimane di “osservazione” sono insufficienti per valutare un miglioramento tangibile sulla curva dei contagi e, soprattutto, sui tassi di ospedalizzazione. In tal senso, l’ipotesi di un “Italia tutta gialla” in tempi brevi è più un desiderata della politica che una strategia di controllo dell’epidemia.

In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, in Italia si registrano le seguenti variazioni:
• Decessi: 5.055 (+9,9%)
• Terapia intensiva: -153 (-4%)
• Ricoverati con sintomi: -1.766 (-5,1%)
• Nuovi casi: 165.879 (+11,4%)
• Casi attualmente positivi: -18.441 (-2,3%)
• Casi testati -105.971 (-13,6%)
• Tamponi totali: -85.654 (-5,8%)

 

 
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